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Se cercano nuovi nomi per le prossime tasse e tagli

L'abbattimento del debito pubblico? Solo un inganno


L'abbattimento del debito pubblico? Solo un inganno
09/08/2012, 14:26

Se la situazione non fosse tragica, ci sarebbe da ridere nel leggere certe dichiarazioni. L'ultima riguarda "l'abbattimento del debito pubblico", nuova parola d'ordine degli economisti e deipolitici italiani. 
Ci sono tre strade principali, di cui si parla. Esaminiamole. La prima la possiamo chiamare "opzione Grilli", dato che è stato il Ministro dell'economia a prevederla. Consiste nel vendere piccole quantità di patrimonio pubblico, nell'ordine dei 20-30 miliardi all'anno. Il risultato è semplice: pari a zero. Infatti, vendere piccole quantità di patrimonio pubblico può dare un sollievo ai conti pubblici di quell'anno, ma su 2000 miliardi di debito pubblico, si tratta di noccioline. Basta ricordare che l'Italia ogni anno paga circa 80 miliardi di interessi sul debito, per capire quanto possa essere utile questa scelta. 
La seconda opzione è quella portata avanti dal Pdl, attraverso persone come il presidente della Consob Vegas o il deputato Crosetto. Il piano, secondo quanto raccontano loro, si dividerebbe in due fasi: innanzitutto si crea un fondo al quale vengono "regalati" immobili di proprietà pubblica per un valore stimato di 400 miliardi. Questo fondo emette obbligazioni, garantite dagli immobili, per raccogliere i 400 miliardi. QUesti soldi verrebbero utilizzati per far crollare il debito pubblico al 100% del Pil, cosa che ci permetterebbe di pagare meno interessi. Quei risparmi andrebbero investiti in quei settori economici più deficitari per far salire la crescita del Pil e farci uscire dalla crisi. Manca solo il "E vissero tutti felici e contenti", come si conviene alle favole. 
E di una favola si tratta. Infatti, in realtà succederebbe ben altrio. Infatti, appena il fondo raccoglie i 400 miliardi, si crea una situazione per cui il debito pubblico è spaccato in due: da una parte i 400 miliardi con una garanzia reale (cioè gli immobili) e 1600 miliardi senza garanzia. Sui primi dovremo pagare un interesse (vogliamo fare il 3%? E' meno dell'inflazione, ma diciamo che si crea), comunque; mentre il resto verrebbe stangato dalle agenzie di rating, dato che si tratterebbe di un debito senza valore. DI conseguenza i tassi salirebbero di almeno il 2-3%. Cioè lo spread passerebbe dagli attuali 500 ad 800. La conseguenza è che non pagheremo più 80 miliardi l'anno per interessi, ma 90 o 100. Inoltre, avendo dei junk-bonds (cioè titoli spazzatura), potremmo avere difficoltà ad avere i soldi dalla Bce; e si tratterebbe di un altro pesante intralcio nella crescita del nostro Paese. Non bastasse, c'è un altro problema. Dopo qualche anno lo Stato si troverebbe nell'impossibilità di restituire i soldi ricevuti e quindi scatterebbe la garanzia: chi ha investito in quel fondo, metterebbe le mani sugli immobili. Che nel frattempo saranno saliti di valore, per cui chi se ne impossessa paga 70 o meno per prendere posseso di una abitazione che ne vale almeno 100. A danno ovviamente degli italiani. 
Il terzo piano, steso dall'ex premier Giuliano Amato, è apparentemente più complesso. Prevede una vendita progressiva non solo degli immobili ma anche delle società pubbliche quotate in Borsa (Eni, Finmeccanica per esempio) ma anche quelle non quotate (come Poste Italiane); l'obbligo per le casse previdenziali di comprare i titoli di Stato, la tassazione del 20% dei capitali illegalmente detenuti in Svizzera ed infine l'allungamento delle scadenze dei titoli di Stato, offrendo tassi di interesse migliori a chi se li tiene dopo la scadenza naturale. Così si ottengono diversi risultati: 1) aumentano gli interessi che paghiamo sul debito; 2) rinunciamo alle società strategiche nel settore delle armi e dell'energia, e magari anche del petrolio (Eni); 3) rinunciamo a società che fanno entrare valanghe di denaro nelle casse statali, come le Poste. Insomma, a parte la tassazione dei capitali illegalmente esportati - per cui viene previsto il regalo di una tassa solo del 20% oltre all'immunità dalle conseguienze penali del furto compiuto - tutte le altre scelte sono un danno ai cittadini italiani. 
Come si vede, stanno decidendo solo - come si suol dire - di che morte dobbiamo morire. Ma di certo non stanno agendo per il benessere e il futuro del Paese. Anche perchè oggi, per l'ennesima volta è stata esclusa dal governo una delle poche manovre veramente eque, cioè una patrimoniale sui grandi patrimoni. "Manovra depressiva", hanno detto. Già, come se finora, tra tutte le leggi che sono state fatte da questo governo, ce ne sia stata una non depressiva. In realtà proprio la patrimoniale, proprio l'attacco all'evasione fiscale e alla ricchezza è l'unica cosa che può salvare il nostro Paese. Ma non per ostilità verso chi guadagna, ma semplicemente perchè un Paese con forti squilibri economici al suo interno è morto. Se ci sono troppi ricchi, essi assorbono troppe risorse ed impediscono la creazione di un foprte mercato interno capace di acquistare le merci prodotte. E questo crea disoccupazione, come sta accadendo ora in Italia. 

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di Antonio Rispoli
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