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Le decisioni dei soci nelle s.r.l.


Le decisioni dei soci nelle s.r.l.
10/05/2010, 11:05

La riforma del diritto societario del 2003 ha rivisitato anche la disciplina delle assemblee dei soci sia sotto l’aspetto organizzativo, sia sotto l’aspetto delle competenze.
In particolare, la disciplina delle assemblee è dettata dagli artt. 2479, 2479-bis e 2479-ter in cui si disciplina, rispettivamente, la competenza delle decisioni dei soci, le adunanze dei soci in assemblee e la procedura di invalidità delle decisioni.
I soci decidono sulle materie di loro competenza attribuite dall’atto costitutivo, da uno o più amministratori ovvero dai soci che rappresentano un terzo del capitale sociale.
In particolare i soci, secondo quanto stabilito dal secondo comma dell’art. 2479, sono chiamati a decidere su:
1. l’approvazione del bilancio;
2. la distribuzione degli eventuali utili;
3. la nomina degli amministratori, se espressamente prevista all’interno dell’atto costitutivo;
4. la nomina dei sindaci e del presidente del collegio ovvero del revisore, se sussistono le condizioni previste dall’art. 2477;
5. le modificazioni da apportare all’atto costitutivo;
6. il compimento di determinate operazioni che possano comportare una modifica sostanziale nell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo;
7. il compimento di operazioni che comportano una rilevante modificazione dei diritti dei soci.
L’autonomia statutaria, filosofia cardine della riforma, consente, all’atto costitutivo, di prevedere l’adozione delle decisione dei soci, con il metodo collegiale, anche attraverso la consultazione scritta ovverosia sulla base del consenso espresso per iscritto.
Se l’adozione delle decisioni avviene attraverso tale metodologia, devono risultare con estrema chiarezza dai documenti sottoscritti dai soci:
- l’argomento oggetto della decisione;
- il consenso all’assunzione della decisione.
Ad ogni buon conto, determinate decisioni devono essere assunte sempre con il metodo assembleare:
- le modificazioni dell’atto costitutivo;
- le decisioni di compiere operazioni che possano comportare sostanziali modifiche dell’oggetto sociale determinato nell’atto costitutivo;
- le decisioni di compiere operazioni che possano comportare una rilevante modificazione dei diritti dei soci;
- riduzione del capitale per perdite;
- nomina e revoca dei liquidatori;
- revoca dello stato di liquidazione;
- scioglimento anticipato della società.
Se l’atto costitutivo non prevede l’assunzione di decisioni da parte dei soci con diverse metodologie, tali decisioni devono essere prese attraverso le deliberazioni assembleari secondo quanto stabilito dall’art. 2479-bis.
Tutti i soci hanno diritto alla partecipazione alle decisioni, secondo una qualunque tecnica assunta, esprimendo il proprio voto in misura proporzionale alla sua partecipazione al capitale.
Se l’atto costitutivo non dispone diversamente, i soci possono assumere le decisioni di cui all’ordine del giorno, con l’espressione del voto favorevole della maggioranza dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale.
Le parti stabiliscono nell’atto costitutivo che le modalità di convocazione dell’assemblea dei soci, che può avvenire in qualunque modo, garantiscono anche la conoscibilità del ricevimento della convocazione stessa.
Le parti devono, ad ogni modo, assicurare in modo tempestivo una informazione dettagliata sugli argomenti da trattare in assemblea (ordine del giorno). Se l’atto costitutivo nulla dispone, la convocazione, sottoscritta da tutti gli amministratori, si presume che debba essere effettuata attraverso lettera raccomandata spedita ai soci almeno otto giorni prima dell’adunanza nel domicilio risultante dal libro dei soci.
Il socio è libero di farsi rappresentare in assemblea, se l’atto costitutivo non dispone diversamente. La relativa delega non è richiesta per iscritto, ma è necessaria per consentire la conservazione della documentazione.
L’assemblea, se l’atto costitutivo non dispone un diverso luogo, si riunisce presso i locali della sede sociale.
Il legislatore riformatore fissa, sempre che le parti non dispongano diversamente, quale quorum costitutivo la presenta di almeno la metà del capitale sociale e quale quorum deliberativo la maggioranza assoluta.
Nelle ipotesi di modificazioni dell’atto costitutivo, di assunzioni di decisioni che comportano la modificazione sostanziale dell’oggetto sociale e della posizione dei soci, è richiesto il raggiungimento di un diverso quorum deliberativo che si raggiunge con il voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la metà del capitale sociale.
L’atto costitutivo indica il designato a presiedere l’assemblea. Se nulla è disposto, la designazione del presidente è attribuita dagli intervenuti in assemblea.
Il quarto comma dell’art. 2479-bis detta le mansioni del presidente dell’assemblea. Egli deve:
- verificare la regolarità della costituzione dell’assemblea;
- accertare l’identità dei presenti e la loro legittimazione ad intervenire in assemblea;
- regolare lo svolgimento dell’assemblea;
- accertare i risultati delle votazioni delle delibere assembleari.
Inoltre, il presidente deve provvedere a verbalizzare l’esecuzione e gli esiti di tali accertamenti.
L’assemblea si intende, ad ogni modo, validamente costituita e le relative deliberazioni produttive di effetti, anche se non sono state effettivamente eseguite tutte le formalità per la convocazione, se trattasi di assemblea totalitaria.
Si intende totalitaria, l’assemblea in cui sia presente tutto il capitale sociale, l’intero organo amministrativo ed il collegio sindacale o che siano almeno informati della riunione, e che nessuno di loro si opponga alla trattazione dell’argomento.
Le decisioni dei soci possono essere impugnate entro novanta giorni dalla trascrizione nel libro delle assemblee, se non prese in conformità alle disposizioni di legge ovvero all’atto costitutivo. Legittimati ad impugnare tali delibere sono:
- i soci che non vi hanno acconsentito;
- ciascun amministratore;
- il collegio sindacale.
Il primo comma dell’art. 2479-ter disciplina la possibilità dell’intervento da parte del tribunale che consenta di sanare la decisione impugnata. L’intervento del tribunale può essere richiesto dalla società ovvero da chi ha proposto l’impugnativa. Il tribunale, a sua volta, se ne ravvisa l’opportunità, può concedere un periodo, non superiore a centottanta giorni, affinché l’assemblea adotti una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidità.
Possono essere impugnate le decisioni, se arrecano danno alla società e tale danno sia sufficientemente provato, le decisioni assunte con la partecipazione determinante di soci che hanno, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società.
Altra causa di invalidità delle delibere assembleari è l’oggetto illecito o impossibile e quelle prese in assenza assoluta di informazione. Le decisioni aventi tali caratteristiche possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse, nel termine massimo di tre anni dalla trascrizione della medesima delibera nel libro delle decisioni assembleari.
Il limite temprale di tre anni non è richiesto, e quindi possono essere impugnate senza limiti di tempo, le deliberazioni assembleari che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite.
Il legislatore, inoltre, rinvia ad una serie di norme, in quanto compatibili, la disciplina della società per azioni. In particolare i rinvii si riferiscono:
- all’annullabilità delle deliberazioni assembleari (art. 2377, commi 1, 5, 7, 8 e 9);
- al procedimento di impugnazione (art. 2378);
- alla sanatoria della nullità (art. 2379-bis);
- all’invalidità delle deliberazioni di aumento o di riduzione del capitale e della emissione di obbligazioni (art. 2379-ter);
- all’invalidità della deliberazione di approvazione del bilancio.

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di Francesco Cossu
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