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L’aumento di capitale nelle s.p.a.


L’aumento di capitale nelle s.p.a.
14/03/2010, 15:03

L’aumento del capitale sociale, che può essere sia a pagamento (reale), sia gratuito (nominale), deve rispettare il principio della effettività del capitale.
Nel rispetto di tale principio, l’art. 2438 c.c. dispone che un aumento di capitale non può essere eseguito fino alla totale liberazione delle azioni precedentemente emesse. In caso di violazione, gli amministratori rispondono solidalmente per gli eventuali danni arrecati ai soci ed ai terzi.
Anche in presenza di violazioni, la norma salva la delibera di aumento del capitale, conservando in vita gli obblighi assunti con la sottoscrizione delle nuove azioni.
L’aumento del capitale sociale deve essere deliberato dalla assemblea riunitasi in seduta straordinaria, ma lo statuto può attribuire anche agli amministratori la facoltà di provvedere all’aumento, in una o più volte, del capitale.
L’art. 2443 pone alcuni limiti alla delega di aumento di capitale agli amministratori, in quanto lo statuto deve individuare un ammontare massimo e la delega deve essere esercitata entro cinque anni dalla data dell’iscrizione della società nel registro delle imprese. Tale facoltà può prevedere anche l’adozione delle deliberazioni di esclusione o di limitazione del diritto di opzione; in questo caso gli amministratori devono redigere una relazione in cui si evidenziano le ragioni dell’esclusione o della limitazione del diritto di opzione, di cui si parlerà nel seguente paragrafo, e lo statuto determina i criteri cui gli amministratori devono attenersi.
La facoltà di attribuire agli amministratori il potere di decisione dell’aumento del capitale può essere concessa anche mediante modificazioni successive dello stesso statuto, per un periodo massimo di cinque anni dalla data della deliberazione, comunque rinnovabili.
Il verbale della delibazione degli amministratori di aumentare il capitale deve essere redatto da un notaio e deve essere depositato e iscritto presso l’ufficio del registro delle imprese.
L’aumento del capitale può avvenire attraverso due tecniche:
1. aumento del capitale e del patrimonio attraverso nuovi conferimenti (aumento reale);
2. aumento del capitale senza aumento del patrimonio, attraverso l’utilizzo di riserve, (aumento nominale).
Seguendo la prima ipotesi prospettata, all’atto della sottoscrizione, i sottoscrittori delle azioni di nuova emissione devono versare alla società almeno il venticinque per cento del valore nominale delle azioni sottoscritte.
In caso di emissione di azioni con soprapprezzo, non è sufficiente il versamento del venticinque per cento dell’aumento del capitale, ma è necessario l’integrale versamento del sovrapprezzo all’atto della sottoscrizione.
L’assemblea, nella delibera di aumento, deve indicare anche i tempi entro cui devono essere raccolte le sottoscrizioni. Se l’aumento di capitale non è integralmente sottoscritto entro il termine stabilito, il capitale è aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni raccolte, se l’assemblea ha provveduto a prevederlo nella medesima deliberazione.
L’art. 2440 c.c. prevede la possibilità di provvedere all’aumento reale del capitale attraverso il conferimento di beni in natura o di crediti applicandosi, in tal caso, le disposizioni previste dagli artt. 2342, terzo e quinto comma, e 2343 c.c.
In base alla seconda ipotesi prospettata, invece, l’assemblea può deliberare l’aumentare del capitale:
- imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio se ed in quanto disponibili;
- aumentando il valore nominale delle azioni in circolazione.
In questo caso di aumento gratuito di capitale, le azioni di nuova emissione devono possedere le medesime caratteristiche di quelle in circolazione, e devono essere assegnate gratuitamente agli azionisti in proporzione di quelle da essi già possedute.
Una volta avvenuta la sottoscrizione delle azioni di nuova emissione, gli amministratori, nei trenta giorni successivi, devono depositare un’attestazione in cui si evince che l’aumento del capitale sociale è stato eseguito e provvedono all’iscrizione nel registro delle imprese.
Fino a che l’iscrizione nel registro non sia avvenuta, l’aumento del capitale non può essere menzionato negli atti della società.
Il diritto di opzione è il diritto degli azionisti di essere preferiti, rispetto ai terzi, in caso di offerta di azioni di nuova emissione e nella sottoscrizione dell’aumento di capitale.
Il diritto di opzione nasce con l’emissione sia di nuove azioni, sia di obbligazioni convertibili in azioni che devono essere offerte ai soci in proporzione al numero delle azioni possedute.
Il diritto di opzione, da considerarsi quale diritto individuale, spetta anche nell’ipotesi di obbligazioni convertibili in concorso con gli azionisti, sulla base del rapporto di cambio.
Il secondo comma dell’art. 2441 c.c. concede, per l’esercizio del diritto di opzione, un termine non inferiore a trenta giorni dalla pubblicazione dell’offerta. Tale termine decorre dalla data del deposito, a cura degli amministratori, della medesima offerta, presso l’ufficio del registro delle imprese.
I soci che intendono esercitare il diritto di opzione acquisiscono anche il diritto di prelazione nell’acquisto di azioni ed obbligazioni convertibili in azioni rimaste inoptate dagli altri soci, a condizione che abbiano provveduto alla richiesta contestualmente all’esercizio dell’opzione.
La norma disciplina diversamente l’offerta delle azioni ovvero delle obbligazioni convertibili in azioni rimaste non optate nel caso di azioni quotate sui mercati regolamentati.
In tale caso, i diritti di opzione non esercitati non possono essere offerti ai soci, ma devono essere offerti nel mercato regolamentato dagli amministratori, per conto della società, per almeno cinque riunioni.
Il diritto di opzione è escluso quando:
a) la deliberazione di aumento di capitale prevede azioni di nuova emissione liberate mediante conferimenti in natura.
b) lo statuto delle società aventi azioni quotate in borsa preveda l’esclusione del diritto di opzione nei limiti del dieci per cento del capitale preesistente solamente se vengono rispettate le seguenti condizioni:
- deve essere rispettata la corrispondenza tra il prezzo di emissione ed il valore di mercato delle azioni;
- vi sia la conferma, in apposita relazione, della corrispondenza da parte della società di revisione incaricata.
c) la deliberazione di aumento di capitale ne preveda espressamente l’esclusione ovvero la limitazione per esigenze della società. In tale caso, però, la deliberazione deve essere approvata da tanti soci che rappresentano oltre la metà del capitale sociale, anche se la deliberazione è presa in assemblea di convocazione successiva alla prima.
a) l’offerta di aumento di capitale è proposta ai dipendenti della società, ovvero di società controllanti o controllate. Se il diritto di opzione è escluso per più di un quarto delle nuove azioni offerte, la delibera necessita di una maggioranza rafforzata di oltre la metà del capitale sociale.
Per le ipotesi previste alle lettere a) e c), l’art. 2441 c.c. impone agli amministratori di illustrare con apposita relazione:
1. nell’ipotesi di cui alla lett. c), le ragioni dell’esclusione o della limitazione del diritto di opzione;
2. nell’ipotesi di cui alla lett. a), le ragioni del conferimento in natura;
3. in cui entrambi casi, i criteri adottati per la determinazione del prezzo di emissione.
La relazione degli amministratori deve essere comunicata almeno trenta giorni prima di quello
fissato per l’assemblea al collegio sindacale o al consiglio di sorveglianza e al soggetto incaricato
del controllo contabile.
Il collegio sindacale, a sua volta, entro quindici giorni deve esprimere il proprio parere sulla congruità del prezzo di emissione delle azioni.
Il parere del collegio sindacale e la relazione giurata dell’esperto designato dal tribunale, nel caso di conferimenti in natura, devono restare depositati e messi a disposizione dei soci, nella sede della società, durante i quindici giorni che precedono l’assemblea e finché questa non abbia deliberato.
Il diritto di opzione non si considera né escluso né limitato nell’ipotesi in cui nella deliberazione di aumento di capitale, vi sia la previsione della sottoscrizione delle nuove azioni da parte di banche, enti o società finanziarie soggetti al controllo della Consob ovvero da altri soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività di collocamento di strumenti finanziari, a condizione che questi le offrano agli azionisti; in ogni caso, fino a quando non sia stato esercitato il diritto di opzione, i medesimi soggetti non possono esercitare il diritto di voto.
Nelle ipotesi di limitazione ovvero di esclusione del diritto di opzione e quando il patrimonio netto supera il capitale sociale, l’assemblea deve deliberare l’emissione delle nuove azioni prevedendo un sovrapprezzo. L’assemblea determina il prezzo di emissione tenendo presente l’andamento delle azioni in borsa, qualora fossero quotate, ovvero considerando il valore del patrimonio netto, in considerazione anche dell’andamento delle quotazioni nell’ultimo semestre, per le azioni quotate in borsa, . Il collegio sindacale e la società di revisione sono chiamati ad esprimere il proprio parere sulla congruità del prezzo di emissione.

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di Francesco Cossu
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