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L'economia italiana, ultima in Europa, sconosciuta al governo


L'economia italiana, ultima in Europa, sconosciuta al governo
22/08/2010, 10:08

Negli ultimi giorni abbiamo avuto anche la conferma dell'Ocse: l'Italia è una delle peggiori in Europa, insieme a Grecia e Spagna. La crescita italiana è stata dell'1,1% rispetto al 2009, dello 0,4% rispetto al primo trimestre del 2010. Per fare un riferimento, la Germania ha avuto un incremento del Pil del 3,7% rispetto al 2009 e del 2,2% rispetto al primo trimestre 2010. L'unica cosa che ci rende migliori di loro è la differenza di problemi: la Grecia è un Paese che ha un deficit altissimo, ma il fatto è strutturale, cioè sono anni che è sempre altissimo; la Spagna ha una disoccupazione molto alta, ma anche qui è un fatto strutturale, anche se negli ultimi 15 anni passi avanti se ne sono fatti; l'Italia invece ha un deficit alto, una disoccupazione alta e un debito pubblico elevatissimo, ma solo il terzo è strutturale. Durante i governi di centrosinistra (dal 1996 al 2001 e dal 2006 al 2008) fortunatamente si è dimostrato che il deficit si può ridurre (nel primo periodo è sceso da oltre il 6% al 2,7%; nel secondo periodo dal 4,4% con aumento tendenziale lasciato dal governo Berlusconi all'1,7%). E quindi le prospettive di lungo periodo non sono necessariamente negattive, a condizione ovviamente che cambi il governo o che il governo cambi politica.
Ma perchè i governi Berlusconi hanno sempre avuto effetti negativi sull'economia italiana? Se andiamo a guardare la crescita, è stata intorno allo 0,4% annuo tra il 2001 e il 2006 e nel 2009 c'è stato un crollo pari al 5%, il risultato peggiore da quando esiste questa rilevazione. Il deficit è stato sulla stessa falsariga, con un continuo ed incontrollato aumento delle spese a cui faceva da contraltare una riduzione delle entrate. Cioè esattamente il contrario di ciò che un governo dovrebbe fare. Come mai? Ci sono diverse spiegazioni. La prima è il fatto che i governi Berlusconi, comunque li si voglia descrivere, restano emanazioni della volontà del solo Berlusconi. Non c'è un piano, un progetto a lungo termine, ma solo i capricci di una persona - per di più incompetente in economia - che cambiano di giorno in giorno. Inoltre questa persona è ricchissima ma avida, e quindi fa leggi che gli permettano di incassare altri soldi, anche se questo significa colpire le casse dello Stato. L'ultimo esempio risale a luglio, quando è stato varato un provvedimento che ha consentito a Berlusconi (nominalmente a Marina, che è proprietaria di Mondadori, ma si sa che è solo una prestanome, di fatto) di risparmiare oltre 350 milioni che la Mondadori doveva pagare allo Stato per una vicenda di oltre 10 anni fa e che non pagherà più, perchè il procedimento fiscale si è chiuso col pagamento di 8 milioni. Naturalmente, anche se le leggi sono fatte in base alle esigenze del premier, ne possono usufruire tutti coloro che si trovano nelle stesse situazioni; e quindi le perdite di denaro per lo Stato sono notevoli.
Naturalmente, visto che si tratta di situazioni non ancora definite dalla magistratura sorvolerò sulle spese pazze fatte da Guido Bertolaso o da Claudio Scajola, nei loro rapporti con persone come l'imprenditore Diego Anemone; così come altri appalti probabilmente anomali, sull'eolico in Sardegna e sulla P3. Ma il dato oggettivo è che comunque ci sono state forti spese che hanno gravato sui bilanci statali.
Ma soprattutto, c'è il problema di base: chi abbiamo come Ministro delle Finanze? Un laureato in giurisprudenza, e neanche tanto in gamba, visto che ha ripiegato sul mestiere di fiscalista. Una persona che si vanta di non essere un economista. La domanda ovvia sarebbe: allora che ci fa in un ruolo così centrale ed adatto solo ad un economista? Ma nessuno gliela fa, ovviamente. E così abbiamo manovre come quella che è stata appena approvata a colpi di fiducia, da 24 miliardi di euro, cioè oltre 45 mila miliardi di vecchie lire, dopo quella da 36 miliardi di euro in tre anni varata nel luglio 2008. Ad esaminarla, si vede l'assoluta mancanza di conoscenza del Ministro delle più semplici basi dell'economia e l'incapacità di agire nella migliore maniera. Allora ecco i "tagli lineari", cioè dire: "voi dovetre tagliare il 10% delle vostre spese", disinteressandosi del come vengono fatti i tagli. In questa maniera il Ministro scarica sugli enti locali il cosa tagliare e il come, cioè tutta la parte tecnica, nella quale non saprebbe come muoversi. Poi il blocco degli stipendi dei lavoratori del pubblico impiego, che rappresenta l'esatto contrario di quello che si deve fare in questo periodo. Infatti sono mesi che i consumi sono in contrazione continua, soprattutto i consumi alimentari, che per definizione sono incomprimibili; la disoccupazione aumenta oltre il 15%, anche se è mascherata dall'aumento della cassa integrazione e dall'eliminazione dai dati degli inoccupati - cioè coloro che non lavorano e sono talmente scoraggiati da non cercarlo neanche - in modo da non farle superare per ora il dato del 9% (l'ultimo dato è dell'8,7%). E che cosa fa il Ministro? Blocca la capacità di spesa di oltre 3 milioni di persone, in modo da bloccare ancora meglio i consumi e ridurli ulteriormente, aggravando anche la disoccupazione, dato che i commercianti poi finiscono col ridurre il personale perchè si riduce il giro di affari.
Noi siamo l'unico Paese che non ha una persona esperta in economia nel ruolo di Ministro dell'Economia o delle Finanze o comunque sia la qualifica. C'è proprio tanto da stupirsi che siamo gli ultimi in graduatoria?

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di Antonio Rispoli
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