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L’appello davanti alla commissione tributaria regionale


L’appello davanti alla commissione tributaria regionale
01/01/2010, 02:01

La sentenza della commissione provinciale può essere appellata alla commissione regionale competente. La Sezione II del Capo III, agli artt. 52 e ss. disciplina le norme relative il giudizio davanti alla commissione di secondo grado, appunto la commissione tributaria regionale.
Tutte le sentenze di primo grado sono soggette a tale forma di gravame, sia che si tratti di merito ovvero di rito.
Il responsabile del servizio del contenzioso della competente direzione regionale delle entrate deve preventivamente autorizzare gli uffici periferici del dipartimento delle entrate alla proposizione dell’appello principale.
Tale previsione trova la sua ratio nell’evitare un incontrollato moltiplicarsi degli appelli da parte degli uffici finanziari.
È da ritenersi, quindi, inammissibile l’atto di appello dell’amministrazione finanziaria presentato in mancanza di autorizzazione rilasciata prima della proposizione dell’impugnazione, a meno che l’appello non sia presentato direttamente dalla direzione regionale delle entrate.
Il ricorso in appello deve, secondo quanto stabilito dall’art. 53; D. lgs. n. 546/1992, contenere i seguenti elementi, la cui mancanza ovvero l’assoluta incertezza di uno di essi, determina l’inammissibilità:
- indicazione della commissione tributaria a cui é diretto;
- indicazione dell'appellante;
- indicazione delle altre parti nei cui confronti l’appello é proposto;
- gli estremi della sentenza impugnata;
- l'esposizione sommaria dei fatti;
- l'oggetto della domanda;
- i motivi specifici dell'impugnazione.
L’appello è altresì, inammissibile se è privo di sottoscrizione a norma del terzo comma dell’art. 18 D. Lgs. n. 546/1992.
L’appello deve essere proposto nelle medesime forme dettate per dal primo e secondo comma dell’art. 20, per il ricorso introduttivo del giudizio, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato.
Il ricorso, in originale ovvero in copia unitamente alla ricevuta di deposito, deve essere depositato in segreteria nel termine perentorio di trenta giorni, pena l’inammissibilità dell’impugnazione, così come indicato dall’art. 22, commi 1, 2 e 3.
L’appellante deve depositare presso la segreteria della commissione tributaria regionale gli eventuali documenti offerti in comunicazione, oltre, ovviamente, l’atto di impugnazione e la copia di notificazione alla parte ostile.
Subito dopo il deposito del ricorso in appello, la segreteria della commissione tributaria regionale chiede alla segreteria della commissione provinciale la trasmissione del fascicolo del processo, che deve contenere copia autentica della sentenza.
L’art. 54 D. Lgs. n. 546/1992 disciplina la materia delle controdeduzioni e dell’appello incidentale.
In particolare, l’appello incidentale deve essere proposto, pena la sua inammissibilità, entro sessanta giorni dalla notificazione dell’appello principale attraverso deposito del relativo atto presso la segreteria della commissione tributaria regionale.
Nel medesimo termine di sessanta giorni, le parti che non siano l’appellante principale, devono costituirsi in giudizio producendo relativo atto di controdeduzioni.
L’atto di appello incidentale deve contenere i medesimi elementi già elencati nell’ambito dell’appello principale all’art. 53.
È importante sottolineare come sia ammissibile, in base al richiamato art. 334 c.p.c., l’appello incidentale tardivo. Tale ipotesi prevede che l’appellato, nel momento in cui riceve la notifica dell’atto di gravame, sia decaduto dal potere di impugnazione ovvero per decorrenza dei termini. In queste more, la notificazione dell’atto di appello comporta la rimessione in termini dell’appello, che determina, così, la proposizione dell’impugnazione in via incidentale.
La costituzione in giudizio dell’appellato deve avvenire nei sessanta giorni decorrenti dalla notificazione dell’atto impugnato. La costituzione avviene attraverso il deposito presso la segreteria della commissione tributaria regionale del fascicolo contenente apposito atto di controdeduzioni.
Nell’atto di controdeduzioni l’appellato è tenuto ad esporre le proprie difese. In particolare deve riproporre le questioni ed eccezioni non accolte dai giudizi di primo grado.
Il presidente e i presidenti di sezione della commissione tributaria regionale hanno poteri corrispondenti a quelli del presidente e dei presidenti di sezione della commissione tributaria provinciale.
In particolare, ai presidenti di commissione è data l’assegnazione degli appelli alle diverse sezioni e quella della eventuale riunione per materie identiche. Ai presidenti di sezione, invece, compete l’esame preliminare dell’appello, può dichiarare la sospensione, l’interruzione e l’estinzione del processo di appello.
L’art. 56, D. Lgs. n. 546/1992, dispone che le questioni e le eccezioni non accolte nella sentenza della commissione provinciale, che non sono specificamente riproposte in appello, s'intendono come rinunciate.
L’art. 57, D. Lgs. n. 546/1992, dispone il divieto di nuove domande, disponendo che, laddove riproposte, devono essere dichiarate inammissibili d’ufficio. Tale divieto colpisce unicamente il contribuente e non anche l’ufficio impositore resistente.
Analogamente, il secondo comma dello stesso art. 57, dispone il divieto di proposizione di nuove eccezioni che non siano rilevabili d’ufficio.
L’art. 58, D., Lgs. n. 546/1992, disciplina l’impossibilità, per il giudice, di disporre la produzione di nuove prove.
La norma, però, deroga a tale divieto, nell’ipotesi in cui il giudice ritenga le prove necessarie ai fini della decisione ovvero se la parte dimostri di non averle potute fornire nel precedente grado di giudizio per causa ad essa non imputabile.
A sua volta, il secondo comma dell’art. 58 mantiene salva la possibilità alle parti di produrre nuovi documenti.


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di Francesco Cossu
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