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La crisi dello Sviluppo


La crisi dello Sviluppo
12/03/2010, 11:03

 

A PROPOSITO DI CRISI DELLO SVILUPPO.

Di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Il nostro Parlamento, in queste ultime settimane, si è occupato solo del problema che il Premier ha con la Giustizia e di decretare in merito alla mancata presentazione delle liste del PdL a Roma e a Milano. Nel frattempo in tutto il Paese, il morso della crisi si fa sentire forte. Molte famiglie, dopo un anno di lotte per conservare il posto di lavoro, dopo aver sperato in soluzioni credibili, adesso sentono tutto il peso delle mancanza di entrate, mentre i risparmi delle famiglie cominciano ad assottigliarsi. Fino ad ora ha funzionato il sistema di solidarietà familiare in cui i risparmi dei genitori anziani sono serviti per consentire ai figli in crisi di reggere la fase.

Adesso, si sono assottigliati i risparmi, i servizi sociali sono stati tagliati e gli anziani si vedono costretti a spese che fino a pochi mesi fa non erano previste.

Le misure demagogiche del Governo si sono esaurite : la carta di credito per i poveri, l’abolizione dell’Ici, non hanno prodotto che pochi effetti, mentre i tagli all’assistenza sanitaria, alla scuola, alle politiche di integrazione dei diversamente abili sono in atto ed hanno provocato difficoltà serie alle famiglie italiane. Nel pieno di queste vicende, abbiamo saputo che il nostro Presidente del Consiglio, nella particolare graduatoria degli uomini più ricchi del mondo è solo al 74° posto, con un patrimonio personale di ben 9 miliardi e mezzo di dollari. Se qualcuno ricorda che anche lui ha licenziato le sarte e le truccatrici di Mediaset, si renderà conto che la ricchezza non significa benevolenza, i soldi sono soldi e non vanno sprecati, nemmeno quando sono moltissimi.

La verità è che nel nostro paese sono state chiuse ben 8.000 piccole e medie aziende e che di queste quasi la metà sono ubicate nelle aree del Nord, dove fino ad ora avevano rappresentato un miracolo economico ed una forza sociale e politica che si esprimeva sempre nella Lega oppure in Forza Italia. Il Prodotto interno lordo, in Italia, è sceso del 5,1%, tradotto in realtà economica significa una perdita di 100 miliardi di Euro.

Per riprendere questo disavanzo, se riusciamo a rimettere in ordine i nostri dissestati conti pubblici, impiegheremo 5 anni per ritornare al livello economico del 2007.

La prospettiva non è certo esaltante e la strategia del Governo è inesistente se non addirittura da incoscienti.

Quando si ascoltano Tremonti ed i suoi seguaci, si sentono delle affermazioni incredibili che, dette da un economista, fanno pensare non ad una verità ma al solito imbroglio.

L’autorevole economista Alberto Quadrio Curzio afferma che “La crisi è mondiale e non l’abbiamo provocata noi!”; che cosa si vuole dire con questa affermazione, che viene sempre usata all’inizio di ogni intervento economico, da parte del centro destra? Da dove viene la crisi? Chi l’ha provocata e perché? A queste domande non c’è risposta, ovvero i nostri valorosi economisti dimostrano di non avere una analisi di quello che è accaduto dopo due anni dall’inizio della crisi. Se invece il riferimento è ancora al Governo Prodi, dopo ben 20 mesi dalla fine del suo operato, non è credibile chiamarlo in causa. Mentre d’altra parte, chiamare fuori dalle responsabilità il sistema economico e finanziario italiano appare, quanto meno, superficiale. Come se l’economia e la finanza non fosse inserita nel sistema globale che regola i rapporti economici mondiali, come se l’Italia non fosse uno degli otto paesi più ricchi del mondo e sicuramente, non l’ottavo.

La seconda frase che sempre viene pronunciata nelle conferenze con i giornalisti è la seguente: “La crisi è dura, ma l’Italia sta rispondendo meglio di altri paesi.” Quali sono gli altri Paesi? La Grecia, la Spagna ed il Portogallo, sicuramente, non certo la Francia e la Germania, non certo la media dei paesi europei che perde in PIL il 3,4%, un salto che l’Italia supera di un punto e mezzo. Nel frattempo che abbiamo un disavanzo pubblico che è talmente cresciuto da avere un rapporto tra il Pil ed il debito pubblico pari al 116%. Ben al di sopra de llivello previsto per la compatibilità con l’euro che è fissato al massimo al 103%.

Disoccupazione in aumento, costante chiusura di aziende di tutte le categorie (non c’è un settore che non è in crisi) dal commercio al turismo, al made in Italy, eppure Berlusconi dice: “Dobbiamo essere ottimisti.” Certo, con 9 miliardi e mezzo di patrimonio, anche io sarei ottimista, ma come si fa ad essere ottimisti con 800 euro al mese, con moglie e figli a carico?

La domanda che in questi giorni ci stiamo facendo un po’ tutti, ma ce ne accorgiamo solo noi di questa crisi e di queste difficoltà quotidiane delle famiglie? Gli italiani continueranno a votare il centro destro in maniera acritica e senza nessun giudizio di merito sulla politica del fare “male” di questa coalizione?

Mi auguro proprio di no! Ma i segnali sono spesso contraddittori e non sempre fanno sperare in una valanga di voti contro il sistema di potere e bugie del centro destra. Dagli ultimi dati della Guardia di Finanza, solo nella Campania sono stati accertati 2 miliardi di euro di evasione fiscale. Di queste le forze dello Stato, ne hanno recuperato nel 2009 solo 556 milioni di euro, poco più del 25%. Mentre i cittadini normali, devono pagare le tasse, con alte aliquote, la gran parte dei professionisti, commercianti ed imprenditori, evadono senza nessuna remora e lo fanno ogni anno con sistematicità. Un comportamento del genere non fa ben sperare. Dalle confessioni dell’ex senatore Di Girolamo, si evidenzia una evasione fiscale di milioni di euro che riguarda il riciclaggio di denaro dell’ndragheta con le aziende di telefonia. In Italia c’è una parte molto consistente della classe dirigente che non ha nessun senso dello Stato, è corrotta e corrompe la società, vive solo di immagine e pensa solo a spendere e consumare. Noi siamo convinti che è possibile un’altra vita, è possibile un diverso sviluppo in cui la solidarietà si coniuga con il benessere collettivo, con la tolleranza e la cultura.

Berlusconi è leader di una folla di incredibili furbi, per vincere dobbiamo dimostrare che solo nell’ordinato sviluppo della società c’è possibilità di crescita per tutti. Con la furbizia non si va da nessuna parte, questo vale per le persone, figuriamoci per una nazione.

Qualcuno dovrebbe anche spiegarlo al Prof. Alberto Quadrio Curzio.

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di Raffaele Pirozzi
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