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La definizione delle controversie tra pubblica amministrazione e contribuente


La definizione delle controversie tra pubblica amministrazione e contribuente
21/03/2009, 22:03

La complessità dell’archetipo normativo su cui si fonda il sistema tributario italiano ha reso necessaria l’introduzione di un sistema che preveda, nel caso di controversie tra pubblica amministrazione e contribuente, una soluzione concordata. Soluzione che troviamo anche nel diritto penale sotto la forma del patteggiamento. Sebbene nel 1973 la riforma fiscale abolì gran parte delle ipotesi di concordato fiscale, con il decreto legislativo 19 giugno 1997 n. 218, assistiamo ad una netta inversione di tendenza volta a ripristinare il sistema delle soluzioni concordate a tutto vantaggio dell’alleggerimento del lavoro delle commissioni tributarie.
Tale inversione di tendenza si manifesta in tutta la sua effettività con l’introduzione dell’accertamento con adesione e della conciliazione giudiziale.
L’accertamento con adesione viene introdotto a norma dell’art. 6 del citato decreto a mezzo di un’istanza del contribuente che sospende per 90 giorni il decorso dei termini per la presentazione del ricorso a seguito di un avviso di accertamento. Il vantaggio per il contribuente sta nel fatto che le sanzioni sono ridotte ad un quarto del minimo, sempre che lo stesso si preoccupi di versare entro i termini sia le imposte che le sanzioni che ne derivano. Il vantaggio, per la pubblica amministrazione, si basa sulla fondata possibilità che dalla controversia non nasca un contraddittorio da definirsi a seguito dell’esperimento del processo tributario.
L’accertamento con adesione viene precluso allorquando il contribuente decida di proporre ricorso avverso l’avviso di accertamento. In tale caso resta aperta la possibilità per il contribuente di ricorrere alla conciliazione giudiziale, che prevede comunque il raggiungimento di un accordo tra amministrazione e contribuente ma sotto il controllo del giudice adito ed entro i termini fissati per la prima udienza. I vantaggi in questo caso, per il contribuente, sono ridotti rispetto all’accertamento con adesione, atteso che le sanzioni sono ridotte, questa volta, ad un terzo della somma determinata dall’ufficio.
Resta il vantaggio, per l’amministrazione, di evitare le lungaggini del procedimento tributario stante lo scomodo creato soprattutto alla segreteria della commissione tributaria che ha recepito il ricorso ed ha provveduto ad effettuare le relative notifiche per la discussione in udienza, oltre al lavoro del giudice che partecipa al procedimento di conciliazione.
La percorribilità di una delle due strade enunciate nasce da una libera valutazione degli interessi in gioco fatta da entrambe le parti, ufficio e contribuente. Così il primo tenderà a massimizzare il gettito valutando anche e soprattutto la fondatezza della pretesa erariale così da addivenire a quelle soluzioni concordate fondate su di una pretesa che contenga dei margini di incertezza, il secondo all’opposto tenterà di concordare quelle posizioni basate sulla certezza della pretesa tributaria dell’ufficio al fine di godere dell’indubbio vantaggio della riduzione delle sanzioni.
Così, ripercorrendo le singole possibili strade previste dal sistema tributario antecedenti quella classica del contenzioso tributario si ha:
1) L’autotutela;
2) L’accertamento con adesione;
3) La conciliazione giudiziaria.
Non resta, ai soggetti coinvolti nella controversia tributaria, in caso di esito negativo dei tentativi di conciliazione esperiti di cui sopra, che avventurarsi nel complesso quanto affascinante sistema della giustizia tributaria; pregno di elementi propri del procedimento amministrativo e di altri specifici sanciti dallo statuto del contribuente, volti a contenere la natura di “mero atto” dell’atto impositivo mitigando il potere di supremazia della pubblica amministrazione. 
 

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di Francesco Cossu
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