Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

L'euro nella crisi: colpevole o innocente?


L'euro nella crisi: colpevole o innocente?
01/02/2012, 16:02

Uno degli argomenti che viene portato più spesso a giustificazione della crisi e dei problemi dell'Italia è legato all'euro. Chi per un motivo, chi per un altro, lo accusa di essere la causa numero 1 della crisi. Ovviamente non è così, come ho già spiegato in un altro editoriale (http://www.julienews.it/notizia/economia-e-finanza/la-crisi-economica-genesi-sviluppo-e-soluzione/92248_economia-e-finanza_4.html?page=1). Ma vediamo i singoli punti di critica

- L'euro non è una moneta sovrana, non ha dietro una banca che faccia da prestatore di ultima istanza. Questo è vero, per carità. Ma se anche lo fosse, che cambierebbe? Forse che gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, che hanno rispettivamente la Federal Reserve e la Banca di Inghilterra che hanno questa funzione, sono fuori dalla crisi? Assolutamente no. Stanno anche loro aumentando le tasse, tagliando il welfare, aumentando il debito pubblico e le loro banche centrali stanno inondando il mercato di banconote. Il che è esattamente quello che ha fatto la BCE, che ha dato 500 miliardi di euro alle banche europee. E le banche cosa ne hanno fatto? Le hanno ridepositate alla BCE perchè ci stanno speculando sopra. Insomma, le azioni delle banche centrali di altri Paesi e quelle della BCE sono assolutamente speculari. Allora che conta una definizione?

- Per colpa del governo Prodi, siamo entrati nell'euro con un cambio troppo alto, dovevamo entrarci con un cambio a 1500 lire. Questo è uno dei leit motiv tipici del Pdl, che viene ripetuto sempre più spesso. Quindi, vediamo di ricordare la situazione di allora. La decisione di entrare nell'euro venne presa alla fine del 1996, e per un soffio. Infatti fu necessario un raddoppio della manovra finanziaria (da 32 mila a 64 mila miliardi di lire) con la famosa Eurotassa, poi restituita al 60%. In quella contrattazione, dato che avevamo tutti i parametri fuori scala, ci fu l'impegno personale dell'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, insieme ai ministri economici di quel governo, a rientrare entro i limiti. Quando si contrattò il cambio, inizialmente Germania e Francia volevano un cambio per noi penalizzante, verso le 2300 lire per un euro. Ma dopo lunghe trattative, Prodi ottenne il cambio al valore che la lira aveva nell'ECU (European Currency Unit, una valuta virtuale che costituiva una media ponderata del valore di tutte le monete europee di allora), esattamente come tutte le altre monete. Un cambio a 1500 lire/euro era impossibile.
Ma anche se il cambio fosse stato così basso, cosa sarebbe cambiato? A livello interno nulla; per l'estero avremmo solo fatto l'ultima "svalutazione competitiva", come vengono definite. Una misura che significa un aumento dell'inflazione per tutti e maggiori guadagni per quelle poche imprese che esportano. In realtà il problema al momento dell'entrata in vigore dell'euro fu il fatto che tutti i commercianti (all'ingrosso come al dettaglio, senza eccezioni) decisero di raddoppiare i prezzi, almeno, facendo un cambio di 1000 lire per un euro, approfittando del fatto che il governo di allora garantì che non ci sarebbero stati controlli e sanzioni. Da lì nasce una parte dei nostri problemi.

- L'euro è una moneta che ci impedisce la svalutazione competitiva, è troppo "solida" come valutazione internazionale. Oppure la sua versione successiva: "L'euro è stato fatto ad immagine e somiglianza del marco tedesco". Anche questo è vero. Ma siamo sicuri che sia un male? Perchè molti sembrano dimenticarlo, ma le svalutazioni competitive che l'Italia ha fatto fino al 1996 erano molto dannose per i cittadini. Infatti, la prima cosa che aumentava era la benzina, dato che il petrolio viene acquistato in dollari; e se la lira si valutava, il petrolio costava di più. Questo faceva aumentare i costi di tutti i beni e l'inflazione era costantemente a due cifre, con gli stipendi che cercavano di adeguarsi, ma sempre con più ritardo. Soprattutto dopo che all'inizio degli anni '90 venne eliminata la scala mobile. Gli unici a guadagnarci erano quegli imprenditori che vendevano all'estero, che potevano contare su prezzi competitivi. Ma per quanto competitivi possano essere i prezzi ottenuti in questa maniera, come controbattere la Cina, dove gli imprenditori pagano 2-300 euro al mese (un ingegnere ne prende meno di 600) l'operaio che lavora 15 ore al giorno? Quindi è chiaro che su questo versante siamo perdenti sempre e comunque, ai giorni nostri. La nostra classe imprenditoriale avrebbe dovuto capirlo e dirigere i propri sforzi verso quei settori "ad alto valore aggiunto". Cioè quei settori dove serve un livello alto di preparazione dei lavoratori per ottenere prodotti magari non diffusissimi, ma di elevata qualità.

- L'euro ha danneggiato la nostra economia. L'euro in realtà ci ha salvato il posteriore. Chi ha qualche anno in più, ricorderà come negli anni '80 investire in Bot dava interessi dell'ordine del 10% ed anche più alti. Invece negli ultimi 10 anni abbiamo avuto interessi sui titoli di Stato nell'ordine del 3%. Vuol dire che abbiamo risparmiato interessi, solo negli ultimi 10 anni, per un centinaio di miliardi di euro all'anno (calcolando il 7% di interesse, differenza tra 10% e 3%, su un debito pubblico di 1400 miliardi, quanto era nel 2001). Ed anche oggi, che paghiamo interessi che arrivano al 7%, dobbiamo ringraziare l'euro se si mantengono così bassi. Dato il nostro debito pubblico, se fossimo rimasti fuori dall'euro, le agenzie di rating avrebbero declassato i nostri titoli a "junk-bonds", cioè titoli-spazzatura. E quindi ci saremmo trovati a pagare gli interessi che pagano i "titoli-spazzatura", come la Grecia: intorno al 30% o magari oltre. Avrebbe significato il default assicurato del nostro Paese nel giro di 6 mesi, sul modello dell'Argentina negli anni '90.

Come si vede, quindi, le accuse sono sul bersaglio sbagliato. Ma come obiettivo è comodo, per chi vuole disinformare: si crea un colpevole, che colpevole non è; poichè non è possibile uscire dall'euro, si aggiunge anche il piagnisteo di essere vittime di un complotto. E ci sono centinaia di migliaia ed anche milioni di persone disposti a bersi queste panzane.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©

Correlati