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La cartella esattoriale


La cartella esattoriale
07/05/2009, 11:05

La cartella di pagamento, comunemente detta anche cartella esattoriale, riveste un ruolo basilare nel procedimento di riscossione dei tributi a mezzo Agente della riscossione.
Al di là della sua possibile diversa qualificazione in termini giuridici, va posto in rilievo come questa assolva una fondamentale funzione quale strumento conoscitivo per il contribuente della specifica pretesa tributaria avanzata dall’ufficio.
La cartella esattoriale, infatti, permette di scindere la posizione del singolo da quella degli altri soggetti passivi elencati nel ruolo.
Ecco perché la definizione che meglio chiarisce la natura stessa della cartella di pagamento è quella che la identifica quale “estratto del ruolo” relativo al singolo contribuente: tramite la notifica della cartella il debitore ha, infatti, conoscenza dei dati contenuti nel ruolo ed a lui relativi.
Ovviamene questo implica che la cartella esattoriale deve, così come accade per il ruolo, presentare un contenuto ben preciso.
Tuttavia, ricondurre la cartella di pagamento a mero atto comunicativo, semplice rappresentazione cartacea del titolo esecutivo, costituito appunto dal ruolo esattoriale, sarebbe, oltre che inesatto sotto un profilo giuridico, anche riduttivo sotto il profilo delle finalità connesse alla notifica della cartella esattoriale.
Oggi infatti la cartella di pagamento, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, contiene, ai sensi del nuovo art. 25 del D.P.R. n. 602/1973, anche l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata.
Pertanto, la cartella di pagamento racchiude una duplice funzione: innanzitutto, si pone quale mezzo per portare a conoscenza del debitore il carico iscritto a ruolo nei suoi confronti, assolvendo quindi ad una funzione propriamente comunicativa; diversamente, sotto un secondo aspetto, contenendo essa l’intimazione ad adempiere l’obbligazione tributaria in un preciso termine, pena la possibilità per l’Agente di procedere ad esecuzione forzata, la cartella svolge una funzione parallela a quella del precetto nell’esecuzione ordinaria di cui al codice di procedura civile. Pare allora coretto definire la cartella esattoriale quale atto complesso.
Dunque, la cartella di pagamento incorpora in se tanto il titolo esecutivo, che legittima l’esecuzione esattoriale, quanto l’atto di messa in mora con funzione proprie dell’atto di precetto.
Delineata tale fondamentale duplice funzione, che permette di affermare con assoluta certezza come il buon esito della riscossione esattoriale dipenda in larga parte dalla rituale notifica della cartella di pagamento, pare opportuno ora soffermarsi sui contenuti imprescindibili di quest’ultima.    
Sul punto, tuttavia, l’attuale normativa non offre grandi indicazioni. Il già citato art. 25 del D.P.R. n. 602/1973 in merito afferma che: “La cartella di pagamento, redatta in conformità al modello approvato con decreto del Ministero delle finanze, contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata. La cartella di pagamento contiene anche l’indicazione della data in cui il ruolo è reso esecutivo”.
Tali ridotte indicazioni, pertanto, non sarebbero di per sé sufficienti a soddisfare la funzione propriamente comunicativa che il legislatore ha voluto assegnare alla cartella quale mezzo per portare a conoscenza del debitore il carico iscritto a ruolo nei suoi confronti.
Il modello di cartella di pagamento, ufficialmente utilizzato dagli Agenti della riscossione, contiene una serie di informazioni che permettono di ritenere pressoché soddisfatta l’esigenza conoscitiva del contribuente.
In particolare, i dati essenziali risultano essere: il numero di cartella; i dati dell’Agente della riscossione che ha emesso la cartella stessa; le generalità ed il codice fiscale del contribuente; l’indicazione delle somme iscritte a ruolo, il titolo in ragione del quale sono state iscritte ed, ovviamente, chi risulta essere l’ente creditore, il nome del responsabile del procedimento.
Palese, pertanto, il parallelismo con quelli che sono i contenuti tipici del ruolo esattoriale, circostanza che pertanto legittima la dottrina a qualificare, efficacemente, la cartella esattoriale quale “estratto del ruolo” relativo al singolo contribuente.
Infine, non può essere sottovalutata la circostanza in base alla quale, al fine di garantire al contribuente la possibilità di esercitare legittimamente il proprio diritto, costituzionalmente garantito, alla difesa nei confronti di pretese che questi ritiene illegittime, la cartella esattoriale deve indicare anche le modalità ed i tempi di  presentazione del ricorso contro l’Autorità giudiziaria competente per legge.
La cartella esattoriale, infatti, quale atto di per sé idoneo ad incidere direttamente nella sfera giuridica soggettiva del contribuente, deve poter efficacemente essere contestata da quest’ultimo con le garanzie proprie di un  procedimento di natura giurisdizionale.
 

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di Francesco Cossu
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