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La notifica degli atti della riscossione esattoriale in costanza di fallimento


La notifica degli atti della riscossione esattoriale in costanza di fallimento
21/03/2010, 20:03

La sentenza della Corte di Cassazione 24 febbraio 2006 n. 4235 riapre il dibattito sulla notifica della cartella esattoriale in pendenza di procedura fallimentare. La sentenza, che si inserisce nell’ambito di un filone giurisprudenziale non nuovo (cfr. Cass. Civ. 3667/1997; 14987/2000; 6937/2002) enuncia i seguenti principi:
1. l’accertamento tributario, se relativo a crediti tributari i cui presupposti si sono determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo di imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore, avuto riguardo alla circostanza che detti crediti partecipano al fallimento, ma anche al contribuente, il quale, malgrado la dichiarazione di fallimento, non è privato della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi che conseguono alla “definitività” dell’atto impositivo.
2. nell’inerzia degli organi fallimentari, che ben potrebbero ritenere non utile ricorrere contro l’atto impositivo, il fallito è eccezionalmente abilitato a esercitare egli stesso tale tutela; diversamente, infatti, risulterebbe leso il principio, costituzionalmente garantito (art. 24, commi 1 e 2), del diritto alla tutela giurisdizionale ed alla difesa.
La pronuncia sembrerebbe sancire, per questo, un obbligo di duplice notifica della pretesa creditoria: al curatore fallimentare ed al debitore fallito.
La tesi accolta sollecita varie osservazioni e genera diverse perplessità in relazione all’attività dell’Agente della riscossione.
- Punto fermo in materia resta che “In caso di fallimento del contribuente, presupposto indefettibile dell’ammissione al passivo del credito portato dalla cartella esattoriale è la notifica della stessa al curatore fallimentare, al fine di consentirgli di eventualmente proporre ricorso contro il ruolo, cosi che i tributi iscritti siano ammessi con la riserva prevista dall’art. 45, comma 2, del DPR 602/1973” (Cass.Civ. 6032/1998). Ne consegue che, in mancanza, il credito tributario non sarebbe ammesso dal curatore nella formazione dello stato passivo.
- La legittimazione del fallito ad agire in giudizio ha carattere eccezionale ed è strettamente collegata ad una situazione di inerzia del curatore (cfr. Cass. Civ. 7308/1996). Quest’ultima precisazione sta ad indicare che tale legittimazione non è un prius, al quale deve istituzionalmente collegarsi il sistema delle notificazioni dell’atto da impugnare, ma un posterius, che viene in rilievo soltanto dopo che il disinteresse dell’organo della procedura si sia “concretamente manifestato”, vale a dire dopo che tale organo, avendo ricevuto la notificazione ad esso spettante, dimostri di non volersi avvalere dei mezzi di tutela apprestati dalla legge.
- Poiché il termine per impugnare l’atto, nell’ipotesi in cui il curatore avesse manifestato disinteresse al rapporto tributario sorto nei confronti del fallito, non decorre nei confronti del fallito se non dal momento in cui l’atto impositivo sia portato a sua conoscenza, a seguito di tale remissione in termini, il diritto del contribuente fallito alla tutela giurisdizionale ed alla difesa ex art. 24 della Cost. è in ogni caso fatto salvo.
- Non c’è dubbio che il contribuente, malgrado la dichiarazione di fallimento, non è privato della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi che conseguono alla “definitività” dell’atto impositivo. Tale assoggettabilità, però, non è altro che espressione del più generale principio della responsabilità patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c., per il quale “Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”. Va poi fatta una distinzione, in termini di teoria generale del diritto, tra titolarità sostanziale di una posizione giuridica, nel caso soggetto passivo d’imposta, e legittimazione all’esercizio delle azioni processuali collegate alla situazione di diritto positivo. Infatti, anche se tendenzialmente titolarità di una posizione giuridica soggettiva e legittimazione all’esercizio delle relative azioni coincidono in capo allo stesso soggetto, non è infrequente la dissociazione delle due posizioni (es. in tema di tutela), come si verifica nel caso di specie.
- Non c’è una norma che a chiare lettere ponga in capo al concessionario, in costanza di fallimento ed in mancanza di precedenti notifiche, un obbligo di procedere ad una doppia notifica della cartella esattoriale, sia al curatore che al fallito. Né tale norma può essere rinvenuta nella nuova veste dell’art. 48 della Legge Fallimentare, il cui tenore letterale potrebbe in effetti indurre in inganno l’interprete. Infatti, nonostante gli ultimi interventi normativi, resta vero che al curatore del fallimento è precluso, nella sede della formazione e della verificazione dello stato passivo, muovere contestazioni sul merito della pretesa tributaria, ma è dato soltanto di eccepire la pendenza del contenzioso al fine di ottenere l’ammissione condizionata al suo esito. E se dunque al curatore, in quella sede, è precluso di contestare la pretesa tributaria, non può dubitarsi che la riscossione coattiva del credito esattoriale debba necessariamente essere preceduta dagli adempimenti (leggi notifica della cartella) che consentono al curatore di sollevare le eventuali contestazioni inerenti ai tributi iscritti e di promuovere la relativa controversia davanti al giudice tributario. Non solo. La ratio della nuova disposizione normativa è riportata nella relazione di accompagnamento del provvedimento. In conformità ai criteri di delega, secondo cui sono fatte salve soltanto quelle limitazioni alla libertà di corrispondenza strettamente connesse alle esigenze della procedura, si è modificata la disciplina relativa alla gestione della corrispondenza del fallito. Tale modifica ha comportato la sostituzione dell'obbligo generalizzato dei competenti intermediari di consegnare al curatore tutta la corrispondenza diretta al fallito, con l'obbligo dell'imprenditore, ovvero dell'amministratore o del liquidatore della società o dell'ente soggetti a procedura fallimentare di consegnare al curatore solamente la corrispondenza, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento. Ma, evidentemente, ciò trova la sua spiegazione solo nell’esigenza di tutela della privacy del fallito.
- In definitiva, visto che in mancanza di un chiaro dato normativo non può porsi in capo al Concessionario un obbligo di notifica della cartella esattoriale anche al fallito, il soggetto su cui ricade l’onere di portare a conoscenza la pretesa tributaria al fallito è il curatore fallimentare. Il curatore, come può desumersi da una ricognizione della legge fallimentare, investito dell’amministrazione del patrimonio fallimentare, non è chiamato a curare esclusivamente l’interesse dei creditori concorrenti, ma deve tutelare nel contempo quello del fallito a non trovarsi esposto, dopo la chiusura del fallimento, a pretese dei creditori che avrebbero potuto essere contestate con una più solerte gestione da parte del curatore. Pertanto deve ritenersi che il curatore non è gravato da un mero onere di informazione nei confronti del fallito, ma è obbligato a trasmettergli tutti gli atti relativi a quelle situazioni giuridiche che siano suscettibili di incidere, dopo la chiusura del fallimento, nella sua sfera patrimoniale. In tal senso anche la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. Civ. 3667/1997; Cass. Civ. 14987/2000).
- Da ultimo non può tacersi che la Corte Costituzionale, anche se con pronunce non recentissime, ha ripetutamente dichiarato la inammissibilità sia della questione della non prevista presenza del fallito nelle controversie tributarie dal cui esito potrebbero dipendere condanne penali a suo carico (Corte Cost. 95/1983), sia della questione, fra l’altro, dell’art. 43 l.f. per la non prevista notificazione al fallito dell’avviso di accertamento tributario (Corte Cost. 953/1988).
Alla luce di tali principi diviene irrilevante che il debitore fallito abbia o meno ricevuto la notifica della cartella in pendenza del suo assoggettamento a procedura fallimentare, poiché egli ha comunque il potere di impugnare l’atto, in ragione della sua legittimazione straordinaria e derivante dall’inerzia del curatore, con decorrenza dei termini dall’effettiva conoscenza dell’atto.

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di Francesco Cossu
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