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Italia e Spagna spinte dai governi verso il default


Italia e Spagna spinte dai governi verso il default
12/07/2012, 10:07

Personalmente non sono un complottista, ma i fatti parlano chiaro. L'Italia e la Spagna vengono spinte, giorno dopo giorno, verso il default. E a farlo non sono "forze esterne", non sono i mercati, non è l'Europa o la Merkel. A farlo sono i rispettivi governi, Monti per l'Italia e Rajoy per la Spagna.
La situazione dell'Italia è nota. Prima il governo Berlusconi e poi il governo Monti hanno varato negli ultimi 12 mesi manovre che entro il 2014 creeranno un taglio o un aumento delle tasse superiore ai 350 miliardi di euro. E questo per cosa? Formalmente per azzerare un deficit che al 31 dicembre 2011 era di 45 miliardi. Obiettivo peraltro fallito, dato che al 31 dicembre 2013 le previsioni dicono che avremo comunque un deficit superiore ai 20 miliardi. E allora, in cosa si trasforma questo immenso taglio di risorse? Beh, in soldi per la casta, in parte: nessuno dei tagli o degli aumenti di tasse ha toccato i politici o coloro che guadagnano più di 500 mila euro annui, nè ha toccato gli evasori fiscali. In altra parte servirà a coprire il calo del Pil, dato che queste tasse e questi tagli, sempre nel triennio 2012-2014, hanno provocato e provocheranno un calo del Pil che è stato stimato intorno al 4% (salvo ulteriori manovre ed al netto dei tagli contenuti nella cosiddetta spending review). E un calo del Pil si traduce in una forte diminuzione delle entrate per lo Stato.
Insomma, per usare una metafora, il governo Berlusconi e poi il governo Monti hanno buttato già una quercia per ricavarci un paio di stuzzicadenti. E tutti i trucioli? Quelli sono gli italiani di ceto medio-basso e le proprie ricchezze, che sono state distrutte. Mentre chi era ricco, è diventato ancora più ricco, come provano i negozi del lusso che sono gli unici che non sono stati colpiti dalla crisi.
In Spagna la stessa cosa. E' stato detto peste e corna del governo Zapatero, che fino all'ultimo ha cercato di sostenere il potere d'acquisto delle famiglie. Adesso che da 9 mesi c'è il governo Rajoy, di centrodestra, cosa ha fatto? Ha aumentato l'Iva di 3 punti, ha tagliato i salari, le tredicesime al settore pubblico, ha facilitato i licenziamenti, ridotto i diritti, ecc. E cosa ha ottenuto? CHe la Spagna ha i conti pubblici fuori controllo, il Pil è in discesa ripida (anche se meno dell'Italia) e sono in dirittura di arrivo nuove leggi che mirano a ridurre ancora i salari dei dipendenti.
Sia per l'Italia che per la Spagna si sta facendo la stessa cosa che si è fatta in Grecia tra il 2009 e il 2011? Chi non lo ricorda? "La Grecia ha i conti pubblici fuori controllo, bisogna tagliare le spese del pubblico, licenziare", Tutto questo è stato fatto. E con che risultato? Il deficit della Grecia è più o meno lo stesso di tre anni fa. In compenso il debito pubblico è aumentato, il Pil è crollato a quello degli anni '80, la disoccupazione è alle stelle e non c'è alcuna speranza per il Paese di riprendersi se non prima di una decina di anni. Per la Grecia è stato semplice: aveva un Pil di soli 250 miliardi, meno di 10 milioni di abitanti e si era messa in difetto truccando i propri conti pubblici. Per l'Italia (Pil da 1600 miliardi e 60 milioni di abitanti) e per la Spagna (Pil da 1400 miliardi e 46 milioni di abitanti) ci vuole più tempo, anche perchè certe manovre sono meno giustificate. In Grecia potevi giustificare una manovra da 25 miliardi, pari al 10% del Pil. Un Rajoy che presentasse una manovra da 140 miliardi in Spagna probabilmente rischierebbe la vita (e non è detto che sia una metafora); la stessa cosa un governo italiano che ne presentasse una da 160. Quindi vanno presentate a pezzettini, In questa maniera, come dimostrano i fatti, in Italia in 12 mesi sono state fatte manovre di una entità pari al 20% del Pil. Per fare un paragone, la "terribile" manovra finanziaria di Amato del 1992 da 95 mila miliardi di lire, quella che toccò i conti correnti di tutti i cittadini con una imposizione forzosa del 6 per mille, era intorno al 5 per cento del Pil e scatenò una marea di proteste.
Questa è invece la cosa che sta caratterizzando l'Italia. La totale assenza di proteste a quello che stanno facendo. Grazie anche a Tv e giornali che stanno enormemente sminuendo il peso dei tagli che ci vengono imposti, la popolazione non sta minimamente reagendo. Oh, certo, ogni tanto c'è qualche centinaio di persone che fa un po' di casino a Roma, ma poca roba. C'è una foto che ho visto in questi giorni su Facebook che è inquietante. Fa il confronto tra il Circo Massimo a Roma nel 2003 (manifestazione della Cgil allora guidata da Cofferati contro l'abolizione dell'articolo 18) e il Circo Massimo che oggi, che l'articolo 18 è stato di fatto abolito, è vuoto, perchè nessuno ha organizzato uno straccio di manifestazione di protesta. Eppure dicono che i partiti e i sindacati ci siano ancora. Ma dove sono, non si sa. Perchè è evidente che se non difendono i milioni di lavoratori che sono tutelati dall'articolo 18, possono anche esistere in qualche forma, ma di fatto non ci sono.
E allora noi cittadini che facciamo? Aspettiamo un altro "unto del SIgnore" (termine usato da Berlusconi) o un altro "uomo della Provvidenza" (termine usato da Mussolini) che risolva la situazione? Perchè un altro c'è, è Beppe Grillo. Che non propone nulla di diverso dal solito sistema del "comando io", ma lo nasconde sotto un bel po' di artifizi, per cui ci sono molti del Movimento 5 Stelle che sono sinceramente convinti di contare qualcosa in quella organizzazione.
Altrimenti ci sarebbe una alternativa, che è la più difficile. Ed è quella di cominciare ad informare la gente di quello che accade. Cosa meno facile di quello che sembra. Infatti non solo bisogna sconfiggere l'informazione soporifera della TV e dei giornali che contano; non solo bisogna sconfiggere la completa pigrizia del cittadino italiano medio, che non è disposto a muovere neanche il dito mignolo, se non quando viene colpito pesantemente nei propri interessi economici; ma bisogna anche sconfiggere la disinformazione organizzata che ormai vige su Facebook. Infatti ci sono decine di persone che creano link assurdi e fuori dalla realtà, ma complottisticamente interessanti, che intorbidano ulteriormente le acque. E dato che sono fatti in modo da essere interessanti, benchè falsi, ovviamente hanno un successo maggiore dei link che riportano fatti veri ed autentici. Come si vede quindi, è una fatica di Sisifo. Ma è chiaro che se non si comincia, non si finirà mai.

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di Antonio Rispoli
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