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L'Europa festeggia i dieci anni di vita dell'Euro


L'Europa festeggia i dieci anni di vita dell'Euro
04/01/2009, 12:01

 

L’EUROPA FESTEGGIA I DIECI ANNI DI VITA DELL’EURO.


 


 

di : Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Il Primo Gennaio del 1999, nasceva ufficialmente l’Euro, la moneta unica europea voluta da Kohl e Mitterand negli anni 80 e che vide l’adesione di molti paesi europei tra cui quella entusiastica dell’Italia.

In quegli anni Carlo Azeglio Ciampi era lo stimato Governatore della Banca d’Italia e Tommaso Padoa Schioppa, dopo aver collaborato con Altiero Spinelli alla stesura del “Trattato dell’Unione” nel 1984, divenne uno dei più importanti dirigenti della politica economica e finanziaria dell’Unione Europea.

Romano Prodi divenne, Presidente dell’IRI e concorse alla liquidazione del sistema delle imprese di Stato, per avvicinare l’economia italiana a quella delle più grandi nazioni europee. Infine da presidente del Consiglio guidò il paese nella difficile fase per rientrare nei parametri decisi a Maastrichit; mentre da presidente della Commissione Europea è stato colui che ha varato l’introduzione nel circuito monetario internazionale e nella vita dei cittadini europei dell’Euro. Insieme a questa scelta politica ed economica così importante, con Prodi si raggiunse l’allargamento dell’Unione a 25 paesi e il varo della Costituzione Europea.

Festeggiare dieci anni dell’Euro significa soprattutto rendere onore a quelli che poi sono stati convinti operatori di unità tra le nazioni e protagonisti della introduzione della moneta unica europea.

Questa politica di innovazione concreta e di grande partecipazione dei cittadini alle scelte della nuova identità sopranazionale è stata lungamente osteggiata da una destra politica tanto arrogante quanto conservatrice di prerogative di pochi.

Di coloro che hanno sempre inteso le politiche finanziarie come semplice speculazione e non come sistemi di regole per definire lo sviluppo delle nazioni.

In Italia la Lega e Tremonti sono stati dei fieri oppositori di quel percorso di grande innovazione e l’hanno tanto osteggiato da render l’Euro inviso ai cittadini, durante il loro lungo periodo di Governo in cui la moneta europea entrava in vigore. L’Euro fu introdotto in Italia senza attivare regole e controlli severi, così la speculazione dei commercianti e del sistema distributivo fu libera di muoversi a proprio piacimento nell’aumentare i prezzi con particolare riferimento agli alimentari ed all’abbigliamento.

Tutti ritengono l’Euro responsabile dell’aumento dei prezzi, di una inflazione avvertita molto superiore a quella ufficiale dell’ISTAT.

Anche i comunisti sono stati sempre contrari all’Europa Unita, agli accordi di Maastricht, alla introduzione della moneta unica. Fu vissuta molto male in Italia, quella che fu chiamata la “Tassa per l'Europa”, introdotta dal Governo Prodi, per adeguare gli indici di sviluppo del nostro paese a quelli previsti per entrare nel primo gruppo dei paesi che adottarono l’euro.

Essere dentro l’Euro significa avere sempre sotto controllo il deficit pubblico, tenere sotto controllo l’inflazione e la crescita del P.I.L.

Il nostro paese veniva dall’aver consumato un ventennio in cui l’inflazione era arrivata fino al 16,5% all’anno, mentre la lira era stata svalutata nel 1992, di oltre il 30%, perché non era più in grado di reggere ai parametri del Serpente Monetario, che pure non erano tanto rigidi.

Ancora oggi l’Italia ha un debito pubblico enorme, una cronica evasione fiscale ed una tensione speculativa, che tende alla continua crescita dei prezzi al consumo.

La vita politica italiana è caratterizzata dalla battaglia tra i due opposti schieramenti, quelli dell’Europa e quelli contro le regole, per una continua svalutazione della moneta per agevolare le esportazioni. Gli italiani intendono l’Europa come una grande erogatrice di finanziamenti e contributi a cui non bisogna mai restituire nulla, ne rendere conto.

Invece in questi dieci anni di Eeuro, la nostra economia è stata protetta da quella politica criticata da tutti. Per spiegare la complessa fase che attraversiamo basta ricordare che quando nacque l’Euro e fu quotato sul mercato internazionale, un euro valeva l’ottanta per cento di un dollaro. A dieci anni di distanza, per avere un euro occorrono 1,32 dollari.

Le variazioni del rapporto tra dollaro ed Euro sono state così erratiche e significative, da raggiungere livelli altissimi di scambio, Nei suoi dieci anni di vita l’euro ha una quotazione tanto stabile che molti paesi emergenti propongono la divisa europea come moneta di riferimento, mentre la sterlina che valeva più del doppio dell’euro, oggi è quasi alla pari.

Questo significa che tutte le materie prime le paghiamo molto meno di quanto non siano valutate sul mercato alla quotazione del dollaro e della sterlina e questo ha significato molto per la nostra economia.

Sono bastati solo due anni di Governo Prodi e di Padoa Schioppa, per rientrare nei parametri dell’Euro, che il Governo Berlusconi aveva ampiamente superato, con il rischio di essere messi fuori dalla moneta unica, o di dover pagare molto per rientrare.

Immaginate che cosa sarebbe successo alla nostra economia se la crisi finanziaria ci avesse colto in difficoltà nei confronti dell’Euro, dell’odiato Euro, la moneta delle regole, della lotta alla evasione fiscale e delle rigide politiche di Bilancio dello Stato.

La Borsa americana ha perso nel giro di tre soli mesi il 37% su i titoli tecnologici, mentre il mercato dei titoli ordinari ha perso il 42%. Sul piano internazionale nel giro di pochi mesi sono stati bruciati ben 7200 miliardi di dollari. Una cifra spaventosa. Paragonabile ad un anno di reddito medio di oltre 500 milioni di persone.

Oggi, i nostri governanti diffondono ottimismo, Tremonti è diventato un difensore delle politiche di Bilancio europee, sono necessari tagli e sacrifici per tutte le attività sociali dello Stato, scuola, ricerca, assistenza ai più deboli, all’arte ed alla cultura, tutte cose inutili in tempo di crisi. Sacrifici necessari per un Federalismo fiscale che nessuno conosce nel merito, ma che la Lega e Tremonti ritengono indispensabile per il nostro paese.

Il Federalismo fiscale è la trovata che molti ritengono necessaria per pagare quanto meno tasse possibili e per avere dall’Europa il massimo senza ulteriori oneri e regole.

Ci aspettano anni difficili, la crisi è seria e non si può pensare di superarla con politiche economiche immaginate nelle bevute serali davanti al camino in uno sperduto paese della pianura Padana.

Questi dieci anni di Euro ci hanno protetti ed aiutati anche contro la nostra volontà e senza che i cittadini ne avessero la consapevolezza, ma quella è stata la vera strada della innovazione nella nostra società, dobbiamo continuare a perseguire quel percorso, con lo stesso coraggio e la stessa determinazione dei grandi politici europei che fino ad ora ci hanno garantito pace e sviluppo certo


 

Napoli, 04/01/09.

 


 

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di Raffaele Pirozzi
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