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La Bce taglia il tasso di sconto, ma l'Italia ne approfitterà?


La Bce taglia il tasso di sconto, ma l'Italia ne approfitterà?
02/05/2013, 20:25

La notizia del giorno, per chi si interessa di economia, è che la Bce ha abbassato il tasso di sconto allo 0,5%. E' il punto più basso a cui Mario Draghi, come Presidente della Bce, ha portato il tasso di sconto. La reazione sui mercati è stata immediata: i tassi di interesse sono scesi quasi per tutti i Paesi europei. Per l'Italia abbiamo i Btp a 10 anni al 3,77%, il tasso più basso da 7 anni a questa parte; e gli altri sono ridotti di conseguenza. Perciò i titoli di Stato che in questo periodo l'Italia sta collocando sul mercato, ci costeranno in interessi meno di quanto succedeva un anno fa. Ovviamente non è possibile prevedere per quanto tempo durerà; ma finchè dura, significa che abbiamo un risparmio di spesa di interessi. Più dura questa situazione, e più risparmiamo. 
Ma il governo ne approfitterà? E' difficile da dire. Guardando il MInistro dell'Economia Saccomanni e conoscendo il suo modo di agire in questo settore, la risposta è no. Allo stato, non c'è nessuna possibilità di usare in maniera intelligente questi risparmi (che comunque sono nell'ordine di qualche milione di euro ad ogni emissione di titoli di Stato; e in media ci sono due emissioni a settimana). Perchè mancano le qualità tecniche per fare qualcosa di positivo per il Paese. Saccomanni - anche perchè pressato dal Pdl e con l'appoggio del Pd - non farà altro che proseguire sulla strada tracciata dal governo Berlusconi-Tremonti prima e dal governo Monti-Grilli poi. Cioè una strada fatta di taglio al welfare (quindi taglio della ricerca, delle pensioni, della sanità pubblica, della scuola pubblica), aumento delle tasse indirette (Iva, accisa sulla benzina o sugli alcolici o sui tabacchi, ecc.), e cose del genere. Cioè tutte misure che colpiscono la povera gente e non chi i soldi li ha sul serio. 
Infatti nessuno si è mai preoccupato di colpire gli evasori fiscali per esempio. Se si esclude il governo Prodi tra il 2006 e il 2008, i governi degli ultimi 15 anni hanno dato solo un segnale agli imprenditori: rubate pure, nessuno vi darà fastidio. E l'hanno fatto con leggi che hanno depenalizzato i reati fiscali, a cominciare dal falso in bilancio del 2001, proseguendo con il taglio delle prescrizioni della legge Cirielli, per poi arrivare alla legge Mondadori (grazie alla quale un evasore fiscale, se fa ricorso e fa durare i processi oltre 10 anni, può chiudere il contenzioso col fisco pagando il 5% della somma contestata. Insomma, è come se io prendo una multa da 100 euro e dopo 15 anni pago solo 5 euro) e alla legge "anti-corruzione" del governo Monti, pieno di regali per coloro che corrompono amministratori pubblici. E così ora siamo arrivati a minori entrate per 120 miliardi l'anno solo per quanto riguarda questo capitolo. Poi ci sono naturalmente tutte le spese improduttive, che lo Stato si guarda bene dal tagliare: spese militari, spese per le auto blu, per i vari privilegi dei parlamentari, ecc. Sono spese che potrebbero facilmente essere tagliate, ma - come dice sempre Di Pietro - non si è mai visto un tacchino che si fa mettere al forno volontariamente il Giorno del Ringraziamento. 
Ben altra storia è stata tra il 1996 e il 2001. Anche allora, grazie all'entrata nell'euro e agli accordi tra gli Stati europei ad esso connessi, vi fu una riduzione dei tassi di interesse, molto più cospicua dell'attuale. Ma allora il governo Prodi e il governo D'Alema ne approfittarono: le risorse liberate, insieme a quelle ottenute con la vendita di società pubbliche, servirono a finanziare alcune misure per la crescita economica (come il "prestito d'onore", che creò 300 mila nuove aziende e infatti fu la prima ad essere definanziata dal governo Berlusconi) e a portare il debito pubblico dal 121% del Pil al 105%, mentre il Pil arrivò a crescere del 3% all'anno, secondo risultato in Europa dietro ai tedeschi, mentre gli Usa non arrivavano all'1% annuo. 
Ben altri risultati col governo Berlusconi: recessione, Pil a crescita zero, debito pubblico e deficit in netto aumento... insomma, un disastro. E tutto l'abbrivio positivo conquistato in precedenza venne perso. Ma i due governi di centrosinistra, anche se fecero numerosi errori, poterono contare su ministri economici di qualità, che seppero ben agire. Ma adesso dove sta la qualità, in questo governo Letta? Nella Lorenzin o nella De Girolamo? In Alfano, in Letta o in Quagliarello? Ma per carità!

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di Antonio Rispoli
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