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La crisi e le banche: quanta responsabilità hanno?


La crisi e le banche: quanta responsabilità hanno?
04/06/2010, 17:06

In questi giorni il governo italiano sta approvando la manovra finanziaria che prevede tagli per 24 miliardi di euro. E i membri del governo e della maggioranza si affannano a ripetere che è a causa della crisi. Ora, tralasciamo la discussione sul fatto se sia vero o meno, ed invece concentriamoci sulla crisi. Esiste davvero? E da cosa è stata causata? E quali sono le misure migliori per superarla?
Ovviamente la crisi esiste, sarebbe impossibile negarlo. La causa? DI solito viene additata una sola causa: le banche. A partire dai mutui subprime, l'abuso dei derivati che è stato fatto negli anni precedenti, ed in generale le speculazioni finanziarie che sono state fatte. Ed è indubitabile che questo sia vero. Ma è l'unica causa? Decisamente no. Ma per spiegare la causa prima, bisogna esaminare un attimo il capitalismo.
Cosa sia è facile da dire, la definizione si trova facilmente. Ma il capitalismo non è un monolite. Ogni Paese o zona ha un suo capitalismo: per esempio il capitalismo USA è quello più deregolamentato, basato su tasse basse per i ricchi a cui corrisponde zero welfare; discorso contrario per il capitalismo scandinavo, dove le tasse sono altissime, ma lo Stato è sempre presente per aiutare chi ne ha bisogno in ogni aspetto della vita. Ma il capitalismo è capace di autosostenersi? La risposta classica, in questi casi, è "Sì", perchè va avanti almeno da 3 secoli. In realtà la risposta, così come è posta, è incompleta. Infatti bisogna vedere a quali condizioni ne è capace. Il capitalismo infatti si basa su diversi aspetti interconnessi: bisogna produrre, per guadagnare; ma bisogna anche trovare il mercato per vendere il prodotto; bisogna trovare chi lavora per produrre e chi può mettere i capitali. Se parliamo del '700 o dell'800, c'era sempre la possibilità di trovare un nuovo mercato. Ma oggi non è più così. Da quando esiste la produzione di massa, sono gli industriali che devono crearsi il mercato. Dove "crearsi il mercato" ha un significato più profondo di quello che sembra. Normalmente, questo significa solo creare il bisogno, magari attraverso spot e campagne pubblicitarie, e battere la concorrenza.
Ma c'è un aspetto che viene trascurato: c'è bisogno anche di tanti acquirenti. Se io produco un telefono cellulare, io posso anche venderne 5 ciascuno a 200 persone, ma mi è più facile venderne uno ciascuno a 1000 persone. E perchè ci siano tanti acquirenti, c'è bisogno che ciascuno abbia la disponibilità economica per acquistare quel cellulare. Il che significa che ciascuno deve guadagnare abbastanza col proprio lavoro da avere questi soldi. Immagino già quello che molti stanno pensando: "Ma è ovvio". Bene, non lo è per gli imprenditori, nella stragrande maggioranza dei casi. Di solito l'imprenditore vuole solo arricchirsi il più possibile. E il miglior modo di farlo è quello di pagare poco i lavoratori: contratti in nero o in grigio (cioè quelli dove uno dichiara di avere preso 1000 euro e in realtà viene pagato 700 euro, per esempio), contratti precari, a tempo determinato (questi ultimi di solito col ricatto che se uno vuole il rinnovo deve lavorare più di quanto sia scritto nel contratto stesso) e così via. Così l'imprenditore ha un arricchimento immediato comodo. E se è un fatto limitato a pochi imprenditori, la cosa non ha un grosso impatto sull'economia nazionale. Ma quando questo è un comportamento abituale - vedi l'Italia o gli USA - la conseguenza è che ci sono tantissime persone che si trovano con una quantità di denaro limitata, e poche persone che invece hanno soldi a palate. Ed è qui che va in crisi il capitalismo; ancor più in una società consumistica come quella attuale. Più il denaro è concentrato in poche mani, più diminuisce il mercato che gli imprenditori hanno a disposizione. In pratica è la loro stessa ricchezza a colpire le loro economie.
Infatti questa crisi ha toccato molto marginalmente i Paesi scandinavi, perchè loro hanno scelto l'opzione giusta: grossi prelievi sui ricchi che servono a finanziare il welfare per tutti gli altri. Così c'è una certa agiatezza per tutti. Invece in Italia o negli USA si sono fatte leggi per concentrare la ricchezza nelle mani di pochi. Per esempio in Italia un grosso aiuto in questo senso l'ha dato la cosiddetta legge Biagi o legge 30, che ha aumentato la precarizzazione dei contratti di lavoro. Ma che cosa è un contratto precario? E' solo un contratto malpagato e che spinge, chi lavora, a non spendere se non per il necessario, dato che non si sa cosa succederà in futuro. Ma poichè la ricchezza è una quantità fissa, se i lavoratori guadagnano di meno, gli imprenditori guadagnano di più. Il problema è che gli imèprenditori non spendono quei soldi come i lavoratori, immettendoli nel circuito economico nazionale. O lo mettono in settori "privilegiati", cioè quelli del lusso; oppure lo investono in attività finanziarie, che non incidono sul benessere nazionale.
La situazione è ancora peggiore negli USA, dove i lavoratori non hanno praticamente diritti. Si viene assunti o licenziati con estrema facilità, è solo una decisione del responsabile. In quel Paese hanno due sistemi per tenere su l'economia. Il primo è la creazione di bolle speculative: nel 1929 ci fu quella azionaria, per fare un esempio storico; per fare esempi più vicini a noi, c'è stata la bolla speculativa delle carte di credito, insieme a quella immobiliare, a cui era legato il sistema dei mutui subprime. La prima per fortuna regge ancora: consiste nel fatto che chiunque può avere una carta di credito, si usa anche per fare la spesa al supermercato e si risarciscono i soldi con rate piccole e quasi senza interessi. In questa maniera ci sono famiglie che sono indebitate per centinaia di euro al mese per un anno e non se ne rendono conto. La secondo consisteva in questo: essendoci un mercato immobiliare in continua espansione, c'era gente che comprava una casa con un mutuo, poi dopo due o tre anni vendeva la casa, e con quei soldi - molto superiori a quelli che aveva speso per l'acquisto - estingueva il mutupo e versava l'anticipo per la nuova casa, più grande della precedente. O per una uguale, perchè i soldi li usava per altro. Ma questo è un giochetto che dura finchè il prezzo delle case sale. Quando non è salito più, ci sono state tante persone che sono rimaste con una casa che dovevano vendere per pagare il mutuo subprime, ma che non potevano vendere perchè non c'erano acquirenti. Ecco che non c'è stata più la possibilità di pagare il mutuo e quindi la banca si è presa la casa. In breve tempo le banche si sono trovate una marea di case di proprietà di cui non riuscivano a disfarsi; mentre non avevano liquidità per le loro operazioni. Questo ha provocato la crisi di liquidità che ha travolto il sistema bancario americano. Ma poichè molte banche e risparmiatori europei avevano scommesso su questo sistema, anche l'Europa è stata colpita, anche se con alcuni mesi di ritardo. Ma anche qui questo ha ingigantito una crisi di liquidità che già c'era, ma era latente. E così anche in Europa la crisi è esplosa, perchè poi le banche hanno azzerato i prestiti alle indiustrie, mandandole in difficoltà.
Il secondo sistema che usano gli Stati Uniti è quello di creare una guerra ed indebitarsi per alimentarla, e anche questo è stato fatto, creando l'11 settembre ed usandolo come scusa per invadere Iraq ed Afghanistan. Ma questa volta il sistema non ha funzionato, perchè i soldati che si ono presentati sono stati pochi (quindi meno persone stipendiate) e ai fornitori dell'esercito è bastato potenziare la produzione, ma senza grossi aumenti di personale.
Come si vede è una catena continua, che però parte da un dato di fatto: la tendenza degli imprenditori a volersi arricchire, accompagnata al disinteresse dello Stato nel riequilibrare le cose. Perchè è questo il compito dello Stato, in un capitalismo equilibrato: prendersi i soldi dei ricchi e trasformarli in welfare per i poveri o comunque le persone di ceto medio.
A questo punto, la crisi è risolvibile? Certamente, ma non con i mezzi che vengono utilizzati adesso. Questa è una crisi di sistema, e quindi va rovesciato il sistema. Che non vuol dire fare una rivoluzione (nessuna rivoluzione nella storia ha prodotto risultati positivi nell'immediatezza), ma semplicemente vanno redistribuite le ricchezze, in modo che le fasce di reddito più basse abbiano una maggioore disponibilità di reddito. E' questa la necessità primaria: nell'economia consumistica che viviamo, aumentare il denaro spendibile è il volano che consente di rimettere in moto l'economia. E invece che stanno facendo? L'esatto contrario. I tagli alla spesa pubblica deprimono ulteriormente la situazione economica e bloccano gli sviluppi economici. Invece va aumentata la spesa pubblica, prendendo i soldi dal settore finanziario ed aumentando le tasse sui ricchi e su chi possiede molto. Ma non basta. Infatti, attualmente gli imprenditori medi e grandi hanno la possibilità di andare in Asia o in Africa, dove il costo del lavoro è bassissimo. Per questo bisogna introdurre dei "dazi etici", che colpiscano non , come adesso, i Paesi più poveri, ma quelli che schiavizzano i propri cittadini: Cina, Stati Uniti, Thailandia, Laos, ecc. Quando in questi Paesi si introdurrà un livello accettabile di tutela dei lavoratori, cadono i dazi; altrimenti restano. Bisogna fare in modo che l'azienda che va all'estero per produrre a costi più bassi non possa più importare in Europa; molto semplice come sistema. Ma che non verrà attuato. Perchè non è comodo.
In realtà si stanno creando le basi per una economia di guerra: si crea povertà e rabbia che poi verrà scagliata contro il "nemico" che verrà indicato. E a giudicare quello che si vede, il nemico sarà il mondo musulmano, visto che dall'altra parte c'è chi fa lo stesso.

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di Antonio Rispoli
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