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L’Europa politica potrebbe risolvere la questione meridionale


L’Europa politica potrebbe risolvere la questione meridionale
21/11/2013, 16:44

In un recente libro di Angelo Forgione, “Made in Naples”, edito da Magenes, si torna a parlare dei primati di quella che più di un secolo e mezzo fa era una capitale. Tra le performance del regno, si ricorda ad esempio la ‘sedia volante’ sperimentata nel 1845, un’anticipazione di quello che otto anni dopo Elisha Graves Otis avrebbe registrato sotto il nome di ascensore. Tra le altre chicche, c’è la prima tangenziale urbana europea, con funzioni anti-traffico. Si tratta del Corso Vittorio Emanuele, costruito a metà Ottocento e finalizzato a bypassare un centro storico sempre più intasato dalle carrozze a cavalli!
Dalla famosa linea Napoli-Portici alla prima nave a vapore del mondo, la “Ferdinando I” varata nel 1818; dal più antico teatro lirico europeo, il San Carlo, alla prima cattedra di Economia inaugurata nel vecchio continente a metà settecento con Antonio Genovesi: di testimonianze storiche di un livello di civiltà molto più avanzato di quanto la storiografia postunitaria abbia voluto dare a intendere, ce ne sono e affiorano man mano che nuovi studiosi e semplici appassionati vanno avanti con ricerche e saggi sul periodo borbonico. Un anno fa, di questi tempi, fu una studiosa belga, Stephanié Collet, a evidenziare con un suo studio come, in quanto a solidità delle pubbliche finanze, in Italia il Regno delle Due Sicilie potesse essere considerato la Germania dei nostri tempi e come Napoli, al momento dell’unificazione, fosse “di gran lunga la città più importante del neonato Regno d’Italia”.
Il passato è passato, ma rileggerlo può servire a reimpostare su basi nuove i discorsi sulla questione meridionale. Tanto più in una fase storica in cui a essere in discussione, più ancora che la coesione sociale ed economica nazionale, è l’Europa.
In un’Europa che finalmente muova verso una maggiore integrazione politica e non solo monetaria, il Sud non può limitarsi a essere una delle regioni destinatarie di fondi comunitari. Deve, se mai, essere uno dei territori sul cui sviluppo fare leva per dare nuova linfa all’economia e rimuovere le condizioni che favoriscono squilibri dei mercati e crisi degli stati nazionali, minando alla lunga la tenuta della stessa Unione.
In tal senso, passare da questione nazionale a questione europea potrebbe essere il presupposto per avvicinare la soluzione di un problema ultrasecolare. Un problema mai risolto dallo stato unitario, che anzi, per molti indizi, sembra esserne stato il principale artefice. (Fonte: Lepre Group)

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di Redazione
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