Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

L'Fmi da l'ok per la riforma:"Più poteri ai paesi emergenti"


L'Fmi da l'ok per la riforma:'Più poteri ai paesi emergenti'
06/11/2010, 12:11

NEW YORK - Cina come terzo paese più importante all'interno dell'Istituto e maggiori poteri di voto concessi a tutti i paesi che sono considerati come "economie emergenti".
Come riportato anche da "La Stampa", l'Fmi, concede la propria approvazione per l'opera si riforma proposta dai G20. A tal proposito, sono stati entusiasti i toni utilizzati dal direttore generale del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, riguardo l'apertura dimostrata dall'organizzazione:"È una decisione storica - ha detto -, la più decisiva nei 65 anni di vita del Fondo e quella che rappresenta il maggiore spostamento di influenza in favore delle economie emergenti e quelle in via di sviluppo, riconoscendone un ruolo crescente nell’economia mondiale".
La riforma è stata dunque descritta come "un nodo che ha richiesto molto tempo ed energie negli ultimi anni" che, però, alla fine è "stato sciolto" risolvendo "il problema di lunga data della legittimità del Fondo".
In pratica, secondo l'accordo che Strauss-Kahn ha tentato di far approvare sin dal suo primo giorno d'insediamento ai vertici dell'Fmi, il 6% del voto verrà trasferito alle economie industriali e a quelle dinamiche. In effetti, subito dopo Stati Uniti e Giappone, è salita sul podio del diritto di voto anche la Cina. Poco distanti, tra i primi dieci che contano di più all'interno dell'istituto, sono poi saliti anche l'India ed il Brasile. Insieme e prima di loro, ci sono nell'ordine le economie europee di Germania, Francian, Inghilterra e Italia; con la Russia in posizione oramai consolidata.
La novità probabilmente più importante è rappresentata dalla decisione di sopprimere definitivamente il cosiddetto G5; ovvero i cinque stati ( Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna) che dalla fondazione dell'Fmi avevano per statuto diritto ad un posto fisso e quindi non cedibile all'interno del board. E proprio per il board, comunque, non c'è stao alcun cambiamento in termini di seggi: confermati i 24 con il vecchio Continente che però rinuncia a due posti su nove. 
Aumentate, in ultimo, le quote dei singoli paesi membri. L'intento, come intuibile, Così da raddoppiare il capitale del Fondo a 755,7 miliardi di dollari. L'ultimo scoglio prima di ottenere l'approvazione definitiva è il voto favorevole di almeno l'85% del totale dei membri aderenti. Il dubbio rimane per stati dove, come negli Usa in particolare, la riforma dovrà essere approvata per via legislativa da gruppi politici come i Repubblicani; tradionzionalmente avverse ad ogni tipo di apertura ai sistemi economici diversi da quello americano

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©