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Parte quarta: arriviamo al dunque

La crisi economica: esplode in tutta la sua violenza


La crisi economica: esplode in tutta la sua violenza
24/08/2011, 11:08

(Parte 4)

Lo si è scoperto all'inizio del secolo. Nel 1999 la bolla speculativa legata alla new economy era scoppiata e non aveva più effetti positivi; la bolla speculativa immobiliare non era ancora esplosa, e così l'economia americana si ferma, anche perchè Bill Clinton sta adottando una politica di contenimento della spesa pubblica, che coinvolge anche l'esercito (a dispetto di qualche episodio di guerra, come l'attacco alla Nigeria e all'Afghanistan con decine di missili sparati da sottomarini, attacco che provocò centinaia di morti civili). Inizia così un periodo di 9 trimestri in cui il Pil statunitense cresce di uno zero virgola qualcosa, quando la crescita annuale che serve non è inferiore al 2% annuo. Fino all'11 settembre (quando si dicono le coincidenze, vero?): in conseguenza del crollo delle Twin Towers lo Stato potenzia gli investimenti in forze militari e questo fa crescere il Pil, che nell'ultimo trimestre del 2011 supera l'1% (olitre il 4% annuo). Ma questa volta accade una cosa strana: la disoccupazione non diminuisce. E si capisce presto il perchè: non c'è la corsa dei disoccupati ad arruolarsi nell'esercito, come c'è sempre stato in questi casi in passato; e le fabbriche fornitrici dell'esercito, che hanno accumulato grosse riserve di armi, non hanno bisogno di nuovo personale, in quanto lavorano a ritmi ridotti. E quindi la disoccupazione resta ferma sul 6-7%, un dato molto alto, rispetto alla norma (in genere si fa fatica a raggiungere il 3-4%). Questo non consente di dare quella spinta alla domanda interna che si prevedeva; anzi, poichè l'amministrazione Bush varia forti tagli alla tassazione per i più ricchi, coperti da un aumento delle tasse indirette (cioè quelle che colpiscono i beni e non le persone), si riduce ulteriormente la capacità di acquisto degli stipendi.
Ed è in questa situazione che scoppia la bolla immobiliare: prima un crollo del valore degli appartamenti, dovuto alla paura di ulteriori attentati; poi il boom del prezzi. A questo si aggiunge il fatto che molte nuove famiglia cominciano a non avere i soldi per comprare la casa. Allora che si fa? Ecco la soluzione: il mutuo subprime. Lasciando stare i tecnicismi, si tratta di un mutuo con una rata che cresce progressivamente: se il primo anno è 300 dollari al mese, dopo tre anni magari supera i 500 e dopo 10 è oltre i 1000 dollari. Ma se la gente non è in grado di pagare un mutuo normale, come fa a pagare un subprime, che alla lunga è molto più salato? Semplice: vendendo la casa. Facciamo un esempio concreto: la famiglia Smith compra una casa da 200 mila euro; finanziamento con mutuo subprime a 20 anni, con rata che parte da 300 dollari e arriva a 2300 (le cifre sono arrotondate, ma il fatto è vero). Comincia a pagare regolarmente, ma dopo circa 3 anni e mezzo vende la propria casa, intascando 270 mila dollari: ne usa 190 mila per estinguere il vecchio mutuo e usa parte degli 80 mila per dare l'anticipo per una nuova casa, su cui accende un altro mutuo subprime.
Anche qua, non ci vogliono superiori capacità intellettive per capire che il giochetto funziona finchè il mercato immobiliare è in forte crescita: finchè c'è chi acquista la casa che io intendo vendere rapidanmente e ad un prezzo più alto di quello per cui io l'ho acquistato, va bene. Ma se il mercato si ferma, in breve si crea una folla immane di persone che intende vendere la casa, a qualsiasi costo, per pagare le rate di un mutuo che ha rate sempre più alte. E quindi il mercato immobiliare crolla. Ed è quello che è accaduto nel 2007 e poi è proseguito. A questo punto le banche cominciano a prendersi le case di chi non paga i mutui e, come prevede la legge americana, "sbologna" i mutui in sofferenza alle due società incaricate di assorbire il rischio, trasformandoli in derivati da mettere sul mercato: la Fanny Mae e la Freddy Mac. Entro certi limiti, il giochetto funziona. Ma a luglio 2008, i mutui in sofferenza sono oltre 100 miliardi di dollari, in totale e quindi le due società non ce la fanno più, al punto che la Fed le autorizza ad ottenere prestiti dalla stessa Fed allo stesso tasso delle banche (intorno all'1%). Ma neanche questo basta. A fine agosto, la Lehmann Brothers, che aveva molti affari nel settore immobiliare, denuncia il proprio stato di sofferenza e da lì è tutto a cascata: inizia ufficialmente la crisi economica. Una crisi economica che inizialmente riguarda solo gli Stati Uniti, e che il governo Bush, cerca di risolvere con immense quantità di denaro (di recente si è calcolato che la Fed ha immesso 1200 miliardi di dollari), al fine di ridare alle banche una forte riserva di liquidità, dato che le banche non riescono a recuperare i soldi prestati.
C'è un ma: e i derivati che la Freddie Mac e la Fanny Mae hanno immesso sul mercato? Per tutta una serie di motivi, sono in possesso delle banche, statunitensi ed europee. Ed è tramite loro che la crisi si trasferisce anche in Europa, dato che si tratta di miliardi di euro che le banche hanno speso e che non vedranno mai più. Vengono colpite banche tedesche, inglesi, olandesi, francesi, ma non italiane. Dettaglio importante, che poi verrà spiegato dopo. Quindi, la crisi bancaria blocca la circolazione di denaro (le banche non hanno più riserve e non possono/vogliono prestare denaro alle aziende; anzi, cercando di rientrare dei prestiti fatti, danneggiando il settore industriale) e colpisce l'industria. Risultato: l'economia europea nel 2009 è praticamente ferma, tutti i Paesi hanno una crescita del Pil negativa nel corso dell'anno.
Ma come si vede, non il problema non risale ai mutui subprime, ma alla sempre maggiore precarizzazione del mercato del lavoro e a degli stipendi che man mano perdono potere di acquisto. Le due cose, messe insieme, bloccano lo sviluppo economico del Paese, bloccando la domanda interna. E negli ultimi 20 anni l'intera economia mondiale si è basata sul soddisfacimento della domanda del mondo occidentale. Solo dopo il 2000 la domanda interna cinese (quella della classe più ricca, percentualmente bassa - circa il 5-8% della popolazione cinese - ma che equivale ad oltre 100 milioni di persone) ha cominciato a farsi sentire; più di recente fa capolino anche l'India. Ma per la costruzione di questa crisi, decisiva è stata la situazione statunitense.
E in Italia? Come sono andate le cose in Italia?


(4............. continua)

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di Antonio Rispoli
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