Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

L’amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi


L’amministrazione straordinaria delle grandi imprese insolventi
08/03/2010, 14:03

L’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza è una procedura che, rivolta ad imprese di ingenti dimensioni, si colloca a metà strada tra una procedura di carattere liquidatorio e una procedura di carattere conservativo del patrimonio aziendale.
L’amministrazione straordinaria, introdotta nel 1979 con la legge n. 95 del 2 aprile 1979, è stata nel tempo riformulata ed adattata alle esigenze del mercato economico nel 1999 con il D.L. 8 luglio 1999 n. 270, fino ad arrivare, per il caso Parmalat, alla legge n. 166/2004, pubblicata in G. U. il 5/7/2004.
L’amministrazione straordinaria è la risposta del legislatore alle esigenze, derivanti dalle sventurate vicende di imprese con elevate caratteristiche economiche e di mercato, di conservazione e tutela dei patrimoni aziendali, altrimenti destinati alla liquidazione e dei lavoratori, altrimenti privi di lavoro con un violento impatto alla situazione occupazionale dell’intero paese.
L’amministrazione straordinaria è decisa dal tribunale del luogo in cui l’impresa ha la sede principale, su ricorso del debitore, del o dei creditori, d’ufficio o del pubblico ministero.
Il tribunale, se accerta la presenza dei presupposti per l’accesso alla procedura di amministrazione straordinaria non può, anche se ve ne fossero le condizioni, dichiarare il fallimento.
Il tribunale può ammettere alla amministrazione straordinaria le imprese che si trovino in stato di insolvenza, abbiano da almeno un anno un numero di dipendenti non inferiore a duecento, abbiano un indebitamento complessivo pari ad almeno due terzi sia del totale dei beni che costituiscono l'attivo dello stato patrimoniale e sia del totale dei ricavi, provenienti dalle vendite e dalle prestazioni dei servizi, che risultano dalla corrispondente voce del conto economico dell'ultimo esercizio.
Il tribunale, quindi, convoca in camera di consiglio il debitore, il ricorrente ed un designato dal Ministero delle attività produttive ed emette la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza.
Con la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza vengono nominati anche:
- il giudice delegato;
- un commissario giudiziale, ovvero tre in caso di eccezionale rilevanza e complessità, su indicazione vincolante del Ministero delle attività produttive.
Il tribunale ordina al debitore il deposito, nel termine di uno o due giorni, delle scritture contabili presso la cancelleria.
Inoltre viene assegnato ai creditori il termine entro il quale devono presentare le domande di insinuazione e si stabilisce la data dell’udienza della verifica dello stato passivo.
L’effettiva ammissione alla procedura avviene solo in un secondo momento, quando cioè si accerta la concreta prospettiva di recupero dell’equilibrio economico.
Nell’attesa di tale accertamento, la gestione dell’impresa è lasciata, temporaneamente, all’imprenditore ovvero al commissario giudiziale.
Il commissario giudiziale, avvenuta la sua nomina, deve depositare nella cancel¬leria del tribunale, entro trenta giorni dalla dichiarazione dello stato di insol¬venza, una relazione contenente:
- le cause dell'insolvenza,
- una sua valutazione sulle prospettive di recupero dell'equilibrio economico dell'impresa insolvente.
Il recupero dell’equilibrio economico deve, però, essere realizzato tramite la cessione dei complessi aziendali, sulla base di un pro¬gramma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno, ovvero tramite la ristrutturazione economica e finanziaria dell'im¬presa, sulla base di un programma di risanamento di durata non superiore a due anni.
Nel termine di trenta giorni dal deposito della relazione il tribunale, in alternativa, può:
- dichiara l’apertura della procedura se sussistenti le prospettive di recupero;
- dichiarare il fallimento dell’impresa con decreto motivato se ritiene non realizzabile nessuno dei due programmi alternativi indicati dalla legge, e quindi giudica insussi¬stenti le prospettive di recupero dell'equilibrio economico dell'impresa insol¬vente, ne dichiara il fallimento con decreto motivato.
Nel primo caso il tribunale dispone la prosecuzione dell'esercizio dell'impresa, la cui ge¬stione va affidata ad un ovvero ai commissari straordinari.
La nomina del commissario straordinario, che subentra al commissario giudiziale, viene effettuata nel termine di cinque giorni dalla comunicazione del decreto di apertura dell'amministrazione straordinaria, dal Ministro delle attività pro¬duttile.
La Ministero delle attività produttive spetta la vigilanza sull'attività di gestione dell'impresa affidata allo stesso commissario straordinario.
Le disposizioni di legge da applicare, in caos di accesso all’amministrazione straordinaria sono le medesime stabilite per la liquidazione coatta amministrativa.
Nel secondo caso, invece, il tribunale nomina il giudice delegato e il curatore fallimentare.
Anche all’amministrazione straordinaria sono ammesse le opposizione alla sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza.
L’opposizione può essere proposta da ogni interessato davanti al tribunale. Se l’opposizione viene accolta per mancanza dello stato di insolvenza, il tribunale revoca con sentenza la dichiarazione di insolvenza. Se invece l’opposizione viene accolta per mancanza dei presupposti dimensionali bisogna attendere che la sentenza di revoca passi in giudicato; dopo il passaggio in giudicato, il tribunale deve disporre con decreto la conversione della procedura in fallimento.
Il decreto che converte la procedura a fallimento non può essere soggetto a reclamo.
Il rigetto del ricorso avviene con decreto motivato, contro il quale è ammesso il reclamo del ricorrente alla corte d'appello. Nel caso di accoglimento del reclamo, la corte rimette d'ufficio gli atti al tribunale per la dichia¬razione dello stato di insolvenza, se invece ricorrono i presuppo¬sti per il fallimento, e non quelli richiesti per l’amministrazione straordinaria, rinvia gli atti al tribunale per la pro¬nuncia della dichiarazione di fallimento.
La scelta dei programmi di riequilibri economico è compiuta dal commissario straordinario che redige il programma sotto la vigilanza del Mistero delle attività produttive.
L'esecuzione del programma è autorizzata con decreto del Ministro delle attività produttive entro trenta giorni dalla sua presentazione.
Se il programma prevede il ricorso a finanziamenti o agevolazioni pubbliche ammessi dalla Commissione europea in base alle disposizioni comunitarie sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ri¬strutturazione di imprese in difficoltà, il termine per l'autorizza¬zione ministeriale decorre dalla data della decisione della Commissione
Il commissario straordinario è l’organo preposto all’esecuzione degli atti di esecuzione del programma.
Gli atti particolarmente rilevanti il commissario deve attendere l'autorizzazione da parte del Ministro delle attività produt¬tive, sentito il parere obbligatorio del comitato di sorveglianza.
Il commissario straordinario, in fase di esecuzione del programma avanzato, può chiedere al Ministro delle attività produttive indicandone le ragioni:
- la modifica del programma autorizzato;
- la sua sostituzione con un programma al¬ternativo.
La chiusura dell'amministrazione straordinaria si ha:
- quando, nei termini previsti dalla sentenza dichiarativa dello stato di insol¬venza, non sono state presentate insinuazioni al passivo;
- quando, alla sca¬denza di uno dei due programmi, o anche prima della scadenza, risulta elimi-nato lo stato di insolvenza.
Se è stato autorizzato un programma di cessione dei complessi aziendali, la chiusura si verifica anche:
- quando è compiuta la ripartizione finale dell'attivo;
- quando, anche prima della ripartizione finale dell'attivo, sono soddisfatti tutti i crediti ammessi, o questi sono in altro modo estinti.
La chiusura è dichiarata dal tribunale con decreto motivato, su istanza del commissario straordinario o del debitore, o anche d'ufficio.
Alla dichiarazione della chiusura della procedura è ammesso reclamo innanzi alla corte d'appello.
Se sono rimasti creditori insoddisfatti, il tribu¬nale può disporne la riapertura, su istanza del debitore o di qualunque credi¬tore.
La cessazione della procedura di amministrazione straordinaria si verifica quando il tribunale, su richiesta del commissario straordinario o d’ufficio, ne dispone con decreto motivato la conversione in fallimento. La conversione può essere disposta nel corso della procedura, quando non sussistono i presupposti per una prosecuzione utile.
Nei casi in cui il fallimento dell’impresa segue l'amministrazione straordinaria, i crediti sorti per la continuazione dell'esercizio dell'impresa e la gestione del patrimonio del debitore si considerano crediti della massa da soddisfare in prededuzione.
La cessazione dell'amministrazione straordinaria può incorrere, inoltre, anche per concordato.

Commenta Stampa
di Francesco Cossu
Riproduzione riservata ©