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Il rapporto 2012

Istat: italiani precari, disoccupati e indebitati

Salari fermi da 20 anni, allarme povertà al Sud

Istat: italiani precari, disoccupati e indebitati
22/05/2012, 13:05

Precari al top dal 1993. Questo il primo dato che balza all’occhio nel rapporto Istat 2012. "Dal 1993 al 2011 gli occupati dipendenti a termine - sottolinea l'Istat - sono cresciuti del 48,4 per cento (+751 mila unità) a fronte del +13,8 per cento registrato per l'occupazione dipendente complessiva. Nel 2011 l'incidenza del lavoro temporaneo sul complesso del lavoro subordinato è pari al 13,4 per cento, il valore più elevato dal 1993; supera il 35 per cento (quasi il doppio del 1993) fra i 18-29enni".
Scende anche l’occupazione a tempo pieno e indeterminato (-105 mila unita' pari a -0,6 per cento) mentre cresce in maniera abbastanza sostenuta il part time e il tempo determinato (+63 mila, pari al 2,3 per cento in piu')".
 Si lavora poco e male: sono aumentati i contratti a tempo determinato e di collaborazione (+5,3 per cento pari a 136 mila unità), e il numero di contratti di breve durata: quelli fino a sei mesi sono cresciuti dell'8,8 per cento (+83 mila unità), mentre è diminuito quello dei contratti con durata superiore all'anno (-32 mila unità)".
SALARI FERMI DA 20 ANNI – Notizia non nuova, ma comunque fa effetto vederla ‘misurata’ in maniera scientifica: negli ultimi due decenni, evidenzia il rapporto, "la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta a ritmi più sostenuti del loro reddito disponibile, determinando una progressiva riduzione della capacità di risparmio.
Salari fermi e consumi superiori alla capacità d’acquisto significa che, in buona parte, l’italiano medio si indebita per far fronte alle esigenze quotidiane. 
POVERTA', BOOM AL SUD - ''Negli ultimi 15 anni - si legge nel rapporto Istat - la povertà relativa ha registrato una sostanziale stabilità. La percentuale di famiglie che si trovano al di sotto della soglia minima di spesa per consumi si è mantenuta intorno al 10-11 per cento. Resta ampio il divario territoriale: al Nord l'incidenza della povertà è al 4,9%, sale al 23% al Sud".
ALLARME NEET, SOPRATTUTTO AL SUD – La lente del rapporto Istat individua che in Italia più di un giovane su 5 dai 15 ai 29 anni che non studia né lavora. I cosiddetti “Neet” sono 2,1 milioni (22,1 per cento). Ma la quota più alta è al Mezzogiorno, 31,9 per cento, un valore quasi doppio di quello del Centro-nord, con punte massime in Sicilia (35,7 per cento) e in Campania (35,2%).
‘BAMBOCCIONI’ PER FORZA – Il quadro (nero) dell’Istat fotografa anche figli sempre più istruiti ma ancora fortemente influenzati dalla classe sociale di provenienza. E faticano a uscire di casa: in quattro casi su dieci, nella fascia compresa tra i 25 e i 34 anni, i giovani vivono ancora con i genitori. Di questi, il 45%, praticamente la metà, dichiara di restare in famiglia perché non ha un lavoro oppure, se ce l'ha, non gli permette di mantenersi.
QUASI 2 MILIONI DI SCORAGGIATI: NON LAVORANO E NON CERCANO PIU’ - Sono più di un milione e 800.000, in Italia, gli "scoraggiati" ossia coloro che pur non avendo un lavoro non lo cercano perché pensano di non trovarlo. Una cifra che delinea precisamente i contorni del disagio e del malessere sociale nel Paese.
 

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di Gaia Bozza
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