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La lettera della BCE e il servilismo del governo italiano


La lettera della BCE e il servilismo del governo italiano
29/09/2011, 16:09

E' stata resa nota dal Corriere della Sera, integralmente, la lettera che la BCE lo scorso 5 agosto mandò al governo italiano. Non erano inviti, ma veri e propri diktat, che il governo italiano ha accettato senza fiatare, almeno per la grande maggioranza. Vediamo perchè.

- Riforma costituzionale per rendere più stringenti i vincoli di bilancio: è stata presentata la legge costituzionale dal Cdm, che impone il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione. E' una stupidaggine, in senso assoluto, ed incentiverà il proposito di barare con i documenti ufficiali, come tutte le imposizioni eccessivamente ed inutilmente rigide.

- Il pareggio di bilancio va raggiunto al massimo entro il 2013 (inizialmente il governo aveva previsto entro il 2014), mentre entro il 2012 si dovrà raggiungere un deficit non superiore all'1%. ANche questo è stato eseguito, alameno sulla carta. In realtà, essendo stata colpita pesantemente la crescita e lo sviluppo del Paese, questi obiettivi sono lontanissimi, tanto che stanno faacendo un'altra manovra fiscale.

- Taglio delle pensioni di anzianità: è da ottenere ritardando il più possibile l'andata in pensione dei lavoratori

- Ridurre le spese per il pubblico impiego, riducendo gli stipendi (difficile accontentarli, considerando che il turn over è bloccato da molti anni e gli stipendi sono già congelati fino al 2014).

- Modificare la contrattazione collettiva in modo da potenziare il potere contrattuale delle imprese, che devono poter imporre le condizioni sui lavoratori. Ovviamente nella letteraa non è scritto in maniera così esplicita, sono usate circonlocuzioni, ma il concetto è questo. Ed è questo il contenuto dell'articolo 8, così contestato, della manovra, che dà alle aziende la libertà di licenziare. Una libertà di licenziare che è espressamente odinata nella lettera, anche se viene "ammorbidita" dall'invito a creare "politiche attive per la riallocazione nel mercato del lavoro" e "una assicurazione sulla disoccupazione".

- liberalizzazione dei servizi pubblici locali e degli ordini professionali. Ma tra il referendum e la ferrea opposizione degli appartenenti ai suddetti ordini professionali presenti nella maggioranza, questo punto è stato abbastanza disatteso.

- Introdurre una clausola automatica che tagli le spese pubbliche orizzontalmente (ed è stato fatto: se non si ricavano 20 miliardi entro il 2013 dalla riforma fiscale e dalla riforma previdenziale, verranno tagliati del 20% tutti gli aiuti alle famiglie).

- Eliminare alcuni degli enti intermedi (come per esempio potrebbero essere le province, ma la Lega si oppone) e mettere sotto ferreo controllo dall'alto le spese degli enti locali, magari organizzando economie di scala (cioè eliminare enti troppo piccoli e sostituirli con enti più grandi). Insomma, è esattamente il contrario del falso federalismo finora portato avanti dal Pdl e dalla Lega Nord.

Come si vede, il governo ha eseguito in maniera molto obbediente, dimostrando un servilismo ed una mancanza di dignità assoluta. E dimostrando la mancanza di dignità del popolo italiano, che non si è opposto in alcuna maniera, come non si è opposta l'opposizione, al di là di qualche intervento di facciata.
Ma almeno sono interventi utili? Assolutamente no. Tolto qualcosa che può essere accettabile o meno a seconda di come viene dettagliato (come per esempio la liberalizzazione e persino la vendità di asset pubblici), il resto serve solo a peggiorare la situazione economica italiana.
Infatti, aumentare il potere ricattatorio delle aziende, significa solo diminuire gli stipendi dei lavoratori, come dimostra l'esperienza della Fiat: i referendum a Pomigliano d'Arco, a Mirafiori e a Grugliasco sono stati vinti dall'azienda, ma i lavoratori non hanno mantenuto il loro posto di lavoro (almeno non tutti) e quelli che sono rimasti hanno dovuto accettare una sostanziale riduzione dello stipendio, dato che l'azienda può chiedere loro fino a 20 ore a settimana di straordinario non retribuito ed obbligatorio. Così come il licenziamento facile, uno dei totem del liberismo portato avanti dagli organismi economici internazionali, non produce alcun dato positivo, ma solo stipendi più bassi. Ma l'Italia ha una domanda interna che crolla quasi costantemente da almeno una decina di anni. La prima cosa da fare è aumentarla. E per fare questo bisogna agire in maniera diametralmente opposta a quella imposta dalla BCE: colpire i portafogli delle aziende e dei ricchi ed usare quelle risorse per aumentare stipendi e pensioni. Detto in termini terra terra, bisogna dare i soldi a chi soldi non ha, in modo che possa comprare nuovamente come prima. Senza questo passo, non ci sarà mai alcuna ripresa.
Naturalmente questo non è l'unico mezzo, ce ne sono diversi, per raggiungere quell'obiettivo. Ma la strada da intraprendere è questa, non quella imposta dalla BCE. E lo si vede in Grecia: nel 2008 era un Paese fortemente indebitato e che sprecava denaro pubblico. Oggi è un Paese fortissimamente indebitato, con una economia nazionale rasa al suolo (sopravvive giusto un po' il turismo) e con la popolazione praticamente in rivolta costante, ma senza nessuna possibilità di risorgere, a meno di un miracolo. E perchè? Per aver obbedito agli ordini della BCE

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di Antonio Rispoli
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