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La rimessione, da parte della commissione tributaria regionale, alla commissione provinciale


La rimessione, da parte della commissione tributaria regionale, alla commissione provinciale
07/01/2010, 13:01

Importante risulta essere l’art. 59 D. Lgs. n. 546/1992, laddove disciplina le ipotesi, enunciate in maniera tassativa, in cui il giudice di secondo grado, invece di decidere la causa nel merito, dispone la rimessione della stessa, alla medesima commissione tributaria provinciale che ha emesso la sentenza impugnata.
Tale strumento risiede nella esigenza di richiedere ai giudici di primo grado, laddove venisse rilevato dal giudice d’appello, d’ufficio ovvero su istanza di parte, un vizio risiedente nella prima fase del processo, di provvedere alla rinnovazione del dibattimento affinché ne porga rimedio.
La commissione regionale deve rilevare la sussistenza di una delle cause che comportano la nullità della sentenza ovvero l’illegittimità dello svolgimento della fase processuale precedente, e provvedere alla rimessione alla commissione tributaria provinciale.
In base al disposto del primo comma dell’art. 59 D. Lgs. n. 546/1992, la commissione regionale deve rimettere la causa alla commissione provinciale che ha provveduto all’emissione della sentenza impugnata, solo nei cinque casi espressamente previsti:
1) ipotesi in cui la commissione regionale neghi la giurisdizione ovvero declini la competenza al primo giudice. Tale fattispecie si ha nel caso in cui la commissione provinciale abbia rilevato il proprio difetto di giurisdizione e, quindi, il primo processo non si è avuto luogo in quanto il giudice si è dichiarato impossibilitato a procedere all’esame del merito. In appello il giudice di secondo grado, invece, rileva l’errore di difetto di giurisdizione e chiude il processo con una sentenza di mero rito. Analogo ragionamento deve farsi nell’ipotesi di declino della competenza. Anche qui la declinazione è rilevata, dai giudici di secondo grado, come erronea e, non essendovi stato alcun esame del merito della causa, bisogna egualmente rimettere la causa.
2) ipotesi in cui la commissione regionale riconosce l’irregolare costituzione ovvero l’irregolare integrazione, nel primo grado, del contraddittorio. Con la presente fattispecie, il legislatore ha inteso ampliare le ipotesi in cui si possa avere la rinnovazione del dibattimento di primo grado tutte le volte le parti non possano prendere parte attiva al dibattimento del giudizio in oggetto. In particolare, si ravvede tale ipotesi quando viene a mancare la partecipazione in primo grado di un litisconsorte necessario, ovvero sia stata indebitamente estromessa una parte, oppure quando la comunicazione dell’avviso di trattazione sia stata omessa o sia viziata, ancora, quando manchino o siano irritali tutte le altre notificazioni alle parti.
3) ipotesi in cui la commissione regionale riconosca che la sentenza impugnata, erroneamente giudicando, abbia dichiarato estinto il processo in sede di reclamo contro il provvedimento. L’ipotesi in esame si ravvede in presenza di reclamo avverso il provvedimento presidenziale che dichiara l’estinzione del giudizio. Il giudice di secondo grado rileva che la commissione provinciale ha erroneamente confermato il provvedimento comportando ingiustamente l’estinzione del giudizio.
4) ipotesi in cui la commissione regionale riconosce l’illegittima composizione del collegio della commissione tributaria provinciale.
5) Ipotesi in cui la commissione regionale rileva la mancanza sottoscrizione della sentenza da parte del giudice di primo grado.
La segreteria della commissione tributaria regionale, nei successivi trenta giorni, dopo che la sentenza di rimessione della causa al primo grado é formalmente passata in giudicato, trasmette d'ufficio il fascicolo del processo alla segreteria della commissione tributaria provinciale, senza necessità di riassunzione ad istanza di parte.
L’art. 60 D. Lgs. n. 546/1992 stabilisce l’impossibilità della riproposizione dell’appello dichiarato inammissibile, nonostante non siano ancora decorsi i termini di impugnazione stabiliti dall’art. 51.

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di Francesco Cossu
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