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L’azione di responsabilità degli amministratori nelle s.p.a.


L’azione di responsabilità degli amministratori nelle s.p.a.
07/08/2009, 12:08

L’art. 2392 c.c. disciplina il comportamento che gli amministratori devono seguire in adempimento dei doveri loro imposti dalla legge e dallo statuto.
Gli amministratori devono comportarsi secondo la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze.
Il codice civile disciplina le responsabilità civile (contrattuale o extracontrattuale) degli amministratori. Questi ultimi rispondono, per l’inadempimento dei loro doveri ovvero per la commissione di illeciti, a tre tipologie di soggetti.
- alla società, a titolo di responsabilità contrattuale per inadempimento;
- ai singoli soci, ovvero ai terzi, a titolo di responsabilità extracontrattuale in relazione ai fatti illeciti commessi;
- ai creditori, in caso di atti lesivi dell’integrità del patrimonio sociale.
Gli amministratori rispondono in via solidale verso la società per i danni eventualmente arrecati alla società stessa:
- se hanno osservato i loro doveri;
- se erano a conoscenza di fatti pregiudizievoli e non hanno fatto quanto potevano per impedire che fosse posto in essere l’atto, o eliminare ovvero attenuare le conseguenze dannose.
La prima ipotesi, però, non trova applicazione nei confronti degli altri componenti il consiglio di amministrazione, se si tratta di attribuzioni proprie del comitato esecutivo ovvero di funzioni attribuite specificamente ad uno o più amministratori.
In base al disposto del secondo comma  dell’art. 2392 c.c., gli amministratori che hanno provveduto, senza ritardo, a fare annotare il proprio dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, comunicando immediatamente tale dissenso al presidente del collegio sindacale, non sono considerati responsabili per gli atti od omissioni essendo considerati immuni da colpa.
L’art. 2393 c.c. detta la disciplina relativa all’esercizio dell’azione di responsabilità contro gli amministratori.
L’azione di responsabilità è promossa dai soci in seguito a deliberazione dell’assemblea, anche se la società è in liquidazione. Tale deliberazione, nonostante non sia stata inserita nell’ordine del giorno, può essere assunta anche in occasione della discussione relativa all’approvazione del bilancio, ma solo se si tratta di fatti di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio.
L’assemblea può avvalersi dell’esercizio dell’azione di responsabilità verso gli amministratori in un periodo non superiore a cinque anni dalla cessazione dell’esercizio dell’ufficio.
L’azione di responsabilità, poiché la legittimazione passiva non è collegiale, può essere esperita nei confronti di uno o più amministratori, ma non nei confronti del consiglio di amministrazione nel suo complesso.
L’azione di responsabilità può essere anche promossa a seguito di una deliberazione del collegio sindacale, a condizione che sia assunta con la maggioranza dei voti di almeno dei due terzi dei suoi componenti.
La società, in base all’art. 2393 sesto comma  c.c., può rinunziare all’esercizio dell’azione di responsabilità e può valutare la possibilità di transigere con gli amministratori.
La rinunzia e la transazione trovano efficacia alle seguenti condizioni:
1. devono essere approvate attraverso una espressa deliberazione dell’assemblea;
2. non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale, nelle società che non fanno ricorso al capitale di rischio;
3. non vi sia il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno un ventesimo del capitale sociale, o la misura prevista dallo statuto per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità ai sensi dell’art. 2393-bis, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.
L’azione sociale di responsabilità, secondo l’art. 2393-bis c.c., può essere esercitata anche:
- dai soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale ovvero la diversa misura prevista nello statuto e comunque non superiore al terzo, per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio;
- dai soci che rappresentino un ventesimo del capitale sociale o la minore misura prevista nello statuto, nelle società che, invece, fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.
Alla deliberazione dell’azione di responsabilità consegue la revoca dall’ufficio degli amministratori contro cui è proposta. La revoca dall’ufficio trova effetto nel caso in cui la delibera sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. In tale ultimo caso, l’assemblea stessa deve provvedere alla nomina di nuovi amministratori in sostituzione.
Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l’azione può essere esercitata da tanti soci che rappresentino un ventesimo del capitale sociale ovvero al minore misura prevista dallo statuto.
I soci, riuniti nelle proporzioni di capitale necessarie, nel promuovere l’azione di responsabilità verso gli amministratori, nominano, a maggioranza del capitale posseduto, uno o più rappresentanti comuni per l’esercizio dell’azione e per il compimento degli atti conseguenti.
La società deve essere chiamata in giudizio e l’atto di citazione è, ad essa, notificato anche in persona del presidente del collegio sindacale.
In caso di accoglimento della domanda, la società è tenuta al rimborso delle spese del giudizio e delle spese sopportate nella fase di accertamento dei fatti che il giudice non abbia posto a carico dei soccombenti ovvero che non sia possibile recuperare a seguito della loro escussione.
Anche i creditori della società sono tutelati dal legislatore per le inosservanze degli  amministratori, relativamente agli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.
I creditori della società possono promuovere l’azione di responsabilità verso gli amministratori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. Inoltre i creditori possono proseguire all’esercizio dell’azione di responsabilità anche dopo che sia avvenuta la rinunzia da parte della società. La transazione, invece, può essere oggetto di impugnazione da parte dei creditori sociali solo se ricorrono le condizioni per esercitare una azione revocatoria.
In particolare, i creditori sociali possono agire in giudizio contro gli amministratori in presenza di violazione degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale e di esistenza di un pregiudizio, costituito dall’insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento del credito.
Se la società riversa in uno stato di fallimento, liquidazione coatta amministrativa oppure amministrazione straordinaria, le azioni di responsabilità devono essere esercitate dal curatore del fallimento ovvero straordinario.
L’esercizio delle azioni di responsabilità della società e dei creditori, non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno in capo al singolo socio ovvero al terzo direttamente danneggiati dal compimento di atti colposi o dolosi da parte degli amministratori.
L’azione di responsabilità può essere esercitata dal singolo socio o dal terzo entro cinque anni dal compimento dell’atto pregiudizievole e comunque non oltre i cinque anni dalla cessazione dalla carica.
Il termine prescrizionale contro l’amministratore unico resta sospeso fino a che non accetti il nuovo amministratore. Analogamente, il decorso del termine prescrizionale è differito a seconda del momento in cui si verificano gli effetti della cessazione dalla carica: dalla ricostituzione dell’intero consiglio in caso di cessazione per scadenza del termine o dalla ricostituzione della maggioranza dei consiglieri nei casi in cui essa sia venuta meno. Nelle altre ipotesi la decorrenza è contestuale alla cessazione dalla carica.
L’art. 129 tuf detta le regole relative all’azione di responsabilità per le società aventi azioni quotate nei mercati regolamentati.
L’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, i sindaci e i direttori generali, può essere esercitata se:
- è avanzata da tanti soci che rappresentano almeno il cinque per cento del capitale sociale; ovvero
- la minore percentuale stabilita nell’atto costitutivo;
- i soci sono iscritti da almeno sei mesi nel libro dei soci.
La società deve essere chiamata in giudizio. Se l’azione è esercitata nei confronti degli amministratori o dei direttori generali, l’atto di citazione è notificato alla società anche in persona del presidente del collegio sindacale.
Il soggetto attore che agisce in giudizio deve provare la violazione degli obblighi generali di diligenza dell’amministratore. Deve dimostrare quale sia il modello normativo di condotta a cui si sarebbe dovuto attenere l’amministratore, oppure la violazione degli obblighi a contenuto specifico, legali ovvero statutari. Non sono ritenuti sufficienti gli addebiti generici e privi di prove precise o presuntive.
Inoltre, il soggetto attore deve provare l’esistenza del danno cagionato alla società ed il nesso causale tra la violazione del dovere ed il danno subito.
Il danno deve essere calcolato sulla singola operazione interessata dalla violazione, accertando caso per caso, quali siano i danni legati alla condotta illecita degli amministratori dal nesso di causalità.
Per poter esercitare l’azione sociale di responsabilità, i soci devono nominare, a maggioranza del capitale posseduto, uno o più rappresentanti comuni per l’esercizio dell’azione e per il compimento degli atti conseguenti.
La società, a sua volta, può rinunziare all’azione e transigere ai sensi dell’art. 2393 c.c. purché non vi sia il voto contrario di tanti soci che rappresentano almeno il cinque per cento del capitale sociale.
Gli amministratori sono chiamati a rispondere anche in sede penale delle loro azioni od omissioni che cagionano danni alla società, ai soci ed ai terzi.
La responsabilità penale è sempre dell’amministratore e non della società. La società, però, può incorrere in responsabilità amministrativa per alcuni specifici reati commessi nel suo interesse ovvero a suo vantaggio da coloro che ricoprono, al suo interno, funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione.
 

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di Francesco Cossu
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