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Parte terza

La crisi economica: le bolle speculative negli Usa


La crisi economica: le bolle speculative negli Usa
23/08/2011, 10:08

(Parte 3)

Il segreto che ha mantenuto su l'economia americana sono le bolle speculative. Incentivando una volta l'una e una volta l'altra, si sono create quelle redistribuzioni di ricchezza necessarie ad impedire la spaccatura del Paese. Alcune sono famose, come quelle degli Yuppies degli anni '80 (ricordate il film Wall Street?) oppure quelle relativa alla cosiddetta New Economy. Entrambe poi finite miseramente: la prima col "giovedì nero" del 1987, primo giorno di una serie di crolli continui in Borsa che crearono seri problemi economici; la seconda con la condanna dei manager della Enron a pene pluridecennali. Ma ci sono altre due bolle speculative più importanti, perchè riguardano la massa, mentre quelle finora esaminate riguardavano le aziende.
La prima è quella delle carte di credito, in vigore sin dagli anni '80 e che adeso è quella che bene o male tiene a galla gli Usa. In pratica il discorso è questo: negli Stati Uniti avere una carta di credito è facilissimo; spesso sono anche un veicolo pubblicitario per certi marchi, quindi la spediscono a casa. Le condizioni di utilizzo sono ottimali: le operazioni in attivo sono gratuite; quelle in passivo, entro i 1000 dollari (limite che può variare, quello indicato è il più utilizzato), hanno solo un piccolissimo tasso di interesse; è accettata da tutti i negozi, anche per comprare le caramelle o giù di lì. Questo le ha rese, in sostanza, una sorta di riserva di denaro, sicchè non è raro trovare un operaio o un impiegato che ne abbia anche cinque o sei diverse. Basta non superare il limite (cosa che costa una segnalazione e tassi di interesse più alti) e non ci sono problemi.
La seconda bolla speculativa su cui mi voglio soffermare è quella immobiliare, nata all'inizio del secolo, dopo l'11 settembre. Per un breve periodo i prezzi delle abitazioni crollarono. Perchè è così importante? Perchè negli Usa affittare una casa è quasi impossibile. Non è raro che vengano chieste cauzioni che vanno dal 10 al 50% del valore dell'immobile; ed è chiaro che se uno ha tanti soldi, tanto vale che la casa l'acquisti. Per questo, come si vede nei film americani, ci sono tanti motel nelle periferie delle città americane: tanti non possono permettersi la casa e quindi vivono nei motel. Che sono cari, ma sono una delle poche alternative possibili per chi ha pochi soldi. C'è gente che è vissuta anni nei motel, prima di riuscire ad avere una casa. Dopo il crollo, a metà del 2002 i prezzi ricominciarono a salire, al punto che una abitazione media poteva aumentare di valore anche del 30% all'anno. La bolla venne incrementata da vari fattori: un certo livello di speculazione, ma anche - per i motivi che poi vedremo - da una serie di acquisti e vendite, fatte anche da persone della "middle class", che acquistava una casa e la rivendeva dopo averci abitato 3-5 anni. Una bolla speculativa che all'inizio del 2008 si sgonfiò di colpo, lasciando centinaia di migliaia di persone con una casa di proprietà, con un mutuo sopra che non si poteva pagare. Infatti nel 2009 i prezzi delle case ebbero un vero crollo, dato che molte di essere finirono nelle mani delle banche che però avevano fretta di disfarsene per recuperare, almeno parzialmente, i soldi - che non avrebbero più ricevuto - del mutuo.
E così abbiamo stabilito i contorni della vicenda. Abbiamo negli Stati Uniti (da cui è indubbio che è partita la crisi) una situazione dove la stragrande maggioranza della popolazione è povera, anche quando lavora; di conseguenza, il suo apporto al mercato interno, come consumatori, è limitato. E questo è un grave limite. Infatti, le regole del mercato (inteso in senso generico ed economico) sono cambiate, negli ultimi 50 anni. Fino all'800, l'industriale creava un prodotto, poi cercava il mercato a cui potesse interessare. Sono famosi, per esempio, i regali che Samuel Colt - inventore dell'omonima pistola e del marchio ancora oggi garanzia in campo armiero - faceva a capi di stato e di governo ed altri importanti personaggi, al fine di poter vendere le proprie armi. Ma all'inizio c'è un primo cambiamento: la catena di montaggio, che permette produzioni in grandi quantità. Questo cambiamento, unito alla produzione di massa e al consumismo del Secondo Dopoguerra, stravolgono le regole del mercato: non è il produttore che deve intercettare un bisogno della popolazione, ma il produttore crea il bisogno nella popolazione, un bisogno che può essere soddisfatto con il suo prodotto. Prendiamo un oggetto comune, come i CD/DVD. Sono indispensabili, nella nostra vita? No, però quasi tutti hanno un lettore a casa loro. Perchè? Perchè è comodo avere la possibilità di registrare film e spettacoli dalla Tv oppure canzoni dalla radio. Una trentina di anni fa la Sony e la Philips studiarono i vantaggi di questo tipo di registrazione, qualitativamente superiore a quello dei nastri magnetici di cui erano fatti audiocassette e videocassette e crearono il bene. Dopo di che, con apposite campagne pubblicitarie fecero vedere quanto era figo averlo e a poco a poco tutti quanti l'hanno comprato.
Questa situazione nasconde però un lato negativo: siamo bombardati da troppa pubblicità. Oggi come oggi, per essere figo uno deve avere il blackberry, l'i-Pad, la macchina con il blue tooth e il cruscotto tecnologico e così via. Ma per comprare tutto, servono i soldi. Quindi il sistema consumistico funziona finchè c'è una vastissima platea di acquirenti. Più e vasta e meglio è. Ma seguendo le istruzioni ordinate dalla "scuola di Chicago" ed imposte dagli organi economici (Fmi, Ocse, Bce, agenzie di rating) si fa la cosa opposta: si tolgono soldi ai più poveri per concentrarli in poche mani. Una situazione complicata da un altro fenomeno, ben conosciuto: la delocalizzazione. SI ha voglia a dire che l'imprenditore è libero di fare quel che vuole. Ma nella realtà l'imprenditore produce nei Paesi dove i costi sono minori, ma non vende là. Produce a quattro soldi, poi centuplica il prezzo e lo vende nei Paesi occidentali. Certo, nel breve periodo il guadagno è assicurato; ma alla lunga, la maggiore disoccupazione e il conseguente abbassamento del potere d'acquisto dei salari (se i disoccupati sono tanti, io posso imporre condizioni capestro ai miei dipendenti; se non ci stanno, li caccio, tanto posso sostituirli facilmente. E' questa l'essenza della lotta che in Italia Confindustria e il governo fanno all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori) riducono la platea di coloro che possono acquistare il bene. O quanto meno, se proprio l'acquistano, lo cambiano con minore frequenza. Se io ho più soldi, magari compro un cellulare all'anno, per avere sempre l'ultimo modello; se non li ho, ne compro uno e lo sostituisco solo quando è rotto.
Ora, stante questa situazione, che negli Usa (dove il lavoro è precario per definizione e le paghe sono molto basse per il lavoro non specialistico) è amplificata al massimo, che succede quando aumenta la disoccupazione?

(3................ continua)

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di Antonio Rispoli
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