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La crisi economica: irrisolvibile o conveniente?


La crisi economica: irrisolvibile o conveniente?
05/08/2011, 10:08

Che ci sia una crisi economica in corso, direi che ormai lo sanno anche i sassi. Ma negli ultimi tempi aumentano le persone che in Italia (si tratta per lo più di membri del governo o di giornalisti ad esso vicini) dicono che la crisi economica non è risolvibile da un solo Paese. E la dimostrazione starebbe negli interventi falliti dall'Europa per salvare la Grecia. Per questo, si sottolinea, inutile prendersela con il governo.
Entro certi limiti è vero: un solo Stato non può risolvere una crisi mondiale. Eppure ci sono alcuni Stati che della crisi se ne fanno un baffo. Per esempio la Germania e i Paesi Scandinavi. Certo, nel 2009 hanno avuto i loro problemi (il Pil per tutti era negativo) ma già nel 2010 erano in crescita positiva, con la Germania che correva al 3,7%. E anche la Francia è cresciuta del 2%. Come mai loro ce l'hanno fatta? Cosa hanno di particolare? La risposta è semplice: un forte welfare. Il punto comune tra tutti questi Paesi è che lo Stato offre ai cittadini sussidi, integrazioni economiche ed in generale una rete di assistenza a chi attraversa un periodo economicamente negativo. Il tutto senza gravare eccessivamente sui conti pubblici, cosa fattibile quando nel di mantiene costante un debito pubblico sotto controllo.
Invece qual è stata la ricetta negli altri Paesi in crisi? Demolire il welfare. L'abbiamo fatto in Italia, con il governo che ha aumentato le tasse sui redditi bassi e medi, ha licenziato 160 mila tra insegnanti e bidelli, ha tagliato il welfare locale e nazionale, ecc. L'hanno fatto in Grecia, dove in tre anni hanno fatto una manovra di tagli al welfare pari ad oltre il 30% del Pil nazionale (sarebbe come se in Italia in tre anni facessimo una manovra da 500 miliardi di euro), con le conseguenze che si possono vedere: uno Stato economicamente a pezzi, costretto a vendere tutto, e i cui titoli non valgono la carta su cui sono stampati. Sia ben chiaro: in parte in Grecia queste misure andavano adottate, perchè il deficit pubblico era alto (circa il 9% annuo) e perchè c'era una situazione economica sbagliata, con molti "parassiti" nel settore pubblico che guadagnavano senza lavorare e molta corruzione nella politica che aiutava gli imprenditori nulla facenti ad incassare somme dalle casse pubbliche in cambio di nulla. Una situazione che, leggermente meno grave, esiste anche in Italia. Quindi, qualche giusta sforbiciata, qualche norma più stringente, un maggior controllo della magistratura onesta e qualche centinaio di parlamentari in galera sarebbero stati un importante aiuto, per noi come per i greci. Ma solo un taglio al welfare non è un aiuto, è un danno.
Ora anche da noi si parla di svendere i "gioielli di famiglia" dello Stato: ci sono importanti quote azionarie di Enel, Eni, Finmeccanica ed altre società. Ma a chi verrebbero vendute? E a quali condizioni? Perchè in astratto, si potrebbe fare: un'asta pubblica internazionale; precise limitazioni, dato che sono settori strategici per il nostro Paese (in particolare una golden share per lo Stato); la separazione delle "reti" (cioè i gasdotti e gli elettrodotti) che non possono che essere gestiti dal pubblico. A queste condizioni si potrebbe anche fare. Ma è necessario? Assolutamente no, se ci fosse nel governo, qualcuno che ne capisce di economia. Infatti, in questo periodo di crisi, bisogna colpire la ricchezza, per redistribuire il reddito. Per esempio si può aumentare l'aliquota più alta dell'Irpef e portarla al 49%. La risposta inquesto caso è: "Ma solo lo 0,7% della popolazione è in questa fascia, la misura non serve a niente". Il punto è che quello 0,7% della popolazione detiene il 30% della ricchezza nazionale. E quindi è in condizioni di pagare.
Poi si può modificare la legge sui ricorsi, in caso di contenzioso amministrativo con lo Stato, per introdurre il concetto di cauzione: se vuoi avviare un ricorso per cifre elevate (per esempio oltre i 50 mila euro) devi versare come cauzione un terzo della somma, che viene restituita nel caso in cui uno vinca. Un sistema semplice, ma che consentirebbe fortissime entrate. Infatti, oggi, lo Stato italiano riesce a recuperare, dall'evasione fiscale, circa il 2 per 1000 di quanto contestato. In altri termini, quando si sente "Lo Stato ha recuperato dall'evasione fiscale 20 miliardi" o cifre simili, sono l'accertato, cioè la somma delle "multe" della Guardia di Finanza. Ma su 20 miliardi, lo Stato se va bene, riesce ad intascare 40 milioni. Con la legge della cauzione, questa cifra aumenterebbe senz'altro, perchè non si darebbe il tempo agli evasori di nascondere le proprie ricchezze.
Un'altra manovra a costo zero potrebbe essere l'abolizione della legge, approvata da questo governo, che rende quasi impossibile la confisca dei beni della mafia, unita ad una norma che consente la vendita on line, magari in un apposito spazio del sito della Polizia, dei beni "minori" sequestrati. Certo, non gli appartamenti o le terre, che è giusto che vengano date a cooperative sociali e simili (anche se ci si potrebbe accordare per piccoli canoni da pagare, magari dopo 3 anni o 5 anni e a tariffe agevolatissime), ma arredamenti, suppellettili, a volte di lusso, ecc. Magari anche le autovetture sequestrate ai mafiosi, anzichè lasciare che si arrugginiscano in qualche garage.
E si può continuare con un elenco di provvedimenti di questo tipo che possono rendere molto danaro senza intaccare la crescita del nostro Paese, che rimane troppo bassa. Con una parte dei soldi che può essere usato per ridurre il debito pubblico e il resto per aumentare il welfare. Questo darebbe sicurezza alle fasce economicamente più basse della popolazione, che potrebbero aumentare la spesa che fanno; misura che a sua volta consentirebbe l'aumento della domanda interna e quindi delle vendite. Ancora, ad un aumento delle vendite corrisponde un aumento delle tasse (se io vendo per 100 euro, lo Stato incassa 20 euro di Iva; se vendo per 1000, lo Stato ne incassa 200) e quindi si instaurerebbe un circolo virtuoso che ci farebbe uscire dalla crisi. E' quello che ha fatto la Germania, che va al 4% all'anno, è quello che non hanno fatto gli Stati Uniti, che sono in una crisi nerissima, tanto per fare due esempi.

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di Antonio Rispoli
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