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La situazione greca migliorata dopo 4 anni di cura BCE?

La Grecia: esempio di cosa succede a dare retta alla BCE


La Grecia: esempio di cosa succede a dare retta alla BCE
03/10/2011, 17:10

Quello che sta succedendo in Grecia in questi giorni non è una novità. Cose simili sono successe in molti altri Paesi, a cominciare dagli anni '80: dal Vietnam al Messico, passando per l'Africa e l'Argentina. Sono assolutamente prevedibili, cambiano solo i tempi con cui si giunge alla fine economica del Paese. A meno che non succede qualcosa che inverte la tendenza.
Nel 2008, quando la Grecia comincia a denunciare la crisi, la situazione economica era pessima: un rapporto deficit/Pil del 12,7% (secondo i criteri di Maastricht non deve superare il 3%); un rapporto debito pubblico/Pil al 99% (per Maasricht, deve essere non oltre il 60%) ed un Pil che era decresciuto di circa 3 punti percentuali in quell'anno. Sono dati economicamente pessimi.
Quindi da allora cominciarono gli aiuti. In cambio la Grecia avrebbe dovuto applicare la ricetta della BCE. Che è la stessa che viene proposta da tutti i cosiddetti "esperti": il Presidente della BCE Trichet, l'ex Presidente dell'FMI Dominique Strauss-Kahn, il Presidente della Fed Bernakke, il futuro presidente della BCE Mario Draghi, solo per fare qualche nome. E poi gli economisti di grido, quelli che stanno sempre in TV a pontificare. Propongono una ed una sola ricetta, basata sul taglio della spesa pubblica e del welfare, sulle privatizzzioni e liberalizzazioni, sulla riduzione delle pensioni e sulla flessibilità nel mondo del lavoro. Ecco, quanto si sente qualcosadel genere, meglio prepararsi, perchè c'è la fregatura. Infatti, il taglio della spesa pubblica nasconde l'azzeramento del welfare (pensioni comprese); le privatizzazioni è solo un modo gentile per definire la svendita ai privati dei beni dello Stato; e la flessibilità nel mondo del lavoro sottintende la precarizzazione spinta e l'annientamento dei diritti dei lavoratori, nonchè un forte calo dei salari.
E così è stato fatto in Grecia. Che, a dire il vero, aveva bisogno di una cura dimagrante: una società con 300 dipendenti per salvaguardare un lago che non esiste più dalla Prima Guerra Mondiale, è alquanto inutile; così come è assurdo prevedere nei contratti pubblici un premio per il dipendente che entra in ufficio in orario. Ma qui si è fatta la cosa sbagliata: si è tagliato l'essenziale, dietro ordine della BCE. SI sono tagliati gli stipendi, le pensioni, si sono licenziati i dipendenti pubblici. Solo nel 2009 sono state fatte manovre per oltre 25 miliardi, pari al 15% del Pil. Per fare un paragone, sarebbe come se in Italia se ne facesse una da 200 miliardi, più del doppio di quanto ha fatto il governo quest'anno. Non solo. Ma come succede con i migliori usurai, gli aiuti dati alla Grecia erano subordinbati ad alcune condizioni. Per esempio, all'acquisto di armamenti per oltre un terzo della somma ricevuta dalle industrie tedesche e francesi. Compreso l'acquisto di sei sottomarini (indispensabili - per modo di dire - in un mare stretto ed in generale relativamente poco profondo, quale è il Mediterraneo, dove possono navigare male e con molti rischi) dalla Francia.
Le cose sono andate avanti così anche nel 2010 e nel 2011. Ovviamente la popolazione non ha digerito questi attacchi al welfare, alla scuola, al mondo del lavoro, ecc. e si è ribellata, talvolta anche in modo violento. Ma il governo, sia pure con un rimpasto, è andato avanti, approvando tutte le misure imposte dalla BCE.
E la situazione adesso qual è? E' migliorato qualcosa? No. Il rapporto deficit/Pil è all'8,5%, il rapporto tra debito pubblico e Pil è raddoppiato, praticamente, arrivando al 179% (nel 2008 era pari a circa 160 miliardi, oggi corre verso i 300 miliardi). E il Pil, nel 2011, è previsto in calo del 2,5%, stabilendo così un record negativo, con il quarto anno consecutivo in recessione.
Allora la domanda sorge spontanea: visto che a seguire i suggerimenti della BCE succede questo, non sarebbe una cosa più intelligente fare esattamente il contrario? Non è un caso se i Paesi che in Europa hanno risentito meno della crisi sono stati proprio la Germania e i Paesi scndinavi, cioè quei Paesi che hanno un fortissimo welfare, salari e pensioni elevate ed uno Stato che si occupa di tutti i servizi essenziali.

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di Antonio Rispoli
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