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L’amministrazione della s.r.l.


L’amministrazione della s.r.l.
25/05/2010, 21:05

La riforma societaria è intervenuta in modo sostanziale nella disciplina della amministrazione della s.r.l..
La nomina dell’amministratore o degli amministratori avviene, salvo diversa disposizione prevista dall’atto costitutivo, attraverso l’applicazione dell’art. 2479, relativamente alla “decisione dei soci”, quindi senza una convocazione assembleare, mediante una consultazione in forma scritta, il cui consenso deve avvenire per iscritto. Gli amministratori, in base al primo comma dell’art. 2479, devono essere scelti tra i soci, ma l’atto costitutivo può anche prevede la nomina di soggetti estranei alla compagine sociale.
Analogamente a quanto disposto per la s.p.a., gli amministratori, entro trenta giorni dalla nomina, devono chiedere l’iscrizione presso il registro delle imprese, indicando per ciascuno di essi, le proprie generalità e a chi è attribuita la rappresentanza della società, con l’indicazione dell’esercizio congiunto ovvero disgiunto. Dopo l’adempimento della pubblicità, attraverso l’iscrizione presso il registro delle imprese, non sono opponibili ai terzi le cause di nullità o di annullabilità della nomina degli amministratori che hanno la rappresentanza, a meno che la società non riesca a provare la conoscenza da parte dei terzi di tali cause.
In perfetta sintonia con il principio della autonomia statutaria, il comma tre dell’art. 2475, demanda alla scelta dei soci l’attribuzione dell’amministrazione ad uno o più soggetti.
Se l’amministrazione è affidata a più persone, queste costituiscono il consiglio di amministrazione. In tale ipotesi, l’atto costitutivo può prevedere che l’amministrazione possa essere attribuita sia disgiuntamente, sia congiuntamente in pieno rispetto, e la norma ne fa esplicito riferimento, alla disciplina dell’amministrazione delle società di persone ex artt. 2257 e 2258 a cui si fa rinvio per gli opportuni commenti.
L’amministrazione, esercitata in modo disgiuntivo, non è ammessa, in base all’ultimo comma dell’art. 2475, nel caso di:
- redazione del progetto di bilancio;
- redazione del progetto di fusione;
- redazione del progetto di scissione;
- decisione di aumento di capitale.
Tali decisioni sono di competenza dell’intero organo amministrativo.
Il consiglio di amministrazione può adottare le decisioni, se previsto nell’atto costitutivo, attraverso le consultazioni scritte ovvero sulla base di consenso espresso per iscritto.
Tale fattispecie consente di snellire la procedura di adozione di decisioni, in quanto è possibile assumere decisioni amministrative senza una vera e propria riunione, ma è sufficiente una comunicazione scritta.
Se le decisioni vengono adottate in forma scritta, il quarto comma dell’art. 2475, richiede la sottoscrizione dei documenti accertanti le decisioni, da parti degli amministratori, dai quali si evincono con chiarezza l’argomento oggetto della decisione ed il consenso rilasciato.
La rappresentanza della società è attribuita, di regola, a tutti gli amministratori. Sono previste alcune limitazioni apposte dall’atto costitutivo ovvero dall’atto di nomina. Ma anche se rispettati tutti gli adempimenti pubblicitari, tali limitazioni non sono opponibili a terzi, salvo produzione di prove che dimostrino l’agire intenzionale a danno della società.
L’art. 2475-ter disciplina l’annullabilità dei contratti e delle decisioni assunte dagli amministratori che si trovano in uno stato di conflitto d’interessi.
In particolare, i contratti possono essere annullati su domanda della società, se conclusi dagli amministratori che hanno la rappresentanza della società in conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi e se tale conflitto era conosciuto ovvero riconoscibile dal terzo.
Analogamente, è prevista l’impugnazione delle decisioni adottate dal consiglio di amministrazione con il voto determinante di un amministratore in conflitto di interessi con la società. L’impugnazione, che deve avvenire entro novanta giorni dagli amministratori, deve essere cagionevole di un danno patrimoniale. Le medesime impugnazioni possono essere proposte anche dai membri del collegio sindacale e dal revisore, ove presenti.
Il legislatore, però, fa comunque salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della decisione.
Gli amministratori rispondono solidalmente nei confronti della società per i danni causati per effetto dell’inosservanza dei doveri ad essi imposti, sia dalla legge che dall’atto costitutivo, per l’amministrazione della società.
Tale responsabilità non si estende agli amministratori che:
- dimostrino di non avere colpa,
- abbiano fatto constatare il loro dissenso non appena a conoscenza del compimento dell’atto.
Il legislatore, in analogia a quanto disposto per le società di persone, consente ai soci che non partecipano all’amministrazione, di svolgere un controllo sull’amministrazione della società. Tale controllo si svolge esercitando il diritto, di cui al secondo comma dell’art. 2476, di avere notizie dagli amministratori sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.
Ciascun socio, oltre ad avere il diritto di controllo sulla società, può anche esercitare individualmente l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori.
Nell’ambito dell’esercizio dell’azione di responsabilità, il socio che la propone, può anche chiedere, in caso si ravvisassero gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato un provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi.
In tal caso, il giudice chiamato ad intervenire in merito, su istanza del socio, può subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione.
Se il giudice accoglie l’istanza di revoca per gravi irregolarità, la società è tenuta la rimborso delle spese di giudizio e quelle sostenute per l’accertamento dei fatti agli attori. La società, però, successivamente può anche esercitare il diritto di regresso nei confronti degli amministratori.
L’azione di responsabilità esercitata nei confronti degli amministratori, può essere oggetto, in base al quinto comma dell’art. 2476, di rinuncia o transazione da parte della società.
La rinuncia ovvero la transazione, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, deve trovare consenso di tanti soci che rappresentano almeno i due terzi del capitale sociale e non vi sia opposizione di tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.
Il legislatore fa salvo sempre il diritto al risarcimento dei danni spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi posti in essere dagli amministratori.
Solidalmente responsabili con gli amministratori sono i soci che, intenzionalmente, hanno deciso o anche autorizzato il compimento di atti che abbiano cagionato danni alla società, ai soci ovvero ai terzi.
Gli amministratori e i sindaci non sono liberati dalle responsabilità incorse nella gestione sociale se i soci approvano il bilancio d’esercizio.

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di Francesco Cossu
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