Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

Analizziamo questa frase che gira con leggerezza in Internet

La bufala numero 1 del web? "Usciamo dall'euro"


La bufala numero 1 del web? 'Usciamo dall'euro'
15/11/2011, 16:11

Sono sempre di più i blogger e gli internauti che dicono: "Per risolvere i nostri problemi economici, usciamo dall'euro". Di solito con l'aggiunta del "non paghiamo il debito pubblico, andiamo in default". Ora è indubbio che le due cose siano collegate: se uscissimo dall'euro, andremmo sicuramente in default. E non per scelta nostra.
Vediamo perchè. Innanzitutto, una precisazione: quando è stato creato l'euro non è stata prevista alcuna procedura per abbandonarlo. Chi si è aggregato, l'ha fatto sapendo che non si poteva tornare indietro. Esiste tuttavia una scappatoia: abbandonare l'Unione Europea. Viene così a mancare il requisito di base per poter usare l'euro come moneta nazionale.
Dunque, immaginiamo che alle prossime elezioni vince un partito che ha tra i suoi obiettivi uscire dall'euro. Manda una bella letterina agli altri Paesi europei, in cui li avvisa che l'Italia esce dall'Ue e quindi rinuncia alla moneta unica. Dopo di che, però, deve creare una nuova moneta. Diciamo che, visto che siamo con le pezze al culo, rispolveriamo le matrici delle banconote in lire e ritorniamo a quelle.
Quando siamo passati dalla lira all'euro, il cambio è stato fissato a meno di 2000 lire per euro. La nuova moneta, quanto varrebbe? Chiunque pensa che possa valere alla stessa maniera o magari di più, è un illuso. Nell'economia mondiale odierna, il rapporto tra le valute dipende dal grado di fiducia che si ha in una moneta e quindi nell'economia del Paese che la emette. E gli ultimi tempi hanno dimostrato che la fiducia nel nostro Paese è vicina allo zero. Una fiducia che sarebbe ancora più diminuita dalla dimostrazione che siamo dei voltagabbana che non rispettano i patti internazionali liberamente sottoscritti. Insomma, si produrrebbe una lira che, a voler essere ottimisti, avrebbe un cambio con l'euro di 5000 ad 1 (cioè 5000 lire per un euro). E ovviamente lo stesso avverrebbe con il dollaro. Questo significa che i prezzi della benzina e del gasolio triplicherebbero, così come quelli del gas e di qualunque altra cosa che importiamo. Ovviamente i prezzi quindi schizzerebbero alle stelle, generando una forte inflazione. Inoltre tutte le merci in Italia vengono trasferite su gomma (cioè con Tir, camion, ecc.), quindi anche i prezzi di trasporto salirebbero alla velocità di un missile. A dare una ulteriore spinta verso l'alto ai prezzi, ci sarebbe anche il fatto che, uscendo dalla Ue, dovremmo rinunciare ai tanti accordi di scambio facilitato che ci sono con gli altri Paesi (a cominciare dall'abolizione delle frontiere, che consente di risparmiare ore di attesa al confine), cosa che costerebbe tantissimo, sia in termini di dazi che di aumento dei tempi per il trasporto delle merci.
Ed è garantito che gli stipendi non salirebbero alla stessa maniera. Anche perchè c'è una conseguenza: ovviamente la carenza di fiducia non si esprimerebbe solo nei confronti della moneta, ma anche dei titoli: se noi ci siamo rimangiati i patti sull'adesione alla Ue, chi garantisce che li rispettiamo sui titoli di Stato? E quindi i tassi di interesse schizzerebbero al 30-50% in un amen. E a quel punto il default non sarebbe una scelta, ma una necessità.
Le conseguenze, molte. Paradossalmente, la meno importante sarebbe quella di vedere centinaia di migliaia di persone che hanno investito tutto in titoli di Stato o in titoli postali che si troverebbero senza un centesimo. Perchè a quel punto, la sfiducia creata dal default, unita a quella di essere considerati dei voltagabbana, farebbe ulteriormente precipitare il valore della lira, costringendoci ad una autarchia forzata: un litro di benzina importata costerebbe un mezzo stipendio; un computer quanto una casa. Non ci sarebbe abbastanza energia per tutti (petrolio e gas sono ancora le fonti principali di produzione di energia nel nostro arretrato sistema), per cui eletricità ed acqua sarebbero razionate. Ovviamente, poi subentrerebbe il problema del cibo: anche quello comincerebbe a scarseggiare (importiamo oltre il 25% di quello che consumiamo) e comunque, senza elettricità e con quei prezzi esagerati per il carburante, sarebbe difficile conservarlo e costosissimo trasferirlo.
Oh, certo, i nostri prodotti costeranno pochissimo e all'estero sarebbero molto richiesti, con una valuta così debole. Ma in questo caso, quello che avviene (ed è sempre avvenuto) è che dall'estero vengono a comprare direttamente le aziende, nella migliore delle ipotesi. Certo, avere delle aziende di proprietà di una multinazionale statunitense sarebbe una evoluzione positiva a quel punto. L'alternativa sarebbe che a comprare l'Italia sia la malavita: mafia, camorra e 'ndrangheta. Insomma, ci ridurremmo come la Colombia degli anni '80, quando il narcotrafficante Pablo Escobar, quando era in fase calante perchè il suo cartello non era più il più forte, costruì una prigione e si arrese allo Stato colombiano, che lo rinchiuse in galera insieme ad una quarantina di sue guardie del corpo. Così chi voleva ammazzarlo, doveva eliminare anche le guardie del carcere.
Allarmismo? Pessimismo? Assolutamente no. Piaccia o meno, economia, valuta e finanza internazionale sono strettamente legati tra loro. Per cui certe cose non vanno dette a cuor leggero, senza sapere quali sarebbero le conseguenze. E' come scoperchiare il vaso di Pandora: non sai quali tragedie ne usciranno. Invece su Internet ci sono molte notizie sbagliate (questa è una delle principali, ma non è mica l'unica) che attraggono perchè presentano soluzioni semplici (in apparenza) a problemi complessi. Oppure perchè disegnano comploitti (signoraggio e il Nuovo Ordine Mondiale) che ci aiutano a trovare un colpevole che non possiamo toccare e che quindi ci mette il cuore in pace. Ma si tratta alla fine di inganni.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©

Correlati