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La li­quidazione coatta amministrativa


La li­quidazione coatta amministrativa
07/12/2009, 18:12

La liquidazione coatta amministrativa, procedura di carattere amministrativa, ha come finalità la liquidazione di determinate imprese, in particolare di quelle imprese a carattere pubblico ovvero di quelle imprese, private, soggette a particolare tipo di controllo.

Le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, quindi, non sono tutte le imprese di carattere commerciale, bensì le imprese indicate in modo esplicito da leggi speciali.

Le imprese rispondenti a tali caratteristiche sono: le banche, le assicurazioni, le cooperative e loro consorzi, la Monte Titoli s.p.a., le Sim, le società di gestione dei fondi comuni di investimento, le Sicav, le società fiduciarie, le società di revisione, le società di gestione accentrata.

Ciascuna legge speciale, regolante le suddette imprese, regolamenta anche l’assoggettamento e, in determinati casi, le diverse fasi della liquidazione coatta.

Salvo le disposizioni dettate dalle leggi speciali, una disciplina generale è dettata dal legislatore fallimentare agli artt. 194 e ss. l. fall.

Le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa non possono essere soggette al fallimento, con esclusione delle cooperative, le quali sono soggette ad entrambe le procedure.

Un’impresa, di cui si accerti lo stato di insolvenza, è soggetta a liquidazione coatta amministrativa con decreto disposto dalla autorità governativa preposta alla vigilanza sull’impresa.

Lo stato di insolvenza, però, non è il solo presupposto oggettivo, in quanto l’impresa può essere sottoposta anche in presenza di evidenti irregolarità di amministrazione ovvero violazione a leggi speciali o anche statutarie.

Se un’impresa, soggetta a liquidazione coatta amministrativa con esclusione del fallimento, si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo dove l’impresa ha la sede principale, dichiara con sentenza, su richiesta di uno o più creditori, ovvero dell’autorità che ha la vigilanza dell’impresa o di questa stessa, lo stato di insolvenza.

Prima di provvedere, il tribunale deve sentire il debitore e l’autorità governativa che ha la vigilanza sull’impresa.

La sentenza è comunicata entro tre giorni all’autorità competente affinché disponga la liquidazione ed è soggetta alle medesime forme di pubblicità previste per la sentenza dichiarativa di fallimento.

Contro la sentenza che dichiara lo stato di insolvenza può essere proposto reclamo entro trenta giorni presso la corte d’appello.

Ancora è ammessa opposizione contro il decreto che, eventualmente, respingesse il ricorso per la dichiarazione di insolvenza.

Il provvedimento che ordina la liquidazione coatta, in base all’art. 197 l.f., deve essere pubblicato integralmente nella Gazzetta Ufficiale e iscritto presso l’ufficio del registro delle imprese, entro dieci giorni dalla sua data.

Il provvedimento che ordina la liquidazione coatta o con altro successivo, nomina il commissario liquidatore, un comitato di sorveglianza, formato da tre o cinque esperti nel settore operante l’impresa.

Se l’impresa è di elevata importanza, possono essere nominati tre commissari liquidatori le cui decisioni sono prese a maggioranza.

Il commissario liquidatore, secondo la disposizione dell’art. 199 l.f., ricopre il ruolo di pubblico ufficiale. Al commissario liquidatore si applicano le norme dettate per la responsabilità del curatore fallimentare.

Dalla data del provvedimento di liquidazione trovano applicazione le norme in tema di effetti sul patrimonio del debitore tipiche del fallimento e se l’impresa è una società ovvero una persona giuridica, cessano le funzioni delle assemblee e degli organi di amministrazione e controllo.

Se lo stato di insolvenza viene accertato giudizialmente si applicano le norme relative agli atti pregiudizievoli ai creditori e le sanzioni penali disposte per il fallimento.

Il commissario liquidatore procede a tutte le operazioni della liquida­zione secondo le direttive dell'autorità che vigila sulla liquidazione, e sotto il controllo del comitato di sorveglianza.

Il commissario forma l’inventario dopo avere preso in consegna:

- i beni compresi nella liquidazione;

- le scritture contabili;

- altri documenti dell’impresa.

Il commissario liquidatore deve ricevere dall’imprenditore ovvero dagli amministratori il conto della gestione relativo al tempo posteriore all’ultimo bilancio.

Il commissario deve predisporre, ogni sei mesi, una relazione sulla situazione patrimoniale dell’impresa e sull’andamento della gestione accompagnata da un rapporto del comitato di sorveglianza.

Entro un mese dalla nomina, il commissario deve comunicare ai creditori mediante raccomandata con avviso di ricevimento, le somme risultanti a credito dalle scritture contabili e dai documenti dell’impresa.

Entro quindici giorni dal ricevimento della raccomandata, i creditori possono fare pervenire al commissario liquidatore, sempre attraverso raccomandata, osservazioni o istanze.

I creditori che non hanno ricevuto detta comunicazione, entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento di liquidazione, possono chiedere il riconoscimento dei propri crediti e la restituzione dei propri beni.

Entro novanta giorni dalla data del provvedimento, il commissario deve redigere l’elenco dei crediti ammessi o respinti alla procedura e lo deposita nella cancelleria del luogo dove l’impresa ha la sede principale. Con il deposito dell’elenco in cancelleria, questo diventa esecutivo.

Le impugnazioni, le domande tardive di crediti e le domande di rivendica e di restituzione sono disciplinate dagli artt. 98, 99, 101 e 103, sostituiti al giudice delegato il giudice istruttore ed al curatore il commissario liquidatore.

Le eventuali opposizioni ed impugnazioni sono proposte, con ricorso al presidente del tribunale, entro quindici giorni dal deposito.

Il commissario provvede alla liquidazione dell’attivo.

Per la vendita degli immobili e per la vendita dei beni in blocco, in base al secondo comma dell’art. 210 l.f., occorre l’autorizzazione dell’autorità che vigila sulla liquidazione e il parere del comitato di sorveglianza.

La ripartizione dell’attivo segue norme somiglianti a quelle detta per il fallimento.

Prima dell'ultimo riparto ai creditori, il bilancio finale della liquidazione con il conto della gestione e il piano di riparto tra i creditori, accompagnati da una relazione del comitato di sorveglianza, devono essere sottoposti all'autorità, che vigila sulla liquidazione, la quale ne autorizza il deposito presso la cancelleria del tribunale e liquida il compenso al commissario.

Dell’avvenuto deposito, a cura del commissario liquidatore, è data comunicazione ai creditori ammessi al passivo ed ai creditori prededucibili nelle forme previste dall’art. 26, terzo comma, ed è data notizia mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale e nei giornali designati dall’autorità che vigila sulla liquidazione.

Gli interessati possono proporre le loro contestazioni con ricorso al tribunale nel termine perentorio di venti giorni, decorrente dalla comunicazione fatta dal commissario a norma del primo comma per i creditori e dalla inserzione nella Gazzetta Ufficiale per ogni altro interessato.

Le contestazioni sono comunicate, a cura del cancelliere, all’autorità che vigila sulla liquidazione, al commissario liquidatore e al comitato di sorveglianza, che nel termine di venti giorni possono presentare nella cancelleria del tribunale le loro osservazioni. Il tribunale provvede con decreto in camera di consiglio. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell’art. 26.

Decorso il termine senza che siano proposte contestazioni, il bilancio, il conto di gestione e il piano di riparto si intendono approvati, e il commissario provvede alle ripartizioni finali tra i creditori. Si applicano le norme dell'articolo 117, e se del caso degli articoli 2495 e 2496 del codice civile

Altra modalità di chiusura della liquidazione coatta amministrativa è quella dettata dall’art. 214 l.f.: il concordato.

L’autorità che vigila sulla liquidazione, su parere del commissario liquidatore, sentito il comitato di sorveglianza, può autorizzare l’impresa in liquidazione, uno o più creditori o un terzo a proporre al tribunale un concordato, a norma dell’art. 124, osservate le disposizioni dell’art. 152, se si tratta di società.

La proposta di concordato è depositata nella cancelleria del tribunale col parere del commissario liquidatore e del comitato di sorveglianza, comunicata dal commissario a tutti i creditori ammessi al passivo nelle forme previste dall’art. 26, terzo comma, e pubblicata mediante inserzione nella Gazzetta Ufficiale e deposito presso l’ufficio del registro delle imprese.

I creditori e gli altri interessati possono presentare nella cancelleria le loro opposizioni nel termine perentorio di trenta giorni, decorrente dalla comunicazione fatta dal commissario per i creditori e dall’esecuzione delle formalità pubblicitarie di cui al secondo comma per ogni altro interessato.

Il tribunale, sentito il parere dell’autorità che vigila sulla liquidazione, decide sulle opposizioni e sulla proposta di concordato con decreto in camera di consiglio. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli artt. 129, 130 e 131.

Il commissario liquidatore con l’assistenza del comitato di sorveglianza sorveglia l’esecuzione del concordato.

La sentenza è ricorribile in cassazione entro sessanta giorni dall’affissione della sentenza. Inoltre è impugnabile anche dal commissario liquidatore.

Il concordato può essere soggetto a risoluzione nel caso di inadempimento e a annullamento in caso di dolo.

Se il concordato non è eseguito, il tribunale, su ricorso del commissario liquidatore o di uno o più creditori, pronuncia, con sentenza in camera di consiglio, la risoluzione del concordato. Si applicano le disposizioni dei commi dal secondo al sesto dell'art. 137.

Su richiesta del commissario o dei creditori il concordato può essere annullato a norma dell'art. 138.

Risolto o annullato il concordato, si riapre la liquidazione amministrativa e l'autorità che vigila sulla liquidazione adotta i provvedimenti che ritiene necessari.

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di Francesco Cossu
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