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La liquidazione dell'attivo del fallimento


La liquidazione dell'attivo del fallimento
21/08/2009, 15:08

Il Capo VI del R. D. n. 267/1942, quasi completamente riscritto dal legislatore riformatore, detta la disciplina caratterizzante la procedura fallimentare: la liquidazione dell’attivo volta alla soddisfazione dei creditori. Inoltre, ed ecco la novità, il legislatore ha introdotto in tale Capo la disciplina relativa all’esercizio provvisorio dell’impresa del fallito (art. 104 l.f.), disciplina dettata in precedenza dall’art. 90 l.f., la disciplina relativa all’affitto dell’azienda o di rami dell’azienda (art. 104-bis l.f.), quella relativa al programma di liquidazione (art. 104-ter l.f.) e quella relativa alla vendita dell’azienda, di rami, di beni e rapporti in blocco (art. art. 105 l.f.).
Il tribunale, in base al dettato del riformato art. 104 l.f., unitamente alla sentenza dichiarativa del fallimento, può disporre l'esercizio provvisorio dell'impresa, anche limitatamente a specifici rami dell'azienda. Tale disposizione deriva dall’esigenza di tutelare il “bene impresa” ed è previsto laddove, l’interruzione delle attività imprenditoriali, può provocare un danno grave, purché non arrechi pregiudizio ai creditori.
In un secondo momento il giudice delegato, previo parere favorevole del comitato dei creditori e su proposta del curatore, può autorizzare, con decreto motivato, la continuazione temporanea dell'esercizio dell'impresa, anche limitatamente a specifici rami dell'azienda, fissandone la durata.
Durante il periodo di esercizio provvisorio, il comitato dei creditori è convocato dal curatore, almeno ogni tre mesi, per essere informato sull'andamento della gestione e per pronunciarsi sull'opportunità di continuare o interrompere l'esercizio.
Il giudice delegato deve ordinare la cessazione dell’esercizio provvisorio nell’ipotesi in cui il comitato dei creditori ravvisasse l'inopportunità della continuazione dell'esercizio.
Il tribunale, a sua volta, ha la facoltà, e non l’obbligo, di ordinare la cessazione dell'esercizio provvisorio in qualsiasi momento laddove ne ravvisi l'opportunità. Il tribunale decide con decreto in camera di consiglio non soggetto a reclamo sentiti il curatore ed il comitato dei creditori.
Il curatore, secondo quanto disposto dal quinto comma dell’art. 104 l.f., deve presentare un rendiconto dell'attività mediante deposito in cancelleria. Tale obbligo deve essere adempiuto ogni semestre, o comunque alla conclusione del periodo di esercizio provvisorio.
In ogni caso il curatore informa senza indugio il giudice delegato e il comitato dei creditori di circostanze sopravvenute che possono influire sulla prosecuzione dell'esercizio provvisorio.
Durante il periodo in cui l’impresa fallita è soggetta ad esercizio provvisorio, i contratti pendenti proseguono, salvo che il curatore non intenda sospenderne l'esecuzione o scioglierli ed i crediti sorti sono soddisfatti in prededuzione.
Il giudice delegato, una volta terminata la vendita dei beni mobili e immobili del fallito, provvede alla distribuzione della somma ricavata.
Il curatore, ogni due mesi, deve presentare la giudice delegato un prospetto delle somme disponibili ed un progetto di ripartizione di tali somme.
Il giudice può apportare delle variazioni e ordina il deposito, del piano, in cancelleria e ordina che tutti i creditori vengano avvisati.
I creditori possono far pervenire, nel termine di dieci giorni dall’avviso, le loro osservazioni. Trascorso tale termine, il piano di riparto è reso esecutivo.
L’art. 104-bis prevede che, il giudice delegato, previo parere favorevole del comitato dei creditori, anche prima della presentazione del programma di liquidazione e su proposta del curatore, può autorizzare l'affitto dell'azienda del fallito a terzi.
L’affitto dell’azienda può essere autorizzato anche limitatamente a specifici rami quando il giudice delegato ravvisi una maggiore utilità al fine della più proficua vendita dell'azienda o di parti della stessa.
La scelta dell'affittuario è effettuata dal curatore in base a quanto dettato dall’art. 107 l.f. in tema di modalità delle vendite dei beni del fallito, sulla base di stima, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati.
Il curatore, nello scegliere l'affittuario deve tenere conto:
- l'ammontare del canone offerto;
- l’ammontare delle garanzie prestate;
- l’attendibilità del piano di prosecuzione delle attività imprenditoriali, avuto riguardo alla conservazione dei livelli occupazionali.
Il contratto di affitto stipulato dal curatore nelle forme previste dall'art. 2556 c.c. deve prevedere:
- il diritto del curatore di procedere alla ispezione della azienda;
- la prestazione di idonee garanzie per tutte le obbligazioni dell'affittuario derivanti dal contratto e dalla legge;
- il diritto di recesso del curatore dal contratto.
In particolare, il terzo comma dell’art. 104-bis l.f., dispone che il diritto di recesso da parte del curatore può essere esercitato, sentito il comitato dei creditori, con la corresponsione all'affittuario di un giusto indennizzo da corrispondere ai sensi dell'art. 111, primo comma, n. 1), l.f.
Il legislatore, nonostante la natura conservatoria dell’affitto dell’azienda, prevede un limite alla durata dell'affitto. Esso deve essere adeguatamente compatibile con le esigenze della liquidazione dei beni.
Importate attenzione merita il disposto del quinto comma dell’art. 104-bis l.f., che detta la disciplina del diritto di prelazione a favore dell'affittuario.
In particolare, il legislatore dispone che, in caso di cessione dell’azienda o del ramo d’azienda affittati, l’affittuario gode del diritto di prelazione.
La prelazione può essere concessa convenzionalmente, previa espressa autorizzazione del giudice delegato e previo parere favorevole del comitato dei creditori.
In tale caso, il curatore, esaurito il procedimento di determinazione del prezzo di vendita dell'azienda o del singolo ramo, entro dieci giorni, ne dà comunicazione all'affittuario, il quale può esercitare il diritto di prelazione entro cinque giorni dal ricevimento della comunicazione.
La retrocessione al fallimento di aziende, o rami di aziende, non comporta la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione, in deroga a quanto previsto dagli artt. 2112 (mantenimento dei diritti dei lavoratori i caso di trasferimento d’azienda) e 2560 (debiti relativi all’azienda ceduta) c.c.
Il curatore, secondo quanto stabilito dall’art. 104-ter l.f., deve predisporre un programma di liquidazione nel termine perentorio di sessanta giorni dalla redazione dell'inventario. Successivamente, il curatore deve sottoporre tale programma all’approvazione del comitato dei creditori.
Il programma costituisce l’atto di pianificazione e di indirizzo in ordine alle modalità e ai termini previsti per la realizzazione dell'attivo, e deve specificare:
a) l'opportunità di disporre l'esercizio provvisorio dell'impresa, o di singoli rami di azienda ovvero l'opportunità di autorizzare l'affitto dell'azienda, o di rami, a terzi;
b) la sussistenza di proposte di concordato ed il loro contenuto;
c) le azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie da esercitare ed il loro possibile esito;
d) le possibilità di cessione unitaria dell'azienda, di singoli rami, di beni o di rapporti giuridici individuabili in blocco;
e) le condizioni della vendita dei singoli cespiti.
Il comitato dei creditori può proporre al curatore di apportare modifiche al programma di liquidazione presentato.
Il curatore può presentare, se sopraggiungessero esigenze particolari, un supplemento del piano di liquidazione.
Il settimo comma dell’art. 104-ter l.f. concede al curatore di procedere alla liquidazione di beni anche prima della approvazione del programma, solo quando dal ritardo può derivare pregiudizio all'interesse dei creditori. Il curatore però non può procedere se non ha ottenuto l’autorizzazione del giudice delegato e se non ha sentito il comitato dei creditori se già nominato.
Il curatore, ancora, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può non acquisire all'attivo o rinunciare a liquidare uno o più beni, se l'attività di liquidazione appaia evidentemente sconveniente all’intera procedura.
In tal caso, il curatore deve darne comunicazione ai creditori i quali possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilità del debitore.
Il programma approvato è comunicato al giudice delegato che autorizza l’esecuzione degli atti a esso conformi
Se la vendita dell’intero complesso aziendale, di suoi rami, di beni ovvero rapporti giuridici individuabili in blocco prevedibilmente non consente una maggiore soddisfazione dei creditori, l’art. 105 l.f. prevede che si proceda alla liquidazione dei singoli beni.
Il curatore, l'acquirente e i rappresentanti dei lavoratori, durante le consultazioni sindacali relative al trasferimento dell’azienda, possono convenire il trasferimento solo parziale dei lavoratori alle dipendenze dell'acquirente e le ulteriori modifiche del rapporto di lavoro consentite dalle norme al momento in vigore.
Relativamente ai debiti derivanti dall’esercizio delle aziende cedute sorti prima del trasferimento, secondo quanto stabilito dal quarto comma dell’art. 105 l.f., e salva diversa convenzione, è esclusa la responsabilità dell'acquirente.
Il curatore può anche procedere alla cessione delle attività e delle passività dell'azienda o dei suoi rami, nonché di beni o rapporti giuridici individuabili in blocco, esclusa comunque la responsabilità dell'alienante prevista dall'articolo 2560 c.c.
La cessione dei crediti relativi alle aziende cedute, ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell'iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese, anche in mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione.
Tuttavia, in base al quinto comma dell’art. 105 l.f., il debitore ceduto è liberato se paga in buona fede al cedente.
I privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo, da chiunque prestate o comunque esistenti a favore del cedente, conservano la loro validità e il loro grado a favore del cessionario.
Di particolare interesse risulta essere il settimo comma dell’art. 105 l.f., laddove prevede, quale forma di liquidazione dell’azienda o di suoi rami ovvero di beni o di crediti, il conferimento in una o più società eventualmente di nuova costituzione. Anche in tale ipotesi è esclusa la responsabilità dell'alienante ai sensi dell'art. 2560 c.c.
Il pagamento del prezzo può essere effettuato mediante accollo di debiti da parte dell'acquirente solo se non viene alterata la graduazione dei crediti.
 

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di Francesco Cossu
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