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L’intervento dei soci nelle assemblee di società per azioni


L’intervento dei soci nelle assemblee di società per azioni
07/06/2009, 01:06

Il diritto di intervento in assemblea è disciplinato dall’art. 2370 c.c. Possono intervenire in assemblea gli azionisti cui spetta il diritto di voto, gli amministratori, i sindaci (per i quali è previsto un espresso obbligo di partecipazione alle riunioni assembleari), il rappresentante comune degli azionisti di risparmio, il rappresentante comune degli obbligazionisti, l’usufruttuario e il creditore pignoratizio.
Lo statuto della società può contenere la previsione del preventivo deposito delle azioni ovvero dei certificati, presso la sede della società o presso le banche indicate nell’avviso di convocazione. Nell’avviso di convocazione deve essere fissato il termine entro il quale devono essere depositate le azioni ed eventualmente, il divieto di ritiro delle stesse prima dello svolgimento dell’assemblea.
Lo statuto delle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio deve indicare un termine per il deposito delle azioni, non superiore a due giorni. Nel caso di presenza di strumenti finanziari, e azioni dematerializzate, il deposito può essere sostituito da una comunicazione dell’intermediario che tiene i relativi conti.
La società, nel caso di azioni nominative, deve provvedere alla relativa iscrizione nel libro dei soci di coloro che hanno:
a) partecipato all’assemblea;
b) depositato le azioni;
c) risultino dalle comunicazioni fornite dagli intermediari.
Lo statuto può anche consentire l’intervento all’assemblea attraverso l’utilizzo di mezzi di telecomunicazione ovvero mediante l’espressione del voto per corrispondenza. Colui che esprime il voto per corrispondenza deve essere considerato alla stregua di un intervenuto all’assemblea.
Relativamente alle società le cui azioni risultano essere quotate nei mercati regolamentati, l’art. 127 tuf, stabilisce che le modalità di esercizio del diritto di voto per corrispondenza e lo svolgimento delle relative assemblee sono determinate con regolamento della Consob.
Gli azionisti possono partecipare all’assemblea sia personalmente sia a mezzo di rappresentante attraverso il rilascio di una delega di voto.
La delega di voto deve essere conferita per iscritto e i relativi documenti devono essere conservati e custoditi dalla società.
Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, secondo quanto stabilito dal secondo comma dell’art. 2372, la delega di voto non può essere conferita per più di una singola assemblea, pur essendo valida anche per le convocazioni successive. Tale limitazione, però, trova una eccezione nel caso in cui si tratti di procura generale, oppure di una procura conferita da una società, associazione, fondazione, altro ente collettivo ovvero istituzione ad un proprio dipendente.
La delega di voto deve contenere l’indicazione del nome del rappresentante, non essendo consentito il rilascio della delega in bianco. La delega, pur in presenza di patti contrari, è sempre revocabile ed il rappresentante può farsi sostituire solamente dalla persona espressamente indicata nella delega .
Le società o gli enti, a cui è stata conferita la rappresentanza, possono delegare solo un proprio dipendente o collaboratore.
La rappresentanza non può essere conferita, secondo il disposto dell’art. 2372, quinto comma c.c., a:
- membri degli organi amministrativi;
- membri degli organi di controllo;
- dipendenti della società;
- società collegate alla società;
- membri degli organi amministrativi, di controllo e dipendenti di società collegate alla società stessa.
L’art. 2372, comma sesto c.c., prevede delle limitazioni relativamente al numero dei soci che la stessa persona può rappresentare in assemblea. Il medesimo rappresentante non può ricevere più di venti deleghe, oppure, se si tratta di società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, non più di cinquanta deleghe se la società ha un capitale sociale inferiore a cinque milioni di euro, non più di cento deleghe se la società ha un capitale sociale superiore a cinque milioni di euro e non maggiore a venticinque milioni, oppure più di duecento deleghe se la società ha un capitale superiore a venticinque milioni di euro.
Per le società con azioni quotate in mercato regolamentati sono previste, invece, procedure completamente diverse. Il D. Lgs. n. 58/1998 alla sezione III disciplina gli istituti della sollecitazione e della raccolta delle deleghe.
In base all’art. 136 tuf, la sollecitazione è definita come la richiesta di conferimento delle deleghe di voto rivolta a tutti gli azionisti, promossa, attraverso gli intermediari, dai committenti che, a loro volta sono definiti quali soggetti che congiuntamente promuovono la sollecitazione all’adesione a specifiche proposte di voto.
La raccolta di deleghe, invece, è definita, sempre dall’art. 136 tuf, come la richiesta di conferimento di deleghe di voto effettuata attraverso le associazioni di azionisti esclusivamente nei confronti dei propri associati.
La sollecitazione è effettuata dall’intermediario, su preciso incarico del committente, mediante la diffusione di un prospetto e di un modulo di delega. Il voto relativo alle azioni per le quali è stata rilasciata la delega è esercitato dal committente ovvero dall’intermediario che ha effettuato la sollecitazione. Lo stesso intermediario non può affidare a terzi l’esecuzione dell’incarico ricevuto.
Il committente deve possedere almeno l’uno per cento delle azioni con diritto di voto e deve essere iscritto nel libro dei soci da almeno sei mesi. La Consob può prevedere, per le società ad elevata capitalizzazione ed azionariato particolarmente diffuso, minori percentuali di capitale.
La sollecitazione delle deleghe di voto è riservata, in base all’art. 140 tuf, a:
- imprese di investimento;
- banche;
- società di gestione del risparmio;
- società di investimento a capitale variabile;
- società di capitali aventi per oggetto esclusivo l’attività di sollecitazione e a rappresentanza di soci in assemblea.
La raccolta delle deleghe, a sua volta, è consentito secondo l’art. 141 tuf, dalle associazioni di azionisti che rispettino determinati requisiti:
a. devono essere costituite attraverso scrittura privata autenticata;
b. non devono esercitare attività di impresa, salvo che non sia direttamente strumentale al perseguimento dello scopo associativo;
c. devono possedere una compagine sociale composta da non meno di cinquanta persone fisiche. Ogni singolo associato deve possedere una partecipazione al capitale sociale non superiore allo 0,1 per cento di azioni con diritto di voto.
Per effettuare la raccolta delle deleghe è necessario diffondere un modulo, rilasciato a afvore dei legali rappresentanti dell’associazione, in cui vi è indicato la data, il nome del delegato e le indicazioni per il voto.
La delega di voto è sottoscritta dal delegante, può essere rilasciata solo per singole assemblee di cui già è stato pubblicato l’avviso di convocazione, ha effetto anche per le successive assemblee e eventuali convocazioni ed è sempre revocabile. Nella delega di voto può essere contenuta l’indicazione anche solo per determinate proposte all’ordine del giorno.
L’associazione degli azionisti esprime i voti conformemente alle indicazioni contenute nelle deleghe raccolte ed è quindi ammessa, nel caso specifico, la possibilità di esprimere i voti in modo divergente.
La Consob stabilisce regole che garantiscono trasparenza e correttezza nello svolgimento della sollecitazione e della raccolta di deleghe.
Ad ogni modo, le informazioni contenute sia nel prospetto ovvero nel modulo di delega, sia quelle eventualmente diffuse nel corso della sollecitazione e della raccolta delle deleghe, devono essere tali da consentire all’azionista una decisione consapevole.
Il committente ed i rappresentanti dell’associazione degli azionisti rispondono dell’idoneità di tali informazioni diffuse. L’intermediario, a sua volta, è responsabile della precisione delle informazioni divulgate durante l’esercizio della sollecitazione.
Il socio esercita il diritto di voto nell’interesse proprio e quindi non ha l’obbligo di astenersi dal votare e di informare gli altri soci di un interesse proprio o di terzi, in conflitto con gli interessi della società.
 Il socio, però, deve esercitare il suo diritto di voto in assemblea in modo da non arrecare danno al patrimonio sociale. Infatti, il conflitto di interessi può comportare l’annullabilità delle deliberazioni assembleari regolarmente adottate, se la maggioranza persegua interessi propri a danno per la società.
In base al primo comma dell’art. 2373 c.c., è impugnabile la delibera approvata con il voto determinante di soci che abbiano un interesse in conflitto con quello della società e possa, attraverso tale delibera, arrecare un danno alla stessa società.
Agli amministratori è fatto divieto di votare deliberazioni riguardanti la loro responsabilità ed ai componenti del consiglio di gestione è fatto divieto di votare nelle deliberazioni relativi alla nomina, alla revoca ovvero alla responsabilità dei membri del consiglio di sorveglianza.
 

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di Francesco Cossu
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