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L’assemblea dei soci ordinaria e straordinaria


L’assemblea dei soci ordinaria e straordinaria
14/05/2009, 19:05

L’assemblea, organo sovrano della società, ha la funzione di manifestare la volontà dei soci nelle materie di cui la legge ovvero l’atto costitutivo le riservano la competenza.
L’assemblea è l’organo collegiale tipico delle società di capitali avente la funzione decisoria in base al principio maggioritario. La volontà espressa dai soci riuniti in assemblea, che rappresentano determinate aliquote del capitale sociale (maggioranza di capitale), equivale alla volontà della società con potere vincolante nei confronti di tutti i soci, anche se assenti o dissenzienti.
L’assemblea è regolamentata dal codice civile dall’art. 2363 all’art. 2379-bis, e nel t.u.f. dagli artt. 125 e ss.
In base all’art. 2363, secondo comma c.c., l’assemblea è ordinaria o straordinaria, in relazione all’oggetto delle deliberazioni su cui la stessa è chiamata a decidere.
Essa è convocata, se lo statuto nulla prevede ovvero indica diversamente,  nel comune dove la società ha la sede.
Per le società aventi modello amministrativo tradizionale ovvero sistema monastico, secondo  l’art. 2364 c.c. l’assemblea ordinaria:
1. approva il bilancio;
2. provvede alla nomina ed alla revoca degli amministratori, dei sindaci, del presidente del collegio sindacale ed il soggetto a cui è demandato il controllo contabile, laddove previsto;
3. se non è determinato nello statuto della società, provvede alla definizione del compenso degli amministratori e dei sindaci;
4. delibera sulla eventuale responsabilità nei confronti di amministratori e sindaci;
5. delibera sugli altri oggetti cui la legge le attribuisce la competenza;
6. delibera sulle autorizzazioni, se richieste dallo statuto, per il compimento di atti degli amministratori, ferma restando sempre la responsabilità di questi ultimi per gli atti compiuti;
7. approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari.
L’art. 2364-bis c.c., invece, disciplina i poteri dell’assemblea ordinaria nelle società che adottano il sistema dualistico, cioè che hanno il consiglio di sorveglianza, limitandone, rispetto alle altre tipologie di società, le competenze. In tale ipotesi l’assemblea ordinaria:
1) provvede alla nomina ed alla revoca dei consiglieri di sorveglianza;
2) se non è determinato nello statuto della società, stabilisce il compenso a essi spettante;
3) delibera sull’azione di responsabilità dei consiglieri di sorveglianza;
4) delibera sulla distribuzione degli utili;
5) nomina il revisore contabile.
L’assemblea straordinaria, invece, secondo il disposto dell’art. 2365, primo comma c.c., delibera:
1. sulle modificazioni dello statuto;
2. sulla nomina dei liquidatori;
3. sulla sostituzione dei liquidatori;
4. sui poteri attribuiti ai liquidatori;
5. su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.
Se la società ha emesso non solo azioni ordinarie, ma anche diverse categorie di azioni o strumenti finanziari che conferiscono diritti amministrativi, all’assemblea generale sono affiancate le assemblee speciali di categoria. Se non è prevista diversa disciplina, le assemblee speciali sono regolate dalle norme dettate per l’assemblea straordinaria.
L’assemblea ordinaria deve essere convocata, in base al secondo comma dell’art. 2364 c.c., almeno una volta l’anno, non oltre il termine stabilito dallo statuto e ad ogni modo entro centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale. Tale termine può essere prolungato dalla previsione dello statuto sociale a non oltre centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio e gli amministratori devono farne menzione nella relazione allegata al bilancio di cui all’art. 2428 c.c., quando:
1. la società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato,
2. ovvero lo richiedono particolari esigenze legate alla struttura ed alla natura dell’oggetto sociale.
Gli amministratori ed il consiglio di gestione devono convocare senza ritardo, secondo quanto stabilito dall’art. 2367 c.c., l’assemblea quando ne fanno richiesta tanti soci che rappresentano non meno della decima parte del capitale sociale ovvero la minore percentuale prevista dallo statuto (che può solamente prevede modifiche di tale percentuale in diminuzione e mai in aumento). Se i predetti soggetti non vi provvedono, il tribunale è tenuto alla convocazione dell’assemblea attraverso l’emissione di un decreto, con il quale designa anche la persone che deve presiederla, qualora gli amministratori o il consiglio di gestione, ovvero in loro vece i sindaci o il consiglio di sorveglianza ovvero il comitato per il controllo sulla gestione, non provvedano.
Il tribunale, però, prima di emettere il decreto di convocazione, deve sentire i componenti degli organi amministrativi e di controllo e ritenere ingiustificato il rifiuto alla convocazione dell’assemblea.
La convocazione dell’assemblea da parte dei soci, però, non è ammessa per gli argomenti per i quali la legge impone che la proposta provenga dagli amministratori ovvero sulla base di un progetto o di una relazione predisposta dagli stessi amministratori.
Diversa risulta essere, invece, la disciplina dettata per le società le cui azioni sono negoziate nei mercati regolamentati italiani ed europei.
Per tali società, l’art. 125 t.u.f. prevede che gli amministratori convocano l’assemblea entro trenta giorni dalla richiesta avanzata da tanti soci che rappresentano almeno il dieci per cento del capitale sociale ovvero la minore percentuale stabilita nell’atto costitutivo.
Gli amministratori, però, possono anche decidere, nell’interesse della società, di non procedere alla convocazione considerando gli argomenti in oggetto. Anche in tale caso la convocazione può essere disposta dal presidente del tribunale sentiti gli amministratori ed i sindaci sui motivi del rifiuto alla convocazione.
In base all’ultimo comma dell’art. 125 t.u.f., se la richiesta è fatta da tanti soci che rappresentino almeno il quinto del capitale sociale, si applica l’art. 2367 c.c. relativo alla convocazione dell’assemblea su richiesta della minoranza.
Inoltre, in base all’art. 2406 c.c. e all’art. 151, comma 2 t.u.f., anche il collegio sindacale può convocare l’assemblea. Anzi, in base al primo comma dell’art. 2406 c.c., il collegio sindacale deve provvedere alla convocazione dell’assemblea in caso omissione ovvero di ingiustificato ritardo da parte degli amministratori e, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, può convocare l’assemblea se, nell’espletamento dell’esercizio di controllo, ravvisasse fatti gravi per cui ritenga necessario un intervento urgente. Nelle società quotate, inoltre, per espletare tale funzione, è sufficiente la richiesta proposta da almeno due membri del collegio sindacale.
L’art. 2366 c.c. detta la disciplina relativa alle formalità richieste per la convocazione dell’assemblea. Essa è convocata mediante avviso in cui siano contenente le indicazioni: del giorno; dell’ora; del luogo e dell’ordine del giorno.
La convocazione mediante avviso deve essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica ovvero in almeno un quotidiano indicato dallo statuto, almeno quindici giorni prima di quello fissato per l’assemblea. Se i quotidiani indicati nello statuto hanno cessato le pubblicazioni, gli amministratori devono provvedere alla pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale.
Per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, lo statuto può consentire la convocazione almeno otto giorni prima della data prevista per l’adunanza dei soci, attraverso avviso comunicato con mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuta ricezione.
Nel medesimo avviso gli amministratori possono dare indicazione anche del giorno della seconda convocazione, che non può aver luogo nello stesso giorno fissato per la prima.
In mancanza delle formalità richieste per la convocazione, il quarto comma dell’art. 2366 c.c., consente la regolare costituzione dell’assemblea nel caso in cui sia rappresentato l’intero capitale sociale, avente diritto di intervento, e partecipi all’assemblea la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo.
Ogni partecipante all’assemblea totalitaria può opporsi alla discussione degli argomenti oggetto dell’ordine del giorno, sui quali si ritenga non sufficientemente informato. Ai componenti degli organi amministrativi o di controllo assenti all’assemblea totalitaria deve essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte.
 

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di Francesco Cossu
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