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Liberalizzazioni a costo zero? Impatto zero


Liberalizzazioni a costo zero? Impatto zero
21/01/2012, 18:01

E' sempre più evidente che il governo Monti, nonostante l'indubbia qualità dei suoi individui che lo compongono, abbia preso la stessa strada del governo Berlusconi: tanti annunci, tanto fumo negli occhi, ma a pagare sono solo i soliti noti.
Anche questi provvedimenti sulle cosiddette liberalizzazioni lo dimostra. Per carità: aumentare il numero delle farmacie o dei notai non è qualcosa da buttare. E se veramente questo porterà ad una riduzione dei costi (cosa tutta da verificare) e quindi dei soldi che il cittadino deve sborsare, ancora meglio. Ma dire, come ha fatto oggi Monti, che questo provvedimento farà aumentare il Pil del 10% è una presa per i fondelli. Anzi, vediamo di essere concreti: l'incidenza sul Pil, se ci sarà, sarà qualcosa da 0,1-0,2% all'anno. Questo perchè comunque la presenza di 1500 notai in più, di più farmacie e così via, creerà un piccolo gruppo di qualche migliaia di nuovi occupati che potranno spendere di più e quindi incrementare il Pil. Ma dato che COnfindustria prevede entro il 2013 200 mila nuovi disoccupati (senza contare coloro per cui finirà la cassa integrazione si cui godono ora e che ingrosseranno quelle file).
Purtroppo le misure da prendere sono ben altre. Perchè il problema italiano è lo stesso anche adesso che è cambiato il governo: la domanda interna che è molto asfittica. E non può essere diversamente: è dagli anni '90 che il potere di acquisto di stipendi e pensioni viene volutamente ridotto per tenere sotto controllo l'inflazione. E già questo prima o poi aveva bisogno di una compensazione, che non c'è mai stata. Ma poi dal 2001 - con una conversione da lira ad euro fatta senza controlli per evitare speculazioni ed aggiotaggi - i prezzi sono schizzati alle stelle mentre gli stipendi sono rimasti costanti o quasi. E questo ha ancora più notevolmente ridotto il potere di acquisto di chi - a differenza dei commercianti e liberi professionisti - non può nè aumentare le proprie entrate nè contare sull'evasione fiscale per avere ancora margini di guadagno. Inoltre negli ultimi anni c'è stato anche un fortissimo aumento della pressione fiscale, che ha dato la mazzata finale ai già esangui portafogli di gran parte degli italiani.
Quindi a questo punto i casi sono due, se si vuole risolvere il problema: o si riducono di imperio i prezzi oppure si aumentano gli stipendi. Ma la prima misura è improponibile: provoca mercato nero, sparizione della merce dal mercato e così via. Resta l'aumento di stipendi e pensioni. Ma un aumento consistente: 10 o 20 euro al mese non cambiano nulla. Bisogna parlare di almeno 300 euro al mese. Per le pensioni è la parte più facile: si vede chi non ha altri redditi e si dà l'aumento, cosa per cui lo Stato può tranquillamente cacciare i soldi. Per gli stipendi la cosa è più complicata, dato che a pagarlo sono i privati. L'unica possibilità è stabilire una legge che preveda un aumento (per esempio 2 euro ad ora) che per i primi cinque anni almeno è completamente esentasse. Così le imprese possono scaricarlo e farsi parzialmente rimborsare dallo Stato; mentre un operaio o un impiegato avrebbe 300-350 euro in più al mese. Naturalmente si deve fissare un limite; per esempio che vale solo per gli stipendi sotto i 50 mila euro annui.
Certo, come tutti i casi in cui lo Stato regala soldi ai privati, c'è bisogno di controllare che non ci siano abusi, oltre quelli che normalmente ci sono e restano impuniti. Ma almeno questa è l'unica possibilità per riattivare l'economia; il che, a sua volta, è l'unica possibilità di far risalire il Pil in tempi rapidi. L'alternativa è una serie di manovre a base di tasse, come quelle fatte in Grecia, che distruggeranno la nostra economia.
Immagino l'obiezione: ma questi soldi che lo Stato deve metterci da dove proverrebbero? C'è solo l'imbarazzo della scelta. SI possono vendere 600 mila delle 650 mila auto blu esistenti, per avere una entrata una tantum stimabile in 6 miliardi (10 mila euro ad auto) e risparmi per almeno 2 miliardi all'anno dovuto alle mancate spese di carburante, assicurazione e bollo (3000 euro ad auto all'anno). Come si vede le stime sono volutamente basse. Oppure si può fare una legge che preveda, per gli evasori fiscali, l'obblico di pagare una cauzione, se fanno ricorso per multe superiori ai 30 mila euro, pari ad un terzo della somma contestata. Con questa misura solo nel 2011 lo Stato avrebbe incassato 7-8 miliardi. E se ne potrebbero fare altre decine di esempi di questo genere. Quindi, non è un problema di denaro, ma solo di volontà politica.
In realtà, più passa il tempo e più Monti dimostra - come scrissi a dicembre (
http://www.julienews.it/notizia/politica/montipupazzo-ma-i-fili-li-tira-berlusconi/96303_politica_0.html?page=1) - di essere stato messo lì solo per far passare del tempo e far dimenticare ai cittadini italiani lo sconquasso creato dai governi Berlusconi alle tasche dei cittadini e alle casse dello Stato, in modo da permettergli nel 2013 di essere eletto. Tanto a Monti cosa importa? Oltre a tutti i soldi che prende per incarichi privati, a lui sono garantiti 20 mila euro netti al mese come senatore a vita...

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di Antonio Rispoli
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