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Istat: Le statistiche ed i drammi quotidiani. La situazione del Mezzogiorno e della Campania


Istat: Le statistiche  ed i drammi quotidiani. La situazione del Mezzogiorno e della Campania
30/12/2008, 08:12

 

ISTAT (LAVORO): LA STATISTICA E I DRAMMI QUOTIDIANI.

LA SITUAZIONE DIFFICILE DEL MEZZOGIORNO E LA CAMPANIA.


 


 

di Renato Fioretti


 

Coordinatore del Dipartimento Politiche Attive del Lavoro della Cgil Campania


 


 

Nell’affrontare il consueto commento alla rilevazione Istat sulle forze di lavoro, relativamente al terzo trimestre 2008, si rende necessaria una premessa.

Essa è rappresentata dall’esigenza di evidenziare che, purtroppo, nel breve intervallo intercorso tra la fine del periodo di rilevazione in esame - dal 30 giugno al 28 settembre - e la data di pubblicazione dell’indagine (18 dicembre), la cruenta fase recessiva che l’economia mondiale (e nazionale) sta attraversando ha prodotto l’espulsione, dal contesto produttivo del nostro paese, di centinaia di migliaia di lavoratori.

E’ di questi giorni la notizia che la sola Fiat ha posto in cassa integrazione circa 50 mila dipendenti. Inoltre, le stime più attendibili valutano che il provvedimento ha prodotto, tra lavoratori “diretti” e “indotto”, la sospensione di oltre 200 mila soggetti!

Se a questo (parziale) dato, si aggiunge che Confindustria stima in oltre 600 mila il numero dei lavoratori che, nel corso del 2009, perderanno il posto di lavoro, la (già insoddisfacente) situazione rilevata alla fine del terzo trimestre appare, in proiezione futura, molto preoccupante.

In questo senso, è interessante il confronto con la precedente rilevazione trimestrale.


 

Tab. 1 - Principali indicatori del mercato del lavoro: Maschi e Femmine

(Italia)

Trimestri di

riferimento

Occupati

Dip. e Indip.

Tasso di

Occupaz.

Tasso di

Disoccupaz.

Tasso di

Attività

In cerca di

Occupaz.

2° trim. 2008

23.581

59,2

6,7

63,5

1.704

3° trim. 2008

23.518

59,0

6,1

62,8

1.527

SALDI

- 63

- 0,2

- 0,6

- 0,7

- 177

(valori in migliaia di unità e percentuali)


 

La variazione congiunturale del numero degli occupati ha carattere negativo e rappresenta, in effetti, una netta inversione di tendenza rispetto al recente passato.

Sebbene la variazione su base annua presenti segno positivo (+ 101 mila), è opportuno evidenziare che essa consegue all’incremento della popolazione straniera registrata in anagrafe.

Il tasso di occupazione diminuisce di due decimi di punto ed è inferiore dello 0,1 per cento rispetto a quello registrato un anno fa.

Quello di disoccupazione cala rispetto al trimestre precedente, ma rappresenta la conseguenza della consistente contrazione del numero dei soggetti che rinunciano all’attesa di un lavoro e rientrano tra gli inattivi. La sua variazione tendenziale (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) presenta un saldo negativo (- 0,5%).

Il tasso di attività, che cala di sette decimi di punto, è - sostanzialmente - pari a quello rilevato nel terzo trimestre 2007 (62,7%).

Relativamente al numero delle persone in cerca di occupazione, si assiste, quindi, a un consistente aumento dei soggetti (sfiduciati) che rinunciano a una “ricerca attiva” di lavoro; in sostanza, continua quella “inversione di tendenza” già evidenziata dalla precedente indagine trimestrale.

Alcuni dati molto interessanti sono rappresentati: a) dal consistente calo dell’occupazione indipendente (- 217 mila in un solo trimestre e ben 223 mila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), a conferma che tra questi sono compresi milioni di lavoratori pseudo - autonomi che sono i primi ad avvertire le nefaste conseguenze della crisi economica e finanziaria; b) dal considerevole calo degli occupati a termine (- 37 mila, rispetto alla precedente rilevazione) - in particolare tra quelli a tempo parziale - rispetto ai quali si conferma tutto quanto (di negativo) già detto rispetto al dramma della precarietà aggravato dallo stato di crisi in atto; c) dalla consistente riduzione del numero di ore settimanali (tra le 31 e le 40) effettivamente lavorate - rispetto al secondo trimestre 2008 - nei singoli settori di attività economica; si va dal meno 14 per cento dell’industria in senso stretto, al meno 7,1 per cento dei servizi!

Naturalmente, la situazione del Mezzogiorno si presta ad analoghe considerazioni e, considerato il contesto produttivo esistente in sede locale, alle più pessimistiche previsioni.


 

Tab. 2 - Principali indicatori del mercato del lavoro: Maschi e Femmine

(Mezzogiorno)

Trimestri di

riferimento

Occupati

Dip. e Indip.

Tasso di

Occupaz.

Tasso di

Disoccupaz.

Tasso di

Attività

In cerca di

Occupaz.

2° trim. 2008

6.611

47,0

11,8

53,4

888

3° trim. 2008

6.531

46,4

11,1

52,3

812

SALDI

- 80

- 0,6

- 0,7

- 1,1

- 76

(valori in migliaia di unità e percentuali)


 

Nel mezzogiorno il segno negativo del numero degli occupati è in linea con quello rilevato nel resto del paese. Preoccupa, in modo particolare, il calo del tasso di occupazione; tanto la variazione congiunturale, quanto quella tendenziale (in entrambi i casi, un meno 0,4 per cento).

Il segno positivo del tasso di disoccupazione, rispetto al precedente trimestre, è, viceversa, solo un “effetto ottico”; ancora una volta, esso diminuisce solo in conseguenza della notevole riduzione di coloro i quali sono alla ricerca di un’occupazione. Lo stesso, rispetto all’anno scorso, presenta un aumento pari allo 0,8 per cento!

Lo conferma la riduzione del tasso di attività che, addirittura, presenta valori inferiori rispetto a quelli registrati nel terzo trimestre 2007 (- 0,2 per cento) e nel secondo 2008.

In questo quadro, lo stato complessivo della Campania può definirsi “apparentemente” positivo ma “sostanzialmente” negativo!


 

Tab. 3 - Principali indicatori del mercato del lavoro: Maschi e femmine

(Campania)

Trimestri di

riferimento

Occupati

Dip. e Indip.

Tasso di

Occupaz.

Tasso di

Disoccupaz.

Tasso di

Attività

In cerca di

Occupaz.

2° trim. 2008

1.711

43,2

13,4

50,0

265

3° trim. 2008

1.711

43,3

10,9

48,6

209

SALDI

//

+ 0,1

2,5

- 1,4

- 56

(valori in migliaia di unità e percentuali)


 

Infatti, se al numero degli occupati - rimasto uguale a quello della precedente rilevazione, ma calato di ben 49 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2007 - si aggiunge il consistente calo dei soggetti in cerca di occupazione e si valuta nella giusta misura la diminuzione del tasso di attività, ci si rende conto che i segnali positivi congiunturali, rappresentati dall’aumento del tasso di occupazione e dalla riduzione del tasso di disoccupazione, sono solo apparentemente positivi.

Si tratta, in effetti, del classico caso in cui la disoccupazione cala non in ragione dell’avviamento al lavoro di un certo numero di soggetti (ex disoccupati), ma solo in virtù del fatto che un consistente numero di persone ha deciso di abbandonare la ricerca attiva di un lavoro e non viene più “rilevato” dall’indagine Istat tra i soggetti in cerca di occupazione!

Nel confrontare le variazioni tendenziali (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) che hanno interessato la nostra realtà territoriale: a) calo dell’1,2 per cento del tasso di occupazione, b) aumento del tasso di disoccupazione pari allo 0,5 per cento, c) riduzione del tasso di attività dell’1,3 per cento, appare chiaro che siamo alla presenza di una gravissima fase recessiva che, nella nostra regione, determinerà - secondo le previsioni dei più esperti economisti - una vera e propria “emergenza occupazionale”!

P. S. In questo (preoccupante) quadro, l’unico vantaggio per i lavoratori è di assistere gratuitamente agli spettacoli teatrali! Infatti, nell’attuale legislatura il c.d. “teatrino della politica” presenta un “cartellone” particolarmente ricco.

La commedia del ridicolo, rappresentata dall’uomo più ricco d’Italia che, dall’alto del suo ruolo istituzionale, mentre rivolge a Confindustria l’invito a evitare di illustrare al paese le reali conseguenze (sull’occupazione) dell’attuale fase recessiva, sollecita gli italiani a “spendere” e “consumare”; proprio quello che, in realtà, troppi di loro non sono in condizione di permettersi.

La farsa, interpretata dal Ministro del Lavoro che, mentre persevera nella difesa del (suo) provvedimento che proroga a tutto il 2009 la detassazione delle ore di lavoro straordinario lancia - contemporaneamente - il “Piano salva-posti”, attraverso una settimana di quattro giorni lavorativi (per i dipendenti a tempo pieno), più due giorni di cassa integrazione.

Il dramma - nell’uso più comune del termine - del quale è protagonista il Ministro della funzione Pubblica che, contemporaneamente alla “messa al bando dei fannulloni” e alla “crociata” nei confronti dei c.d. “assenteisti”, dichiara di condividere l’ipotesi del collega Sacconi - relativamente all’innalzamento (per tutti) dell’età pensionabile - e, frattanto, propone agli stessi dipendenti del suo dicastero una sorta di “esodo incentivato” attraverso la possibilità di lasciare la pubblica amministrazione (conservando il 50/70 per cento dello stipendio) e continuare, eventualmente, a svolgere un altro lavoro presso un datore di lavoro privato!


 

Napoli, 30/12/08

 

 


 

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di Raffaele Pirozzi
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