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La determinazione del progetto dello stato passivo


La determinazione del progetto dello stato passivo
14/06/2009, 01:06

Il progetto di stato passivo, disciplinato dall’art. 95 l.f., ha inizio con l’esame, da parte del curatore, delle domande di ammissione.
Successivamente il curatore predispone elenchi separati dei creditori e dei titolari di diritti su beni mobili e immobili di proprietà o in possesso del fallito, rassegnando per ciascuno le sue motivate conclusioni.
Il curatore può eccepire:
- i fatti estintivi;
- i fatti modificativi;
- i fatti impeditivi del diritto fatto valere;
- l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione.
Il curatore, in base al secondo comma dello stesso art. 95, deposita il progetto di stato passivo nella cancelleria del tribunale almeno quindici giorni prima dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo.
I creditori, i titolari di diritti sui beni ed il fallito possono esaminare il progetto e presentare osservazioni scritte e documenti integrativi fino all’udienza.
Il giudice delegato, anche in assenza delle parti, all'udienza fissata per l'esame dello stato passivo, decide su ciascuna domanda, nei limiti delle conclusioni formulate ed avuto riguardo alle eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d'ufficio ed a quelle formulate dagli altri interessati.
Il giudice delegato, inoltre, può procedere ad atti di istruzione su richiesta delle parti, compatibilmente con le esigenze di speditezza del procedimento.
Il giudice delegato, relativamente alla domanda di ammissione, con decreto succintamente motivato:
- accoglie in tutto o in parte;
- respinge;
- dichiara inammissibile la domanda.
Sono ammessi al passivo con riserva, come abbiamo già avuto modo di vedere, oltre che nei casi stabiliti dalla legge:
1) i crediti condizionati;
2) i crediti per i quali la mancata produzione del titolo dipende da fatto non riferibile al creditore, a meno che la produzione avvenga nel termine assegnato dal giudice;
3) i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o speciale non passata in giudicato, pronunziata prima della dichiarazione di fallimento. Il curatore può proporre o proseguire il giudizio di impugnazione.
In base all’art. 113-bis, il giudice delegato, con decreto, modifica lo stato passivo disponendo che la domanda deve intendersi accolta definitivamente (scioglie la riserva), quando, su istanza del curatore o della parte interessata, si verifica l’evento che ha determinato l’accoglimento della domanda con riserva.
Le operazioni di determinazione dello stato passivo possono avere durata superiore a quello di una sola udienza. In tal caso, il giudice delegato rinvia la sua continuazione ad una data che non vada oltre gli otto giorni successivi.
Terminato l'esame di tutte le domande, il giudice delegato forma lo stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria.
L’ultimo comma dell’art. 96 l.f. sancisce il principio secondo cui il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e le decisioni assunte dal tribunale producono effetti soltanto ai fini del concorso.
Lo stato passivo nonostante il decreto di esecutività non è rigido. Esso può essere soggetto a modifiche ed evoluzioni se le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili sono depositate in cancelleria oltre il termine di trenta giorni prima dell'udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo.
In tale caso, l’art. 101 l.f. considera, le domande così presentate, tardive; in caso di particolare complessità della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, può prorogare il termine di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo fino a diciotto mesi.
Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle medesime forme di cui all'art. 95 l.f. Inoltre, il curatore dà avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell'udienza.
Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa non imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene sino all'accertamento del diritto.
Decorso il termine dei dodici mesi e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l'istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.
Il tribunale, con decreto motivato da adottarsi prima dell'udienza per l'esame dello stato passivo, dispone non farsi luogo al procedimento di accertamento del passivo relativamente ai crediti concorsuali se risulta che non può essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano chiesto l'ammissione al passivo, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura:
- quando vi sia istanza del curatore depositata almeno venti giorni prima dell'udienza stessa
- l’istanza deve essere corredata da una relazione sulle prospettive della liquidazione:
- devono essere sentiti il comitato dei creditori ed il fallito.
Il curatore comunica il decreto ai creditori che abbiano presentato domanda di ammissione al passivo. I medesimi creditori possono, nei quindici giorni successivi, presentare reclamo alla corte di appello, che provvede con decreto in camera di consiglio, sentito il reclamante, il curatore, il comitato dei creditori ed il fallito.
Il curatore, una volta dichiarata l’esecutività dello stato passivo, deve comunicare a ciascun creditore l’esito della domanda e l’avvenuto deposito in cancelleria dello stato passivo, per consentire a tutti coloro che hanno presentato la domanda di ammissione al passivo. Tale comunicazione deve essere data a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, tramite telefax ovvero posta elettronica.
Il curatore, nella medesima comunicazione di ammissione allo stato passivo, informa il creditore del diritto di proporre opposizione in caso di mancato accoglimento della domanda.
L’art. 98 l.f. consente al creditore che abbia presentato domanda di ammissione al passivo, uno strumento contro l’esecutività dello stato passivo:
- opposizione. Attraverso lo strumento dell'opposizione, il creditore ovvero il titolare di diritti su beni mobili o immobili hanno la possibilità di contestare l’accoglimento in parte oppure l’esclusione della propria domanda di ammissione al passivo. Il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili devono proporre l'opposizione nei confronti del curatore.
- impugnazione dei crediti ammessi. Attraverso lo strumento dell’impugnazione il curatore, il creditore ovvero il titolare di diritti su beni mobili o immobili hanno la possibilità di contestare l’accoglimento della domanda di un creditore o di altro concorrente. Il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili devono rivolgere l'impugnazione nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda è stata accolta. Al procedimento partecipa anche il curatore.
- revocazione. Attraverso lo strumento della revocazione il curatore, il creditore ovvero il titolare di diritti su beni mobili o immobili, decorsi i termini per la opposizione della opposizione o della impugnazione, hanno la possibilità di chiedere la revoca del provvedimento di accoglimento o di rigetto se si scopre che essi sono stati determinati da falsità, dolo, errore essenziale di fatto o dalla mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile. Il curatore, il creditore ovvero il titolare di diritti su beni mobili o immobili devono proporre la revocazione nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda è stata accolta, ovvero nei confronti del curatore quando la domanda è stata respinta. Nel primo caso, al procedimento partecipa il curatore.
 Gli errori materiali contenuti nello stato passivo sono corretti con decreto del giudice delegato su istanza del creditore o del curatore, sentito il curatore o la parte interessata.
Le impugnazioni di cui sopra devono essere proposte con ricorso depositato presso la cancelleria del tribunale entro trenta giorni dalla comunicazione dell’esito del procedimento di accertamento dello stato passivo ovvero in caso di revocazione dalla scoperta del fatto o del documento.
Il ricorso, ai sensi del secondo comma dell’art. 99, deve contenere:
1) l'indicazione del tribunale, del giudice delegato e del fallimento;
2) le generalità dell'impugnante
3) l'elezione del domicilio in un comune sito nel circondario del tribunale che ha dichiarato il fallimento;
4) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l'impugnazione e le relative conclusioni;
5) a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio, nonché l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, al quale può delegare la trattazione del procedimento, e fissa con decreto l'udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato, a cura del ricorrente, al curatore ed all’eventuale controinteressato entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto.
Tra la data della notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni.
Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale.
La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria difensiva contenente, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonché l'indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
L’intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste.
Il giudice provvede, anche ai sensi del terzo comma, all'ammissione ed all'espletamento dei mezzi istruttori.
Il giudice delegato al fallimento non può far parte del collegio.
Il collegio provvede in via definitiva sull'opposizione, impugnazione o revocazione con decreto motivato entro sessanta giorni dall'udienza o dalla scadenza del termine eventualmente assegnato per il deposito di memorie.
Il decreto è comunicato dalla cancelleria alle parti che, nei successivi trenta giorni, possono proporre ricorso per cassazione.
 

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di Francesco Cossu
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