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L’espropriazione immobiliare esattoriale


L’espropriazione immobiliare esattoriale
03/05/2010, 08:05

Ai sensi dell’art. 76, D.P.R. n. 602/1973 l’Agente della riscossione tributi può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera gli ottomila euro. Tale limite, per espressa previsione normativa, può essere aggiornato dal Ministero delle finanze.
La stessa norma prevede poi, al secondo comma, che “Il concessionario non procede all’espropriazione immobiliare se il valore del bene, determinato a norma dell’articolo 79 e diminuito delle passività ipotecarie aventi priorità sul credito per il quale si procede, è inferiore all’importo indicato nel comma 1”.
Il legislatore ha inteso sottoporre l’azione esecutiva immobiliare ad un’ulteriore condizione rispetto a quella per la quale il concessionario può procedere all’espropriazione, se l’importo complessivo del credito per cui si vuole procedere supera gli ottomila euro.
Diversa però sembra essere la ratio che sorregge le due norme. Se con la prima condizione il legislatore ha inteso garantire un limite di proporzionalità tra l’importo in riscossione e l’attivazione di una procedura immobiliare nei confronti del contribuente, il secondo comma dell’art. 76, D.P.R. n. 602/703 è dettato per soddisfare un’altra esigenza. La funzione di tale norma è quella di vincolare il valore del bene oggetto di esecuzione all’importo del credito in riscossione, in modo tale da garantire che la somma ricavata dalla vendita del bene sia quantomeno pari all’importo del credito per cui si procede.
Risulta evidente, in tal senso, il richiamo all’art. 79 D.P.R. n. 602/73 che regola la determinazione del prezzo base d’asta. È possibile, pertanto, definire il limite di cui al secondo comma dell’art. 79: “una condizione di convenienza della stessa procedura”, il cui apprezzamento, per di più, sarebbe lasciato allo stesso concessionario, non trattandosi di vera e propria condizione di procedibilità dell’azione esecutiva.
Altra condizione di procedibilità dell’azione esecutiva è infine posta dall’art. 77 D.P.R. n. 602/1973. Il terzo comma di tale norma, infatti, prevede che “Se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione determinato a norma dell’art. 79, il concessionario, prima di procedere all’esecuzione, deve iscrivere ipoteca. Decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto, il concessionario procede all’espropriazione”.
Evidente risulta, quindi, la diversa ratio che sorregge la norma in questione rispetto a quelle precedentemente richiamate.
A mezzo della predetta disposizione, infatti, il legislatore ha inteso creare un temporaneo differimento dell’esecuzione al fine di scongiurare, al meno per sei mesi, l’esecuzione per il recupero di crediti il cui ammontare è notevolmente inferiore al valore dell’immobile da pignorare.
Individuate le condizioni di procedibilità dell’esecuzione esattoriale immobiliare, va ora verificato come questa concretamente si articola.
A tal riguardo l’art. 78, D.P.R. n. 602/1973 dispone che “Il pignoramento immobiliare si esegue mediante la trascrizione, a norma dell’articolo 555, secondo comma, del codice di procedura civile, di un avviso contenente:
a) le generalità del soggetto nei confronti del quale si procede;
b) la descrizione degli immobili con le indicazioni e la precisazione dei confini;
c) l’indicazione della destinazione urbanistica del terreno risultante dal certificato di cui all’art. 18 della legge 28 febbraio 1985, n.47;
d) il giorno, l’ora ed il luogo del primo, del secondo e del terzo incanto, con intervallo minimo di venti giorni;
e) l’importo complessivo del credito per cui si procede, distinto per imposta, per periodo d’imposta, per interessi di mora e per spese di esecuzione già maturate;
f) il prezzo base dell’incanto;
g) la misura minima dell’aumento da apportare alle offerte;
h) l’avvertenza che le spese di vendita e gli oneri tributari concernenti il trasferimento sono a carico dell’aggiudicatario;
i) l’ammontare della cauzione ed il termine entro il quale deve essere prestata dagli offerenti;
l) il termine di versamento del prezzo di cui all’articolo 82, comma 1;
m) l’ingiunzione ad astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni assoggettati all’espropriazione e i frutti di essi”.
Tale avviso, entro cinque giorni dalla trascrizione, è notificato al soggetto nei confronti del quale si procede, in mancanza non può procedersi alla vendita.
Ai sensi dell’art. 80, comma 1, D.P.R. n. 602/1973 “Almeno venti giorni prima di quello fissato per il primo incanto l’avviso di vendita è inserito nel foglio degli annunci legali della provincia ed è affisso, a cura dell’ufficiale della riscossione, alla porta esterna della cancelleria del giudice dell’esecuzione e all’albo del comune o dei comuni nel cui territorio sono situati gli immobili”.
Tuttavia tema di fondamentale importanza è introdotto dal comma 2 della citata disposizione. Da una sua lettura si apprende che: “su istanza del soggetto nei confronti del quale si procede o del concessionario, il giudice può disporre che degli incanti, ferma la data fissata per gli stessi, sia data notizia al pubblico a mezzo di giornali o con altre idonee forme di pubblicità commerciale. Le spese sono anticipate dalla parte richiedente.”
La norma in esame, pertanto, consente di utilizzare altri mezzi pubblicitari, rispetto a quelli del comma 1 , al fine di creare i presupposti di un più ampio concorso tra i potenziali acquirenti del bene oggetto di espropriazione. Il tutto però subordinato ad una previa autorizzazione del giudice dell’esecuzione a seguito di una apposita istanza del concessionario o del debitore esecutato.
È quindi evidente il carattere derogatorio di tale ultima previsione rispetto alla disciplina generale ex art. 490, comma 3, c.p.c , la quale statuisce che il giudice dispone (inoltre) che l’avviso sia inserito una o più volte sui quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione nella zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani di informazione nazionali e, quando occorre, che sia divulgato con le forme della pubblicità commerciale. La divulgazione degli avvisi con altri mezzi diversi dai quotidiani d’informazione deve intendersi complementare e non alternativa.
Difatti, nell’ambito della procedura esecutiva esattoriale l’autorizzazione del giudice è elemento imprescindibile affinché il concessionario (nonché il debitore esecutato) possa dare notizia della vendita al pubblico a mezzo di giornali o con altre idonee forme di pubblicità commerciale, mentre nella procedura esecutiva ordinaria è lo stesso giudice a disporre automaticamente la pubblicità a mezzo quotidiani, la quale viene considerata una forma di pubblicità ordinaria e obbligatoria, restando la sola pubblicità commerciale a carattere straordinario.
Tale profilo di specialità non consente, però, di porre le due norme in un rapporto di assoluto contrasto. A tale conclusione si perviene alla luce delle seguenti considerazioni.
Da un’analisi della disciplina generale prevista dall’art. 490 c.p.c, si evince, che lo scopo della pubblicità prevista dall’articolo è quello di dare la possibilità al pubblico di venire a conoscenza di un atto che sta per compiersi, come ad esempio una vendita, che riveste interesse generale, in quanto sia a vantaggio del concessionario (per ovvie ragioni di recupero del credito), che del debitore esecutato, il quale vedrebbe il bene venduto a condizioni più vantaggiose (con possibilità di recupero delle somme in esubero ex art. 510 c.p.c ultimo comma).
La logica sottesa all’art. 80 D.P.R. n. 602/73 sembra essere la stessa della disciplina generale, poiché questo espressamente prevede che l’istanza possa essere presentata tanto dal concessionario, quanto dal soggetto nei confronti del quale si procede, evidenziando così l’interesse che anche quest’ultimo ha ad una vendita più redditizia. Sul punto l’intenzione del legislatore sembra univoca.
Non solo. Esiste in entrambe le norme una discriminazione tra pubblicità a mezzo giornali e pubblicità commerciale. Secondo la normativa codicistica la pubblicità commerciale è a carattere straordinario, poiché disposta dal giudice dell’esecuzione qualora ne ravvisi l’utilità; allo stesso modo, il legislatore all’art. 80 D.P.R. n. 602/73 ha subordinato il ricorso alle forme di pubblicità commerciale a requisiti di “idoneità”. Anche questo aspetto evidenzia un’affinità fra le due disposizioni.
Nonostante le riportate affinità in merito alle forme di pubblicità dell’avviso di vendita, le due procedure esecutive, ordinaria ed esattoriale, conservano nel complesso caratteristiche tutt’altro che comuni.
A seguito dell’integrale riscrittura del titolo II del D.P.R. n. 602/73 ad opera dell’art. 16 del D. Lgs. n. 46/99, la nuova disciplina, per un verso, riformula una più ordinata sistemazione della materia, per l’altro verso, ridetermina gli elementi di specialità della procedura a rito fiscale.
Fondamentale elemento di specialità della procedura esattoriale continua ad essere l’autonomia processuale del concessionario, ora estesa anche al compimento della vendita in via immobiliare.
Nella procedura de qua l’istanza di cui all’art. 80 D.P.R. n. 602/73 potrebbe di fatto essere un grosso limite per il concessionario, il quale si vede frenato nella sua attività di riscossione coattiva, nell’ambito di una procedura dove il controllo giurisdizionale sulla regolarità degli atti del concessionario interviene successivamente alla vendita, al momento del deposito del ricavato e degli atti del procedimento.
Tale autonomia del concessionario si spinge al punto di suscitare dubbi in dottrina circa la natura giurisdizionale o amministrativa della procedura esattoriale.
Le ultime osservazioni riportate consentono di proporre un’interpretazione diversa dell’art. 80 D.P.R. n. 602/73. Infatti, la previa autorizzazione del giudice a seguito dell’istanza del concessionario potrebbe essere intesa, data la natura del soggetto (si privato, ma comunque concessionario di pubbliche funzioni), come un’autorizzazione dal carattere generale, a seguito di un’unica istanza presentata al Presidente del Tribunale della provincia in cui il concessionario opera stabilmente.
Questo, da un lato, lascerebbe impregiudicate tutte le garanzie riconosciute al debitore esecutato, (tanto dalla normativa codicistica, quanto dalla disciplina speciale ex art. 80 D.P.R. n. 602/73); dall’altro, non andrebbe ad appesantire, con tutti i conseguenti ritardi, una procedura che il legislatore ha voluto nel suo complesso agile e totalmente incentrata sulla figura del concessionario della riscossione.
Non va poi disdegnato l’ulteriore beneficio anche in termini di economicità dei procedimenti, che una tale soluzione potrebbe avere sugli uffici giudiziari. Difatti, questi non dovrebbero più puntualmente destinare un giudice a pronunciarsi sulle singole istanze di autorizzazione presentate nell’ambito delle varie procedure esecutive intraprese dal concessionario.
Tutto ciò in virtù della più generale autorizzazione conferita in via preventiva.
Una soluzione potrebbe essere quella di provvedere alla pubblicità sul sito aziendale che non aggraverebbe la procedura di ulteriori costi e che, comunque, agevolerebbe la divulgazione della notizia della vendita favorendo la partecipazione di eventuali terzi interessati all’acquisto.
Nel pieno rispetto del D. Lgs. n. 196/2003 (codice della privacy) la pubblicazione sul sito sarebbe relativa ai soli dati degli immobili, alla data e al prezzo d’asta, escludendo le generalità del debitore.
Ritornando agli aspetti propriamente procedurali, il successivo art. 81, D.P.R. n. 602/1973 prevede che “Se la vendita non ha luogo al primo incanto per mancanza di offerte valide, si procede al secondo incanto nel giorno fissato dall’avviso di vendita e con un prezzo base inferiore di un terzo a quello precedente. Qualora la vendita non abbia luogo nemmeno al secondo incanto, il concessionario procede ad un terzo incanto, con un prezzo base inferiore di un terzo a quello del precedente incanto”.
Terminata la fase degli incanti ed avvenuto il deposito del fascicolo degli atti del procedimento nella cancelleria del giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 82 D.P.R. n. 602/1973, l’aggiudicatario deve versare il prezzo nel termine di trenta giorni dall’aggiudicazione.
Se il prezzo non è versato nel termine, il giudice con decreto dichiara la decadenza e si procede ad un nuovo incanto per un prezzo base pari a quello dell’ultimo incanto.
Avvenuto il versamento del prezzo, poi, se vi è intervento di altri creditori, il concessionario deposita nella cancelleria del giudice dell’esecuzione, nel termine di dieci giorni dal versamento del prezzo, unitamente agli atti del procedimento, un progetto di distribuzione delle somme ricavate.
Diversamente, il giudice dell’esecuzione, se non vi sono creditori intervenuti, provvede a norma dell’art. 510, primo comma, c.p.c.
In caso di intervento di altri creditori, il giudice dell’esecuzione, apportate le eventuali variazioni al progetto di distribuzione presentato dal concessionario, provvede a norma dell’art. 596 c.p.c.

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di Francesco Cossu
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