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La tirannia delle "destre" economiche in Europa


La tirannia delle 'destre' economiche in Europa
19/03/2012, 18:03

Grecia, Italia, Spagna e Portogallo: i PIGS (acronimo dei nomi dei quattro Stati, ma anche parola che in inglese significa "maiali") sono di nuovo sull'orlo del baratro.
La Grecia ormai è ben oltre l'orlo, è in caduta libera. I massicci tagli al welfare, agli stipendi e alle pensioni hanno provocato un'ondata di licenziamenti e di povertà, per cui ormai i dati macroeconomici del Paese sono tra i peggiori possibili. La disoccupazione viaggia ormai verso il 20%, il reddito medio è sceso degli operai si è ridotto al 40% di quello che era due anni fa, negozi e fabbriche stanno chiudendo a velocità pazzesca. E il tutto in cambio di cosa? Il Pil cala anno dopo anno, il debito pubblico aumenta (solo poche settimane fa è stata fatta una ristrutturazione del debito che ha lasciato, a coloro che hanno titoli di Stato greci, circa il 50% di quanto investito), il deficit resta elevatissimo. Il Paese insomma non ha più la forza di andare avanti, sul piano economico. Servirebbe un appoggio, per far ripartire l'economia, ma non c'è nulla del genere all'orizzonte.
In Portogallo e in Spagna il problema è il rispetto delle misure imposte dalla BCE: i tagli imposti sono troppo drastici e sta cominciando l'opera di impoverimento del Paese. Ovviamente questo rende impossibile perseguire l'opera di risanamento del bilancio, in entrambi i Paesi. Insomma, sono nella stessa situazione della Grecia nel 2009. Adesso potranno scegliere se fare la stessa fine degli ellenici, manovra dopo manovra, taglio dopo taglio, bruciando un diritto dopo l'altro. Oppure porvi un freno, agendo per ottenere in maniera più razionale gli stessi risultati, agendo in maniera opposta a quanto consigliatod alla BCE. E su questo il premier spagnolo, Mariano Rajoy già ci sta pensando, nonostante tutto.
L'Italia si trova in una posizione intermedia: la popolazione è già stata massacrata di tagli al welfare e di tasse (ovviamente non per i ricchi), ma non è ancora economicamente distrutta come la Grecia. Se non si intervenisse, ci potrebbero volere ancora un paio di anni, prima del default; ma aumentano le indiscrezioni che parlano di una nuova manovra entro l'estate del 2012, dato che il crollo del Pil (-2,2% quest'anno, come previsione attesa) e quello dell'occupazione (-200 mila lavoratori, secondo il Centro Studi Confindustria) rischiano di aprire un buco nelle casse pubbliche non altrimenti colmabile. E quindi potremmo trovarci a marzo 2013, data in cui si svolgeranno le prossime elezioni politiche, già alla canna del gas, con il nuovo governo che dovrà solo decidere un piano di default controllato come quello che ha appena fatto la Grecia.
Il tutto perchè si sta facendo l'enorme idiozia di adottare in Europa politiche economiche "di destra": taglio del welfare, taglio degli stipendi, privatizzazioni, aumento delle tasse sui ceti medi e bassi. Le politiche sono ovviamente quelle imposte dalla BCE. Ma nessuno ha spiegato ai signori della BCE (e ai politici come Mario Monti e Rajoy) che sono state proprio queste politiche a creare la crisi. Le banche hanno fatto da cassa di risonanza, trasformando un problema degli Usa in un problema mondiale; ma la causa prima della crisi la si trova nell'impoverimento generale presente nella classe media statuinitense che ha bruscamente espulso dal mercato dei consumatori fette enormi di popolazione. Questo ha mandato in crisi le banche, che avevano finanziato i mutui (la gente non avendo soldi a sufficienza, non poteva pagare le rate del mutuo); le banche hanno ritirato i prestiti fatti alle aziende e le aziende sono state costrette a chiudere o comunque a licenziare una parte dei propri lavoratori. E questo ha ulteriormente indebolito la capcità dei "consumatori" di acquistare, in una spirale negativa che ha generato la crisi. Lo stesso fenomeno è accaduto in Grecia, dopo la prima manovra finanziaria ed è stata poi incrementata da quelle successive. Idem in Portogallo, cominciando dalla manovra del precedente governo. In Spagna ha cominciato il governo Rajoy a dare pesanti sforbiciate alla spesa pubblica. Il risultato? Il debito pubblico è aumentato.
Ed infine l'Italia. A noi l'impoverimento della classe media è cominciato tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, con l'indebolimento della scala mobile. Per carità, come idea nel breve periodo poteva essere anche buona, per fermare l'alta inflazione che c'era allora. Ma doveva essere qualcosa di limitato - diciamo 5 anni o poco più - e comunque, nel lungo termine, compensata da altre misure. Invece nulla del genere. Anzi, con l'introduzione della precarizzazione nel mondo del lavoro e poi con leggi come la Bossi-Fini sull'immigrazione, si è data la possibilità agli imprenditori di ricattare i lavoratori, costringendoli a scegliere se guadagnare meno di quanto previsto dai contratti di lavoro oppure se andarsene in mezzo alla strada. Naturalmente il ricatto non è mai esplicito, ma sempre presente.
In questa situazione già difficile, si è piazzata anche la vicenda euro: una gestione sbagliatissima del passaggio tra lira ed euro (e non il livello del cambio tra le due monete, come sostiene il Pdl) ha aumentato questo impoverimento generalizzato. Il risultato qual è? Una domanda interna nel nostro Paese che è a dir poco asfittica ed in continuo calo, una progressiva riduzione del numero di occupati ed una economia che ogni anno fatica sempre di più. Mazzata finale: i quasi 250 miliardi che abbiamo pagato noi cittadini per le manovre del governo Berlusconi e del governo Monti tra il 2008 e il 2014 (alcune delle manovre agiranno ancora nel 2014; solo quest'anno costeranno oltre 80 miliardi) ed ora anche un aumento della precarizzazione con l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Giusto per peggiorare meglio le cose.
Ma tutto questo è sbagliato, bisogna tornare a politiche keynesiane: spesa pubblica oculata e ben indirizzata per far crescere il Pil, l'occupazione e il consumo. Immagino che qualcuno a questo punto obietterà: ma non possiamo spendere aumentando il debito pubblico. Domandina: e chi dice che dobbiamo farlo? L'Italia ogni anno perde 60 miliardi di euro per la corruzione, un centinaio per la mafia, 350 per l'evasione fiscale. In totale solo 500 miliardi l'anno. Possibile che non si possa recuperare nulla di questa somma? Solo recuperare il 5% all'anno significa 25 miliardi all'anno a disposizione. Non sono esattamente noccioline. Inoltre ci sono gli sprechi della casta, su cui intervenire: abolire le province e vendere il 90% delle autoblu ci permetterebbe risparmi superiori ai 10 miliatrdi all'anno (alcuni sostengono che solo l'abolizione delle province ne dia 25 anno).
Quali misure sarebbero utilizzabili? Certamente non regali a pioggia alle aziende. Quelli servono solo a far arricchire gli industriali, senza migliorare la posizione del Paese. Meglio puntare su altri obiettivi. Per esempio, rispolverare una legge del governo Prodi, poi abolita nel 2001: il prestito d'onore. Si trattava di una piccola somma (massimo 60 milioni di lire) che veniva prestata a chi voleva aprire una attività individuale e non aveva denaro. Il 60% era a fondo perduto, cioè regalato; il 40% veniova restituito in 5 anni con un interesse dell'1% (quando le banche ti chiedevano il 15-20%). La legge prevedeva inoltre la collaborazione dei Giovani Industriali, che organizzavano corsi a partecipazione obbligatoria per coloro a cui la richiesta veniva accettata. Chi non partecipava, perdeva il finanziamento.
In questo modo si crearono le condizioni per creare 300 mila nuovi posti di lavoro (anche se poi non tutte queste aziende sono sopravvissute) e perchè tra il 1999 e il 2000 l'Italia crescesse di oltre il 5% in totale, mentre gli Usa erano a crescita zero e l'Europa faticava a raggiungere il 2% all'anno di crescita. Risultati non certo disprezzabili. E che potrebbero essere replicati, con una idea del genere, magari migliorata. Altri soldi potrebbero essere investiti nell'assunzione di nuovi giudici, nuovio personale per le cancellerie dei Tribunali e per le Procure, poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti di Polizia Penitenziaria. E nuove carceri. Puntando l'obiettivo contro le infiltrazioni mafiose, un bel repulisti aiuterebbe a trovare le risorse giuste per proseguire su questa strada.
Alla stessa maniera, un po' di leggi contro i crimini dei colletti bianchi (aumento delle pene per la corruzione e per il falso in bilancio, introduzione di reati come il traffico di influenze, ecc.) permetterebbero di ridurre i miliardi sprecati a causa della corruzione. E qualche legge per dissuadere i grandi evasori dal presentare ricorsi tesi a perdere tempo (per esempio una norma che introduca l'obbligo di versare una cauzione - piuttosto alta, pari ad almeno un terzo dell'evaso - prima di presentare ricorso quando si evade il fisco oltre i 50 mila euro), aiuterebbe notevolmente il percorso.
Come si vede, non c'è nulla di trascendentale, non ci sono leggi costituzionali da cambiare o stravolgimenti da fare. Poche e semplici leggi che possono essere approvate nei prossimi sei mesi, se solo si volesse. Ma il punto è questo: a quale dei nostri politici interessa il benessere dei cittadini? A giudicare da quello che si vede, sono ben pochi.

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di Antonio Rispoli
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