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La sospensione, la interruzione e l’estinzione del processo tributario


La sospensione, la interruzione e l’estinzione del processo tributario
28/11/2009, 12:11

L’art. 39 D. Lgs. n. 546/1992 prevede la sospensione del processo. La sospensione, disposta dal giudice, rappresenta l’arresto temporaneo dello svolgimento dello stesso processo, per poi riprendere il proprio naturale decorso nel momento in cui sarà cessato il motivo per il quale si è determinata la sospensione.

Il processo è sospeso quando viene presentata querela di falso ovvero deve essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio.

È importante, a questo punto, riprendere quanto disposto dall’art. 221 c.p.c. secondo il quale la querela di falso può proporsi in qualunque stato e grado di giudizio, fino a quando la veridicità del documento non sia definitivamente accertata con sentenza passata in giudicato.

Il procedimento di falso ha lo scopo di accertare la bontà di un determinato documento, la sua provenienza ovvero la paternità di colui che se ne dichiara l’autore, per poter predisporre uno strumento probatorio certo.

La falsità del documento può riguardare sia la materialità del documento stesso, sia il suo contenuto. La prima ipotesi, falsità materiale, può manifestarsi nella contraffazione del documento ovvero nella sua alterazione. La seconda ipotesi, invece, si può verificare nell’ipotesi di dichiarazione falsa nel suo contenuto.

L’art. 40 D. Lgs. n. 546/1992 disciplina, invece, l’interruzione del processo tributario, il quale, nonostante alcuni tratti comuni con la sospensione, riguardante la pausa del processo, si distingue nettamente, oltre che per l’impossibilità della prosecuzione, sia per la causa che per il modo della sua cessazione.

In particolare, il processo tributario é interrotto se, dopo la proposizione del ricorso, si verifica uno dei casi sotto riportati:

- la morte della parte, in tale ipotesi il processo è interrotto in attesa che il successore universale venga ad assumere la sua posizione. L’interruzione opera automaticamente dal verificarsi dell’evento;

- la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti, che consegue all’interdizione, all’inabilitazione, alla dichiarazione di assenza ed alla scomparsa, alla dichiarazione di fallimento. L’interruzione opera automaticamente dal verificarsi dell’evento;

- la morte e la perdita della capacità processuale del rappresentante legale della parte ovvero la cessazione del rapporto di rappresentanza che si verifica se la parte raggiunge la maggiore età ovvero riacquista la capacità processuale oppure se il rappresentante legale perde tale ufficio per sostituzione e simili;

- la morte, la radiazione o sospensione dall'albo o dall'elenco di uno dei difensori. L’interruzione avviene dal momento in cui l’evento è dichiarato in pubblica udienza ovvero è comunicato per iscritto.

Se uno di tali eventi si avvera dopo l'ultimo giorno per il deposito di memorie in caso di trattazione della controversia in camera di consiglio ovvero dopo la chiusura della discussione in pubblica udienza, esso non produce effetto a meno che non sia pronunciata sentenza e il processo prosegua davanti al giudice adito.

La sospensione è disposta dalla commissione che provvede con ordinanza non impugnabile, ma revocabile dal medesimo organo.

L’interruzione, invece, è dichiarata dal presidente della sezione con decreto, che è suscettibile di reclamo davanti alla commissione tributaria.

L’ordinanza deve essere sinteticamente motivata per poter consentire il controllo del procedimento logico seguito dal giudice per pervenire alla pronuncia; essa deve avere forma scritta ed avere contenuto decisorio.

Il decreto, invece, non è motivato a meno che la motivazione sia prescritta espressamente dalla legge. Esso deve essere datato e sottoscritto dal giudice ovvero dal presidente, quando si è in presenza di un collegio.

L’interruzione e la sospensione provocano uno stato di inattività del processo fino a quando le parti, entro il termine perentorio stabilito dalla legge, non provvedono a proseguire l’iter ovvero a riassumerlo.

L’art. 41, D. Lgs. n. 546/1992 dispone che durante la sospensione e l'interruzione non possono essere compiuti atti del processo, ma l’interruzione e la sospensione non precludono alla parte la possibilità di richiedere la sospensione cautelare dell’atto impugnato.

Gli atti eventualmente posti in essere successivamente al verificarsi del fatto interruttivo, nell’ipotesi in cui questi operino automaticamente, sono nulli ed inopponibili nei confronti della parte colpita dall’evento interruttivo.

Il secondo comma dell’art. 42 dispone che l’interruzione dei termini in corso cominciano a decorrere ex novo dalla data di presentazione dell’istanza di trattazione.

Una volta cessata la causa che ne ha determinato la sospensione, in base a quanto disposto del primo comma dell’art. 43 D. lgs. n. 546/1992, il processo continua se viene presentata da una delle parti, istanza di trattazione al presidente di sezione della commissione, entro sei mesi dalla data del verificarsi della causa.

La causa di sospensione cessa con il passaggio in giudicato della sentenza che decide in via pregiudiziale sulla querela di falso ovvero una questione sullo stato oppure sulla capacità della persona.

Altra causa di cessazione della causa di sospensione è il passaggio in giudicato della sentenza che decide sulla causa pregiudiziale, pendente dinanzi ad altra commissione tributaria ovvero la pronuncia della Corte di Cassazione sul regolamento preventivo di giurisdizione.

Ulteriore causa di cessazione è la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della sentenza della Corte Costituzionale sulle questioni di costituzionalità delle leggi statali e regionali ovvero in materia di conflitto tra il diritto comunitario e quello nazionale.

Il presidente di sezione della commissione provvede, a norma del primo comma dell’art. 43, se entro sei mesi da quando é stata dichiarata l'interruzione del processo la parte colpita dall'evento o i suoi successori o qualsiasi altra parte presentano istanza di trattazione allo stesso presidente.

L’art. 44 D. lgs. n. 546/1992 detta le norme relative all’estinzione del processo per rinuncia al ricorso. La rinuncia all’azione consiste nella definitiva rinuncia del diritto ad invocare la tutela giurisdizionale per la propria situazione soggettiva.

La rinuncia agli atti del giudizio, invece, esplica i suoi effetti limitatamente alla singola vicenda processuale instauratasi con la proposizione della domanda, e ciò comporta il venir meno del potere e del dovere del giudice di emanare una valida pronuncia di merito.

In processo tributario può estinguersi per rinuncia al ricorso.

Il ricorrente che rinuncia deve rimborsare le spese alle altre parti salvo diverso accordo fra loro. La liquidazione é fatta dal presidente della sezione o dalla commissione con ordinanza non impugnabile, che costituisce titolo esecutivo.

La rinuncia non produce i suoi effetti se non é accettata dalle parti costituite che abbiano effettivo interesse alla prosecuzione del processo.

Le parti sono tenute ad espletare la propria volontà alla rinuncia ed all’accettazione. Affinché tale volontà sia perfettamente realizzata devono personalmente sottoscriverle e depositarle nella segretaria della commissione. La sottoscrizione può essere anche adempiuta da loro procuratori speciali ovvero, se presenti, dai rispettivi difensori.

Se la rinuncia e l'accettazione, ove necessaria, sono regolari, il presidente della sezione o la commissione dichiarano l'estinzione del processo.

L’art. 45 del d. lgs. n. 546/1992 dispone l’estinzione del processo per inattività delle parti. Tale articolo dispone, infatti, che il processo si estingue nei casi in cui le parti alle quali spetta di proseguire, riassumere o integrare il giudizio non vi abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo.

L'estinzione é dichiarata dal presidente della sezione con decreto o dalla commissione con sentenza. Avverso il decreto del presidente é ammesso reclamo alla commissione.

L'estinzione del processo per inattività delle parti é rilevata anche d'ufficio solo nel grado di giudizio in cui si verifica e rende inefficaci gli atti compiuti.

Ulteriore causa di estinzione del giudizio è quella della cessazione della materia del contendere disciplinata dall’art. 46.

La cessazione della materia del contendere é dichiarata, salvo quanto diversamente disposto da singole norme di legge, con decreto del presidente o con sentenza della commissione.

Le spese del giudizio estinto per la cessazione della materia del contendere restano a carico della parte che le ha anticipate, salvo diverse disposizioni di legge.

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di Francesco Cossu
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