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La dichiarazione dei redditi


La dichiarazione dei redditi
28/05/2009, 13:05

Il sistema fiscale italiano è basato sull’autodeterminazione delle imposta da parte dei contribuenti, siano essi persone fisiche o giuridiche. Gli stessi diventano quindi attori del procedimento di soddisfazione della pretesa tributaria dell’erario. Per fare ciò nasce l’obbligo in capo a tali soggetti (percettori di redditi nel relativo periodo di imposta) di compilare un modello di dichiarazione dei redditi conforme a quello predisposto con decreto dirigenziale, contenente una serie di informazioni di tipo eterogeneo che le attribuiscono il carattere di documento complesso; lo stesso viene definito da parte della dottrina una dichiarazione di scienza, priva quindi delle caratteristiche tipiche degli atti negoziali.
Per determinare con maggiore precisione i soggetti obbligati alla redazione e presentazione della dichiarazione dei redditi bisogna tenere presente che:
1) la dichiarazione dei redditi va presentata anche se, pur in presenza di redditi, la dichiarazione genera un’imposta pari a zero;
2) gli imprenditori ed i lavoratori autonomi, obbligati alla tenuta delle scritture contabili, devono presentare la dichiarazione anche in assenza di redditi;
3) i soggetti Iva devono presentare la dichiarazione anche in assenza di operazioni imponibili l’imposta.
La predisposizione della dichiarazione dei redditi comporta il successivo obbligo da parte del soggetto dichiarante della presentazione della stessa all’Agenzia delle Entrate attraverso tre distinte modalità: la prima prevede la consegna della stessa in forma cartacea su modello conforme ad un istituto di credito o ad un ufficio postale, la seconda prevede l’inoltro della stessa per via telematica utilizzando il software predisposto per i contribuenti on line, il terzo prevede la consegna della stessa ad un uno degli intermediari abilitati.
I termini previsti per la presentazione della dichiarazione dei redditi variano a seconda della tipologia di soggetto che la predispone oltre che dalla modalità scelta per la presentazione, così nel caso della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche e delle società di persone la stessa va presentata, in forma cartacea, tra il primo maggio ed il trenta giugno (in via telematica entro il 31 ottobre); nel caso di quella dei redditi delle persone giuridiche,  in forma cartacea, entro un mese dall’approvazione del bilancio (in via telematica entro due mesi da tale data). Il mancato rispetto di tali termini genera le distinte categorie delle dichiarazioni oltre termine (dette tardive) e di quelle oltre ogni termine (dette ultratardive) dove mentre per le prime (presentate entro 90 giorni dalla scadenza) resta il valore dichiarativo delle stesse sebbene venga applicata una sanzione amministrativa, le seconde vengono considerate omesse e potranno essere utilizzate dall’amministrazione per pretendere il pagamento delle somme dovute, ma non dal contribuente che potrà comunque subire l’accertamento d’ufficio dei redditi.
Particolari problemi nascono nel caso in cui il contribuente si accorga di aver commesso determinati errori nella liquidazione dell’imposta relativa ad una dichiarazione già presentata. Distinguiamo a tal proposito due distinti casi: il primo in cui lo stesso abbia dichiarato più del dovuto ed il secondo in cui il contribuente abbia dichiarato meno del dovuto.
Il primo caso ha per anni costituito un notevole problema, stante l’assenza di una specifica norma che consenta la rettifica dei dati dichiarati, che lasciava al contribuente solo due strade da percorrere consistenti nella richiesta di rimborso delle maggiori somme versate, o dell’impugnazione degli atti con cui l’amministrazione chiedeva il versamento dell’imposta dichiarata e non versata. L’annosa questione è stata risolta a seguito dell’emanazione di una norma  che consente al contribuente, dal primo gennaio 2002 di presentare una dichiarazione integrativa entro il periodo di imposta successivo.
Il secondo caso consente al contribuente di presentare una dichiarazione integrativa sempre che non siano iniziati i controlli fiscali nei confronti dello stesso. Per incentivare tale spontanea regolarizzazione della propria posizione da parte del contribuente il D. lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, consente il ravvedimento cosiddetto “breve”, entro 30 giorni dalla violazione con la riduzione delle sanzioni ad un ottavo del minimo e quello “lungo”, entro il termine di scadenza previsto per la presentazione della dichiarazione successiva con la riduzione delle sanzioni ad un sesto del minimo. Considerata la sanzione base del 30% le rispettive sanzioni ridotte sarebbero così del 3,75% e del 5%.
Nonostante sia prevista la possibilità di ravvedere eventuali dichiarazioni viziate, resta comunque la necessità di inquadrare tali dichiarazioni nelle varie fattispecie di dichiarazioni nulle, infedeli ed incomplete, oltre a quelle omesse e tardive già trattate in precedenza. Ciò anche al fine di determinare le sanzioni previste per ogni singola violazione. Così per dichiarazione nulla viene intesa quella non redatta su modelli conformi, quella non sottoscritta (sebbene l’ufficio debba necessariamente chiamare il contribuente per regolarizzare la posizione) o sottoscritta da persona non legittimata. Tale dichiarazione viene considerata come omessa comportando le conseguenze di cui sopra. La dichiarazione infedele consta di un reddito netto indicato in un ammontare diverso da quello reale  e quella incompleta che omette di dichiarare una fonte reddituale.
Per tali violazioni, la sanzione amministrativa è la medesima e si sostanzia nell’applicazione di una sanzione pari ad uno o due volte l’imposta non dichiarata.
 

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di Francesco Cossu
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