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Intervento "Eccezionale" della FEd


Intervento 'Eccezionale' della FEd
21/03/2009, 08:03

 Le Fed spinge il piede sull’‘acceleratore’ decidendo un forte incremento della base monetaria, attraverso importanti operazioni di “mercato aperto”. La banca centrale americana, avendo esaurito i possibili interventi sul Fed Funds rate (tale tasso interbancario indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie che avvengono in dollari tra le principali banche americane) – lasciato in un range compreso tra lo 0.00% e lo 0.25% -, ha deciso (così come già fatto dalla Banca d’Inghilterra) di intervenire massicciamente acquistando:


- 750 miliardi di dollari di MBS (Mortgage Backed Securities - titoli obbligazionari garantiti dai mutui ipotecari);

- 300 miliardi di dollari di Treasury (titoli di Stato) a lungo termine nei prossimi 3-6 mesi.


Previsto, inoltre, un ampliamento del Talf (Term Asset-Backed Securities Loan Facility); questo programma agirà attraverso il finanziamento del mercato delle cartolarizzazioni (Abs). La Fed effettuerà prestiti ai possessori di Abs con rating AAA derivanti da cartolarizzazioni di prestiti per l'acquisto di auto, di carte di credito, di prestiti agli studenti, e da prestiti a piccole imprese. L’autorità monetaria e l'Amministrazione Obama sperano di ottennere, per questa via, sottoscrizioni per un trilione di dollari.


 

Si tratta di un’operazione che molti osservatori hanno definito “da economia di guerra”. Tuttavia, il ‘peso’ di questo intervento straordinario è proporzionale alla situazione economica descritta dal documento ufficiale del Federal Open Market Committee:


«La perdita di posti di lavoro, il calo dell’azionario e dell’immobiliare, e le cattive condizioni del credito hanno pesato sul sentiment dei consumatori e sulla spesa. Le deboli prospettive sulle vendite e le difficoltà nell’ottenimento dei prestiti hanno costretto le aziende a ridurre le scorte e gli investimenti. Le esportazioni americane sono crollate poiché numerosi partners commerciali sono caduti in recessione. […]. In tali circostanze, la Federal Reserve impiegherà tutti gli strumenti disponibili per promuovere il recupero economico e mantenere la stabilità dei prezzi».


 

L’acquisto di Treasury è una mossa che non si verificava dagli anni ’60 - quando l’amministrazione Kennedy pose in essere la cosiddetta “Operation Twist” – ed ha l’obiettivo di sostenere l’economia reale attraverso un abbassamento dei rendimenti dei tassi su mutui e obbligazioni societarie (che sono legati a quelli dei Treasuries). Inoltre, con questo annuncio si garantiscono tassi bassi, non solo nel breve-medio periodo, ma anche nel lungo periodo.


 

Una conseguenza importante di questo intervento straordinario della FED sarà, sul piano della politica economica, un ‘alleggerimento’ del ‘costo’ dell’intervento pubblico grazie alla citata riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato. Non si tratta, ovviamente, della ‘cattiva’, oramai abbandonata, prassi della “monetizzazione” del debito, ma costituisce, in ogni modo, un sostegno importante all’intervento pubblico straordinario in funzione anti-ciclica. Certamente, poi, non sfugge all’autorità monetaria statunitense quello che è più di un rischio, ossia il pericolo inflativo; infatti si afferma di aver già individuato e pianificato una exit way dalla situazione economica conseguente alla politica quantitativa di incremento della base monetaria. Insomma, la priorità è portare fuori l’economia dalla ‘terapia intensiva’ e, poi, alle altre ‘cure’ si provvederà, successivamente.


 

Altri importanti effetti, determinati dalla nuova ‘rotta’, sono sul piano valutario: infatti, l’acquisto di titoli di Stato è stata equiparata a un’immissione di liquidità ed ha, pertanto, indebolito il dollaro. Il risultato è quello, sostanzialmente, di una “svalutazione competitiva” che avvantaggerà gli Stati Uniti rispetto ai suoi partners commerciali, contribuendo, peraltro, a ridurre l’enorme deficit commerciale. Tuttavia, tutti i Paesi sono consapevoli che per riattivare l’economia è imprescindibile la ripartenza della locomotiva americana.


 

Questi provvedimenti – si spera – produrranno effetti importanti in attesa di risposte strutturali che dovranno agire su più piani:


- una nuova regolamentazione dei mercati, al fine di garantire una maggiore trasparenza;
- un maggiore controllo sul sistema bancario, soprattutto agendo sul coefficiente di riserva obbligatoria e prevedendo, ad esempio, che in periodi di espansione del ciclo economico aumenti anche l’accumulazione, seguendo così il modello spagnolo;

- la riduzione degli “squilibri globali”(global inbalances) commerciali e finanziari;

- last but not the least una più equa distribuzione del reddito che avvantaggi salari e stipendi e che, per questa via, costituisca un sostegno duraturo alla domanda aggregata che, in conclusione, non dovrà più essere ‘trainata’ dall’eccessivo indebitamento privato.

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di Raffaele Pirozzi
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