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Procede lo smantellameo delle economie e dei diritti sociali

La crisi economica dei PIIGS e le misure prese


La crisi economica dei PIIGS e le misure prese
16/05/2010, 09:05

In questa settimana, sono stati annunciati o ipotizzati molti pesanti provvedimenti nei Paesi denominati PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). Con l'esclusione dell'Irlanda, al momento. Il primo Paese è stato la Grecia, che ha varato una manovra "lacrime e sangue", basata su tagli alla spesa spesa pubblica, licenziamenti, ed aumenti di tasse. Poi la Spagna e il Portogallo che a 24 ore di distanza l'una dall'altra hanno annunciato provvedimenti di un taglio dei salari nel settore pubblico, in media del 5 per cento. Infine è di ieri l'anticipazione delle misure per l'Italia, basate su tagli alla spesa sociale e alle pensioni e su una riapertura dei termini dei condoni fiscali ed edilizi.
Ma sono misure realmente valide? Assolutamente no, in linea di massima. Tagliare la spesa pubblica significa ridurre le disponibilità economiche delle fasce più basse della popolazione. Cosa che crea uno stato di paura che porta le persone a risparmiare su tutto il superfluo, diminuendo al massimo le spese ed aumentando il risparmio, ove possibile. Ma questo atteggiamento, se diffuso su larghi strati della popolazione, crea un arresto degli acquisti, cosa che riduce le tasse pagate allo Stato ed aumenta le possibilità che le aziende riducano il personale licenziando. Cosa che riduce ulteriormente le disponibilità di denaro da poter mettere in circolo nell'economia nazionale, innescando un circolo vizioso dannoso per l'economia. Probabilmente tra i Paesi summenzionati, quello che subirà meno conseguenze per le manovre annunciate è la Spagna, se si limiterà al taglio degli stipendi pubblici del 5%. Questo perchè si tratterà di un taglio modulato in proporzione allo stipendio percepito e quindi con effetti ridotti su chi ha i redditi più bassi. Ma con una disoccupazione del 20%, la Spagna non ha certo di che gioire.
Il punto è: ma sono davvero indispensabili queste misure? Ho seri dubbi, notando alcuni dettagli. Non c'è dubbio che ciascuno dei Paesi in questione ha seri problemi: la Grecia, la Spagna e il Portogallo hanno un rapporto deficit/Pil molto elevato, vicino o superiore al 10%; la Spagna inoltre ha una disoccupazione del 20%. Per l'Italia la situazione è più complessa: i dati ufficiali non sono tanto male, il problema è che sono dati truccati. Infatti noi abbiamo un deficit che è il 5,3%, molto inferiore a quello degli altri Paesi; ma è un deficit che abbiamo triplicato in due anni, dato che al 31 dicembre 2007 era solo dell'1,7%. La disoccupazione ufficiale è intorno all'8%, ma il dato è fasullo. Infatti non considera tutte le persone che sono entrate nella categoria degli inattivi, cioè di coloro che hanno rinunciato a cercare lavoro. E non considera tutte le centinaia di migliaia di cassintegrati che non hanno alcuna possibilità, allo stato delle cose, di essere riassunti dalla ditta di appartenenza, perchè magari questa ha delocalizzato in Cina o in Thailandia o perchè ha deciso di chiudere, come è il caso della Fiat a Termini Imerese. Se al dato ufficiale della disoccupazione sommiamo queste altre due categorie, abbiamo una disoccupazione reale che supera il 12%. Di conseguenza le prospettive non sono di certo rosee neanche per l'Italia. In più il governo Berlusconi non fa nulla per sistemare le cose. In questi due anni di governo, tutte le misure che hanno preso sono state economicamente depressive. Prima la famosa finanziaria triennale, approvata nel luglio 2008, che prevedeva, tra le altre cose, il licenziamento di 150 mila tra insegnanti e bidelli in tre anni, oltre a pesanti tagli per la magistratura (-3,5 miliardi entro il 2011) e per le forze dell'ordine (-3 miliardi entro il 2011). Queste misure vengono spacciate dai politici della maggioranza come misure necessarie per mettere in sicurezza i conti pubblici, ma è falso, dato che il deficit sta andando alle stelle e le spese sono aumentate in maniera poco produttiva, come dimostrano le recenti indagini fatte sull'imprenditore Diego Anemone, su Bertolaso e la "cricca" che ruotava intorno a loro. Un altro provvedimento economico spacciato per positivo è stato lo scudo fiscale, un provvedimento che ha consentito alla malavita organizzata di riciclare oltre 100 miliardi di euro. Infine la attuale manovra proposta, da 25 miliardi, che con i suoi tagli in molti settori della spesa pensionistica (dal rinvio del pagamento delle liquidazioni al blocco dei pensionamenti per un anno), rischia di creare ancora maggiore depressione economica.
Ma è questo quello che si sta attuando? In realtà no. Paradossalmente, stanno attuando queste misure per distrarre le persone da un pericolo molto più grave: la perdita dei nostri diritti come lavoratori. Infatti, è l'unica cosa che accomuna tutti i Paesi del PIGS (per ora l'Irlanda è fuori dai giochi): delle manovre per la precarizzazione del posto di lavoro. Per la Grecia, è stato infilato - in mezzo ai vari provvedimenti sopra elencati - una legge che abolisce il divieto di licenziamento che gravava sugli imprenditori privati. In Italia è in via di approvazione definitiva, dopo che il Presidente della Repubblica Napolitano l'ha respinto pro forma, un disegno di legge sul lavoro che fa più o meno la stessa cosa, stabilendo leggi che sostituiscono il ricorso ad un giudice con un collegio arbitrale che comunque può al massimo comminare una multa all'azienda pari a 12 mensilità (6 se la persona ha un contratto a tempo determinato). Insomma, si tende ad una sempre maggiore precarizzazione del lavoro e ad un sempre maggiore impoverimento per le fasce economicamente basse di reddito. Ma questo non è un caso. Sono gli ultimi rigurgiti di un neoliberismo che mira esattamente a questo: lavoratori precari e sottopagati, con la necessità di lavorare tanto solo per campare. Gli USA ne sono un esempio, perchè questo criterio di considerare i lavoratori come merce da sfruttare e poi buttare lì è diffuso da decenni. Ma loro possono sistemare le cose con la rapina sistematica che viene effettuata durante le guerre, come stanno facendo adesso in Iraq e come hanno fatto in passato in decine di Paesi del mondo. L'Italia o la Grecia a chi possono dichiarare guerra?
Una annotazione finale, su una serie di articoli che ho letto di recente, anche di nomi famosi come Paolo Barnard, che danno la colpa di tutto all'euro. Dimostrando una totale ignoranza di economia. L'euro è una moneta, che è garantita dalla solidità dei Paesi che ne fanno parte. Ma è chiaro che la sua robustezza, come moneta internazionale, non va oltre quella del paese europeo più debole. E' ovvio che sia così: il riferimento dell'euro sui mercati non è la Germania, sempre molto solida; è la Grecia o l'Italia. Inoltre per il nostro Paese c'è da dire una cosa: senza l'euro, noi avremmo fatto la fine dell'Argentina (o peggio) già da un pezzo. Per chi soffrisse di Alzheimer o di gravi amnesie, basta ricordare che a metà degli anni '90 noi pagavamo ancora interessi sui titoli di Stato del 10% ed oltre, mentre oggi, nonostante gli attacchi finanziari che hanno colpito anche i titioli di Stato italiano, paghiamo meno dell'1,5%; e fino a pochi mesi fa pagavamo meno dell'1%. Su un debito pubblico di 1800 miliardi (quello italiano), pagare in lire l'equivalente di 180 miliardi di euro di soli interessi ogni anno o pagarne come adesso 25 all'anno, dico che fa una differenza non piccola.
In quanto alla discussione che viene fatta sulla differenza tra la proprietà dell'euro - che è ufficialmente di proprietà della Banca Centrale Europea - e la proprietà delle monete nazionali di una volta, è una questione di lana caprina. Di certo non è che Trichet si sveglia domani e decide di ritirare l'euro dalla circolazione. Mentre per quanto riguarda il fatto che il denaro che i Paesi mettono in circolazione viene pagato alla BCE con titoli di Stato, è un argomento che ho già affrontato
quando si è parlato del signoraggio, a cui rimando per qualsiasi spiegazione.

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di Antonio Rispoli
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