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La revoca nel processo tributario


La revoca nel processo tributario
13/01/2010, 18:01

La revocazione è un mezzo di impugnazione proponibile solo per i motivi espressamente enunciati dal legislatore di carattere ordinario se i vizi dedotti sono palesi ovvero straordinario se gli stessi sono, invece, occulti.
La revocazione si propone dinanzi al medesimo giudice che ha pronunciato la sentenza, in quanto la pronuncia non è avvenuta in maniera normale. Con la revocazione il giudice è messo in condizione di giudicare in assenza di anomalie che hanno reso il giudizio viziato.
Attraverso la revocazione vengono fatti valere vizi attinenti al merito della controversia ed estranei alla stessa.
La revocazione è disciplinata dal D. Lgs. n. 546/1992 all’art. 64, in cui è precisato che le sentenze revocabili sono quelle che involgono accertamenti di fatto. Inoltre sono revocabili le sentenze per le quali è scaduto il termine per l’appello per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395 del codice di procedura civile purché la scoperta del dolo o della falsità dichiarata o il recupero del documento o il passaggio in giudicato della sentenza di cui al numero 6 dell'art. 395 del codice di procedura civile siano posteriori alla scadenza del termine suddetto.
Le sentenze delle commissioni tributarie provinciali sono soggette a sola revocazione straordinaria, ma solo se la parte interessata viene a conoscenza del motivo di revocazione in momento successivo il decorso del termine per la proposizione dell’appello.
Le sentenze delle commissioni tributarie regionali sono, invece, soggette anche a revocazione ordinaria.
I motivi di revocazione sono:
- il dolo di una delle parti in danno all’altra. Il comportamento doloso, per essere oggetto di revocazione, deve avere avuto una influenza assolutamente decisiva ai fini della causa, non rientrando in tale fattispecie la scorrettezza, il comportamento sleale ovvero la dichiarazione di false affermazioni;
- determinate prove riconosciute ovvero dichiarate false. In tale ipotesi le prove, in base alle quali è stata emessa la sentenza, devono essere riconosciute false, dalla medesima parte che se ne è avvalse ovvero devono essere dichiarate come false in conseguenza di una sentenza civile oppure penale passata in giudicato;
- il rinvenimento di documenti decisivi. I documenti devono essere esistenti al momento del processo e devono essere efficaci in maniera decisiva relativamente al convincimento del giudice. In sostanza, tali documenti devono essere decisivi di modo che, con essi, il giudice avrebbe deciso in maniera diversa;
- l’errore di fatto risultante dagli atti ovvero di documenti di causa. L’errore deve interessare un elemento deciso del processo; non deve aver rappresentato un punto controverso, ma deve essere quasi inteso come una vera e propria svista da parte del giudice;
- il contrasto con una sentenza precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata.
- il dolo del giudice accertato con sentenza passata in giudicato.
Se tali fatti avvengono durante il termine per l'appello, il termine stesso é prorogato dal giorno dell'avvenimento in modo da raggiungere i sessanta giorni da esso.
L’art. 65 D. Lgs. n. 546/1992 stabilisce che è competente, alla proposizione della revocazione, la medesima commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.
Il ricorso per revocazione deve contenere, a pena di inammissibilità:
- indicazione della commissione tributaria;
- indicazione del ricorrente;
- indicazione delle altre parti nei cui confronti il ricorso è proposto;
- gli estremi della sentenza di cui viene proposta la richiesta di revocazione;
- l'esposizione sommaria dei fatti;
- l’indicazione del ovvero dei motivi di revocazione;
- l'indicazione della prova dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395 c.p.c.;
- il giorno della scoperta del documento; oppure,
- il giorno della scoperta della falsità dichiarata; ovvero,
- il giorno del recupero del documento.
La prova della sentenza passata in giudicato che accerta il dolo del giudice deve essere data mediante la sua produzione in copia autentica.
Il ricorso per revocazione deve essere notificato alle parti e l’atto impugnato deve essere depositato, a norma del secondo comma dell'art. 53, entro trenta giorni dalla notifica del ricorso, presso la commissione tributaria competente.
L’art. 67 stabilisce che, una volta definita la fondatezza dei motivi di impugnazione, la commissione tributaria decide il merito della causa e detta ogni altro provvedimento consequenziale.
La commissione può, in altre parole, decidere sulla fondatezza dell’impugnazione della pronuncia originaria e può anche stabilire l’inammissibilità dell’istanza.
L’eventuale revoca della pronuncia contestata viene espletata, contestualmente alla nuova decisione di merito, attraverso l’emissione di un’unica sentenza.
Contro la sentenza che decide il giudizio di revocazione sono ammessi i mezzi d'impugnazione ai quali era originariamente soggetta la sentenza impugnata per revocazione.

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di Francesco Cossu
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