Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

L'invito a pranzo del Presidente della Confindustria


L'invito a pranzo del Presidente della Confindustria
17/03/2009, 07:03

 

LA MARCEGAGLIA CI RIPROVA! FINALMENTE BERLUSCONI L’INVITA A PRANZO.


 

di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.

 

Nella logica dell’esercizio del potere, anche i luoghi hanno la loro importanza e, spesso, rappresentano l’’idee che sorreggono l’azione di un Governo.

Berlusconi non ha mai amato molto Palazzo Chigi e questo lo sappiamo sin dal suo primo incarico. Caratterialmente non sopporta la rigidità delle istituzioni, preferisce poche regole in politica, preferisce le strutture che si adeguono a lui, piuttosto che sia lui ad adeguarsi alle strutture. Potendo permetterselo, si è organizzata una sua sede di Governo, dove è sempre padrone e non deve dipendere da collaboratori che non ha scelto, che seguono regole stabilite in altre circostanze e secondo altri principi.

La vera sede del suo operato è Palazzo Grazioli, dove abita quando è a Roma, dove riceve e lavora insieme al suo staff. Essere ricevuti a Palazzo Grazioli significa essere veramente importanti, se l’invito è per condividere la cena o il pranzo, allora siamo di fronte ad un evento decisivo.

Oggi, sarà ricevuta a Palazzo Grazioli, ospite per il pranzo, Emma Marcegaglia, Presidente della Confindustria; che dopo l’incidente avvenuto con Scaiola, ha ripreso dopo due settimane a lamentarsi dell’azione del Governo. La sua ultima affermazione: “Occorrono soldi reali per le imprese”, giunta a commento degli ultimi atti del Governo, le hanno, finalmente, valso l’invito a Palazzo.

Agli industriali non bastano i Tremonti Bond realizzati per consentire alle Banche di continuare ad erogare prestiti alle imprese, non li ha convinti il piano dei lavori pubblici che il Governo intende mettere in atto, la liberazione dei vincoli alle costruzioni private ed il nuovo piano di edilizia pubblica. Non bastano agli industriali i continui piccoli ritocchi alle misure di sostegno al reddito dei precari privati del lavoro e per i lavoratori in cassa integrazione; tanto decantati dal Ministro Sacconi. Per gli industriali occorrono interventi seri e massicci per evitare che i fallimenti delle piccole e medie imprese continuino, mentre le crisi del settore dell’auto, della produzione degli elettrodomestici e dell’elettronica, insieme alla crisi delle aziende alimentari è talmente evidente che non può essere più negata. Nell’ambito del settore terziario, si registrano situazioni veramente drammatiche nel commercio, nel turismo e nel settore del credito.

Insomma, la crisi è seria e deve essere seguita con maggiore attenzione!

Speriamo che da quell’ incontro non escano proposte ancora peggiori per i cittadini, come la riforma delle pensioni, un ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori, maggiore libertà di licenziamento, ulteriori difficoltà per le famiglie. Quando ci sono crisi di mercato, congiunture negative, problemi di riorganizzazione delle produzioni, le imprese lanciano drammatici richieste di aiuto che quasi sempre si risolvono in nuovi attacchi ai diritti dei lavoratori, alla perdita del potere d’acquisto dei salari, alla diminuzione di risorse per l’assistenza sociale ed il sostegno dei più poveri. Fino ad ora, con i Governi di Berlusconi, questo è sempre puntualmente avvenuto.

Infatti, questa strada è stata già percorsa negli ultimi sei mesi: i contratti di lavoro sono stati spalmati in un periodo più lungo; mentre i Ministri si sono dati da fare per operare tagli alla spesa sociale, alla scuola, alla pubblica amministrazione, alla sanità, alla ricerca scientifica, alla polizia, alla assistenza ai disabili, alle politiche di inclusione sociale.

Questa crisi è diversa dalle altre, non è comprimendo la spesa sociale ed i salari che si recupera la ricchezza perduta. Il vecchio modo di fare politica della Confindustria non funziona, anzi, più si restringe la redistribuzione del reddito, più cresce l’inflazione, meno si spende, più grave è la crisi, meno le banche prestano soldi, più le imprese sono costrette a fermare le produzioni. Purtroppo la nuova e giovane dirigenza della Confindustria non è assolutamente preparata a fronteggiare una situazione di recessione economica mondiale, un continua caduta del mercato azionario, una difficoltà a reperire finanziamenti e la perdita di qualsiasi riferimento di mercato. Le imprese italiane, abituate alla esportazione delle loro produzione di qualità, avevano nel mercato USA, nella Germania, nell’Inghilterra, nei paesi arabi e nella Cina il loro mercato principale. Produrre a basso costo era il loro imperativo, il costo del lavoro più basso era l’unico obbiettivo di una intera generazione di imprenditori, che hanno investito in ogni paese del mondo dove il costo del lavoro fosse basso, per poter guadagnare di più.

Purtroppo per loro e per noi, gli ingenti guadagni che gli imprenditori italiani hanno fatto nel corso degli anni passati non sono stati utilizzati per la ricerca di nuovi prodotti, di migliore qualità, di minore consumo di energia, per migliorare le condizioni di vita complessiva degli italiani e delle nazioni dove avevano investito per produrre a basso costo. Gli industriali hanno investito in Borsa, rincorrendo i lauti guadagni promessi da una finanza tanto innovativa, quanto falsa.

Gran parte della ricchezza prodotta nel mondo, è stata bruciata nelle truffe finanziarie legate alla filosofia dei prodotti finanziari derivati ed al sistema delle assicurazioni e riassicurazioni che erano basate sul nulla.

Gli industriali italiani hanno perso molto e le normali politiche di scaricare su i lavoratori e sulle categorie più povere le loro crisi non danno nessun effetto. Gli industriali italiani non hanno soldi per investire in innovazioni e ricerca, le Banche non prestano soldi a chi non ha soldi, lo Stato non si accolla la crisi, il suo passivo di Bilancio è già troppo alto.

Che cosa chiederà la Marcegaglia al premier? Di diminuire il peso delle tasse sull’impresa, chiederà una moratoria per i versamenti all’INPS, all’INAIL; di non anticipare l’IVA, di ottenere dallo Stato una garanzia per i prestiti nei confronti delle Banche, ed un contributo finanziario per il pagamento degli interessi dovuti. Rilanciare i Cofidi, attraverso una legislazione nuova ed un nuovo cartello delle Banche a sostegno di questa operazione.

Queste richieste metteranno in crisi la politica economica del Governo, perché, con la retorica dei tagli attuata dai ministri del Governo, sotto la rigida regia di Tremonti, i risultati ottenuti sono stati pochi e scadenti. Il fabbisogno dello Stato non solo non è diminuito, ma addirittura è aumentato in pochi mesi del 5%.

Se a questo aumento si aggiunge una diminuzione delle entrate dello Stato, sia perché il reddito degli italiani è veramente caduto, sia per la ripresa di massa della evasione fiscale, ci si rende conto che è aumentato il rapporto tra il debito pubblico ed il Prodotto Interno Lordo, attestandosi al 105.6%. Come se in una famiglia si guadagnassero 20.000 euro all’anno, mentre continua a crescere i debiti che superano il reddito familiare e si attestano a 21.400 euro.

Non si capisce come si è verificato in tanto breve tempo una tale situazione nell’ambito del Bilancio dello Stato.

Che Tremonti fosse un Ministro spendaccione lo sapevamo dal precedente Governo. Quando nel 2006 fu sostituito da Padoa Schioppa, il debito pubblico era come quello odierno e la situazione di cassa ben peggiore. I parametri europei erano ampiamente superati ed il nostro Paese era nel pieno di una procedura di richiamo da parte della Banca Europea.

In soli due anni quella situazione fu recuperata e migliorata. Addirittura si discuteva su un tesoretto accumulato che doveva servire a restituire potere d’acquisto ai lavoratori per il drenaggio fiscale dovuto alla inflazione, si parlava di aumentare le pensioni più basse. Si chiedeva una diversa politica per la ricerca scientifica e per le politiche di assistenza sociale.

Dopo aver affermato che quei soldi non erano mai esistiti, dopo aver velocemente chiuso il dibattito su quel punto, di quella disponibilità di cassa non si è più parlato. Sarebbe interessante indagare. Perché se quei soldi esistevano davvero, come ha fatto il Governo Berlusconi ha sperperarli in così poco tempo, tanto da far aumentare il disavanzo dello Stato?

Il problema della nostra economia è grave, gli industriali chiedono soldi che il Governo non ha, mentre non si possono tartassare ancora di più gli italiani. Come andrà a finire? Sapremo nelle prossime ore.


 


 


 


 

Commenta Stampa
di Raffaele Pirozzi
Riproduzione riservata ©