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La crisi economica: le soluzioni. Ma chi le applica?


La crisi economica: le soluzioni. Ma chi le applica?
26/08/2011, 10:08

(Parte 6/ultima)

Purtroppo il problema non è localizzato, ma riguarda l'intero occidente e, in prospettiva, il mondo intero. Quindi la soluzione non può essere applicata localmente, ma deve diventare una soluzione internazionale.
E se uno ci pensa, la soluzione è implicita nel problema: se la difficoltà è lo scarso potere di acquisto degli stipendi, che blocca la domanda interna, bisogna aumentare tale potere di acquisto. E c'è un solo modo per farlo: bisogna aumentare gli stipendi. In alternativa (ma questo richiede forti spese pubbliche) aumentare fortemente il welfare, espandendolo a più persone rispetto a prima. E' chiaro che se io oggi mi voglio fare degli esami che costano 100 euro e domani questi esami sono gratuiti, io risparmio 100 euro che posso spendere per altro. E l'esempio che ho fatto non è a caso: quali sono i Paesi che hanno avuto meno problemi dalla crisi economica? Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania. Cosa hanno questi Paesi in comune? Un fortissimo welfare, che rende gratuiti quasi tutti i servizi pubblici (almeno per i redditi bassi) ed aiuta coloro che vengono espulsi dal mondo del lavoro a rientrarci rapidamente (senza fare, come succede in Italia con la cassa integrazione, un regalo enorme alle aziende che guadagnano due volte). Quindi un buon obiettivo sarebbe avvicinarsi a quel sistema. Invece cosa si sente in giro? Solo proposte di tagli al welfare, ai diritti sociali, aumento delle tasse per il ceto medio. Insomma, è come il medico che, vistosi arrivare un paziente morso da un serpente velenoso, per curarlo ordina di iniettargli 10 volte il veleno che ha già preso. Così, se prima c'era qualche tenue possibilità che se la cavasse, adesso siamo sicuri di ammazzarlo.
Immagino l'obiezione: ma se noi aumentiamo il welfare, poi come facciamo a resistere alla concorrenza della Cina e dell'India, che invece puntano ai prezzi bassi? Ora, già il fatto di porre una domanda di questo genere, dal mio punto di vista sarebbe motivo sufficiente per picchiare qualcuno. Perchè è una idiozia: non si potrà mai competere sui prezzi con due Paesi che hanno più di un terzo della popolazione globale. Quello che bisogna fare è estrometterli dal mercato che conta, quello occidentale.
Mi spiego: Cina ed India sono vantaggiose per gli imprenditori europei e statunitensi perchè loro producono lì a 10 e vendono qui a 1000. Ma non potrebbero mai vendere lì a 1000, non c'è mercato, perchè le industrie locali vendono la stessa cosa a 15. Quindi quello che bisogna fare è semplice: creare un grosso nucleo di Paesi (l'Unione Europea va benissimo, è sufficientemente grande ed autosufficiente) all'interno del quale c'è una legislazione comune su lavoro e salari e dazi pesantissimi su tutto ciò che non rispetta questa legislazione. In altri termini, se le industrie che stanno in Cina o in India - anche quelle provenienti dall'Europa - vogliono esportare in Europa, devono garantire orari, pause, stipendi all'altezza; altrimenti i loro prodotti (anche i semilavorati) vengono caricati di tanti di quei dazi da essere antieconomici. Ed è una cosa possibile: se si escludono pochi metalli rari, in Europa abbiamo tutto il necessario per l'autosufficienza. Inoltre è chiaro che questo diventa una sorta di circolo ad inviti: ingresso aperto a chiunque si conformi alle regole. E a Cina ed India conviene più conformarsi alle regole che rischiare l'implosione interna a causa del sovraffollamento.
Sul fatto dell'autosufficienza, qualcuno potrebbe obiettare che non è vero, non siamo autosufficienti per quanto riguarda il petrolio. Vero che abbiamo diversi giacimenti (Polonia, Romania, Inghilterra, Italia, ecc.) ma sono tutti di scarsa capacità. Verissimo. Ma ormai l'era del petrolio è finita, e prima o poi qualcuno deve prenderne atto, prima che il petrolio finisca davvero. Ormai non c'è nulla per cui si usi il petrolio che non possa essere sostituito da altro con vantaggio per i cittadini: come carburante per i veicoli può essere sostituito dall'energia elettrica o dall'idrogeno (per esempio sugli aerei); come carburante per le centrali elettriche può essere sostituito dall'eolico o dal solare; come base per produrre le plastiche può essere sostituito dalle piante, come insegnò Leonardo da Vinci che alla fine del '400 aveva prodotto, partendo dalle piante, una specie di bachelite (è uno dei primi materiali plastici, poco pratico perchè duro e fragile). Ma John T. Ford all'inizio del '900 fece di meglio, creando dalla canapa una materia plastica dura come il metallo, ma molto più elastica, da utilizzare per la carrozzeria delle auto.
L'unico problema di queste soluzioni sta nel fatto che andrebbero contro le industrie che guidano le politiche del Paese. Quelle stesse industrie che, per tutelare i propri interessi economici nel brevissimo termine, stanno distruggendo le economie del mondo. Dal punto di vista economico, quello che sto per dire è una eresia per oltre il 90% degli economisti; ma io sono un eretico da tutti i punti di vista.
Un russo, Juri Kondratiev, studiando i cicli economici, vide che questi avevano un andamento costante, a partire dalla seconda metà del '700, cioè dalla rivoluzione industriale. Ogni 50 anni circa il ciclo ricominciava daccapo. Esso prevedeva una fase ascendente, di progresso economico, spesso accompagnato da una novità destinata a segnare il periodo; a questo seguiva un picco con una forte crisi economica e la discesa; poi si ricomincia. Senza fare tutto l'elenco, parliamo solo del '900: il primo dei due cicli del secolo inizia alla fine dell'800, con uno sviluppo economico che porta in Europa anche la Prima Guerra Mondiale; poi la crisi del 1929 e la discesa, terminata nel 1945, con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Da qui si risale con il boom economico tra gli anni '50 e '60, fino alla crisi dello shock petrolifero del 1973. Da qui la discesa progressiva, che sarebbe dovuta termine con una crisi negli anni '90. Una crisi che però non c'è stata, perchè, come ho raccontato prima, si sono create bolle speculative (vedi Usa) o enormi deficit (vedi Italia) per imopedirle. Ma chi ne ha tratto vantaggio? Certo non i cittadini, bensì le grandi aziende nazionali (ovviamnete ogni nazione ha tutelato le proprie). Quando Amato (Presidente del Consiglio) e i suoi sucessori e CIampi (Direttore Generale della Banca d'Italia) bruciarono tutte le riserve della Banca d'Italia tra il 1992 e il 1996 (in quella occasione dovemmo impegnare presso la Bundesbank tedesca anche una parte del nostro oro per avere un prestito), non tutelarono il signor Mario Rossi, ma le industrie pubbliche e private dell'Italia. Ma a cosa ha portato questo? Che noi siamo entrato in un ciclo di sviluppo da cui siamo fuori. E' un ciclo che questa volta riguarda l'Asia e l'Africa, che invece crescono (tra qualche alto e basso) a buon ritmo. Ma tra il 2025 e il 2030, grosso modo, è lecito aspettarsi la crisi. Prima di allora, noi questi problemi, che ci trasciniamo dietro da 40 anni li dobbiamo risolvere; altrimenti ci troveremo nella situazione di affrontare una traversata nel deserto senza acqua, senza cibo e dopo un lungo digiuno. Non sono certo le condizioni ottimali.



(Fine)

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di Antonio Rispoli
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