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La prevedibile politica della Destra


La prevedibile politica della Destra
11/03/2009, 07:03

 

 


Ce lo aspettavamo! Dopo il successo in Sardegna,dopo le dimissioni di Veltroni, per il centro destra, tutto sembrava possibile. La legge sulla Giustizia di Alfano, la legge per il cosiddetto testamento biologico, il federalismo fiscale, le nuove politiche europee e la ripresa di una politica estera spregiudicata (gli abbracci a Gheddafi, primo leader dei mussulmani) e piena di contraddizioni (l’abbandono della conferenza Onu contro il razzismo, per alcune affermazioni negative su Israele).

Purtroppo per il Governo, la legge sul testamento biologico si è arrestata subito per il dissenso dei laici del centro destra, la Lega ha posto il veto sulla riforma della Giustizia per ottenere il via libera definitiva sul federalismo fiscale e Brunetta, ha pensato bene di prendersi un po’ di spazio su i giornali con la proposta di innalzare la pensione delle donne a 65 anni, a partire dalle dipendenti del pubblico impiego.

Nel frattempo che questo avveniva, il nuovo segretario del Partito Democratico Franceschini proponeva l’allargamento degli ammortizzatori sociali ai lavoratori con contratto a termine, una moratoria dei licenziamenti previsti nella pubblica amministrazione dei lavoratori precari, mentre la Cgil faceva scendere in piazza l’armata dei pensionati che sono la vera spina nel fianco del centro destra.

In previsione della campagna elettorale per le elezioni europee e provinciali, non si può sbagliare, nei sondaggi fatti, il divario del 10 %, si era in pratica dimezzato, in pochi giorni, per effetto di queste azioni combinate.

Bisognava correre ai ripari, Brunetta ha sollecitato un intervento del suo amico Barroso per confermare che è l’Europa che vuole l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, mentre Sacconi frenava su i decreti che erano già stati preparati. In occasione del Congresso del Movimento di Lombardo, in qualche modo distinto dalle posizioni nordiste della Lega, non si poteva certo parlare di federalismo a danno del Sud. Infine, Tremonti non interveniva nei confronti della proposta di Franceschini, se ne occupava il premier definendola irricevibile.

Occorreva un colpo di teatro, come al solito, che facesse rialzare l’audience del Governo, il cui share era in discesa .

L’unico capace di fare proposte in grado di rimettere il Governo al centro della attenzione della gente è il premier. Silvio Berlusconi, con la sua battuta: ”Se l’edilizia va, va bene tutto il paese”, ha immediatamente spostato l’attenzione dei media su di lui, ha sollecitato il ventre e le viscere di questo paese, ha indicato la strada del futuro.

Grandi opere da costruire, insieme alla ripresa della piccola edilizia, quella delle ristrutturazioni, quella del raddoppio degli immobili, delle sopra elevazioni e delle costruzioni su i terrazzi.

Per fare tutto questo, in breve tempo, ha detto il premier, bisogna evitare le maledette pratiche che allungano i tempi della economia.

La licenza edilizia, per esempio, sarà concessa dallo stesso professionista che progetterà la ristrutturazione, la nuova costruzione, l’allargamento dell’immobile.

Tutti hanno pensato: invece di tenere i soldi in Banca, dove si perde ogni giorno, è meglio allargare il proprio appartamento, costruire una nuova ala della villa, utilizzare il terreno incolta in campagna o al mare. Il mattone alla lunga è il migliore degli investimenti. Non c’è stata una famiglia in Italia, che non ha parlato di questa proposta del premier, ognuno ha pensato a come fare per realizzare il sogno di una casa più grande, di sistemare meglio il suo appartamento, di costruire una casa per ricavarne un reddito.

La strategia del vecchio imprenditore edile, capo del Governo, è sempre la stessa: condono edilizio, abolizione dell’Ici, agevolazione delle costruzioni, utilizzare il territorio come una risorsa infinita.

Il piano di costruzioni previste dal Governo, oltre a nuove varianti autostradali, l’autostrada Salerno Reggio Calabria, il Ponte sullo stretto, nuove centrali nucleari, costruzione di alloggi per edilizia privata e popolare e permettere la ristrutturazione e l’ allargamento dei propri appartamenti. Quando sentiamo parlare Berlusconi di queste cose, a noi che abbiamo una certa età, sembra di riascoltare i telegiornali della Rai degli inizi degli anni 60, dove si vedevano ministri della Democrazia Cristiana che inauguravano autostrade e centrali nucleari. Ricordo ancora l’enfasi dello speaker che con la retorica del caso parlava del progresso e del benessere per tutti gli italiani. E’ indubbio che l’anziano leader resta malinconicamente legato e fermo alla sua prima esperienza imprenditoriale legata alla speculazione sulle aree fabbricabili nella Milano del 1961, in pieno boom economico. Berlusconi allora, aveva solo 25 anni, da qualche mese si era laureato con lode in Giurisprudenza con una tesi sui contratti di pubblicità per le inserzioni, quando iniziò la sua attività di agente immobiliare. Nello stesso anno fondò la Cantieri Riuniti Milanesi s.r.l., insieme al costruttore Pietro Canali. Il suo primo grande affare fu l’acquisto di un grande terreno in Via Alciati a Milano, che successivamente trasformò in terreno edificabile. In seguito, il grande appezzamento fu diviso in lotti per costruire appartamenti, uffici e negozi. L’operazione costò una cifra enorme per il 1961, ben 190 milioni di lire, che furono garantiti dalla fideiussione della Banca Rasini, dove, Luigi Berlusconi, papà del nostro Silvio, era diventato Procuratore generale.

Erano gli anni in cui Celentano, anche lui milanese doc scriveva e cantava una delle sue canzoni più belle: “Il ragazzo della via Gluck”. Dove il giovane cantante si chiedeva: “ perché non lasciano l’erba? Perché costruiscono solo case e cemento?”

Questo breve episodio spiega anche perché tra i due milanesi più famosi del novecento non sia mai corso buon sangue. Celentano, non è mai andato nelle televisioni di Berlusconi.

Una politica vecchia, che viene riprodotta uguale a se stessa, che condannerà, il nostro paese ad un degrado infinito, ad un futuro pieno di case, ma senza qualità della vita.

Berlusconi ha raggiunto il suo scopo, lo share si è di nuovo rialzato, noi speriamo solo nel buon senso degli italiani, che dopo 48 anni dalla canzone di Celentano, sappiano bene che cosa scegliere tra cemento e sviluppo sostenibile.

Un altro mondo è possibile, non si può sempre correre dietro il vincitore, anche perché non è detto che chi vince abbia ragione. Purtroppo, non siamo nel periodo del boom economico in cui la cambiale era la nuova forma di pagamento per i sogni degli italiani. Siamo in un periodo di grave crisi e le banche non sono disponibili a rischiare il poco denaro che è rimasto nelle loro casse per sostenere ristrutturazioni casalinghe.

Non ci resta che aspettare, per sapere quale percorso sceglierà la gente, noi come al solito confidiamo nella prudenza e nella saggezza antica degli italiani.


 


 


 


 


 


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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