Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

L’istituto della rappresentanza del concessionario in giudizio, alla luce delle indicazioni dell’art. 2 d.l. 262/2006


L’istituto della rappresentanza del concessionario in giudizio, alla luce delle indicazioni dell’art. 2 d.l. 262/2006
20/10/2010, 21:10

Il D.L. n. 262/2006, “Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria”, convertito in L. 286/2006, all’art. 2, “Misure in materia di riscossione”, affronta il delicato problema della rappresentanza in giudizio del Concessionario, oggi Agente della Riscossione.
Il tema non è affatto nuovo nell’ambito della legislazione speciale esattoriale, considerato che l’argomento era stato trattato dal legislatore del 1999 nel corpo del D. Lgs. n. 112/99, in occasione di una ben più ampia riforma del sistema della riscossione a mezzo ruolo.
L’art 41 D. Lgs. 112/99, rubricato “Rappresentanza dei concessionari”, testualmente recitava: “1. Il legale rappresentante del concessionario può delegare uno o più dipendenti che lo rappresentano nel compimento degli atti inerenti il servizio di riscossione dinanzi al giudice dell'esecuzione. 2. Nel procedimento di dichiarazione tardiva di credito di cui all'art. 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il concessionario può essere rappresentato dai dipendenti delegati ai sensi del comma 1, i quali, salvo che non debba procedersi all'istruzione della causa, possono stare in giudizio personalmente”.
Tale norma in effetti, fissato il principio generale della possibilità per l’Esattore di delegare i propri dipendenti dinanzi al giudice dell’esecuzione, non offriva precise indicazione allo stesso circa le modalità e le ipotesi in cui esercitare tale potere di delega. Unica indicazione esplicita che poteva ricavarsi dalla norma, infatti, riguardava l’ipotesi di cui all’art. 101 l.f..
Tale previsione, tuttavia, andava probabilmente intesa come necessaria, visto che il giudizio successivo alla dichiarazione di fallimento veniva condotto innanzi ad un giudice diverso da quello dell’esecuzione.
Ciò nonostante la prassi in uso presso i Concessionari era sostanzialmente quella di delegare i propri dipendenti a rappresentare la società, sia davanti al giudice dell’esecuzione, come pure nei procedimenti di dichiarazione tardiva di credito di cui all’art. 101 l.f., ma anche per quanto attiene l’iscrizione e cancellazione di ipoteche, pignoramenti immobiliari e presso terzi, interventi e fermi amministrativi, nonché, avanti i tribunali ordinari per ivi sentir rendere le dichiarazioni di cui all’art. 547 c.p.c. a seguito di atti di pignoramento presso terzi.
Ovviamente tale prassi non trovava sempre il conforto dell’Autorità Giudiziaria. Per oltre un decennio, infatti, si è posta, presso talune sedi giudiziarie, segnatamente il Tribunale di Milano, la questione circa la posizione processuale del Concessionario, in particolare nei giudizi da lui promossi per il pignoramento presso terzi, distinguendosi tra la “capacità processuale”, intesa come la capacità normalmente posseduta da ogni soggetto di diritto di tutelare in giudizio le proprie ragioni (e quindi anche per il tramite di persone appositamente delegate, almeno secondo alcuni Tribunali) ed il cosiddetto “ius postulandi” che compete, invece, esclusivamente ai soggetti abilitati alla rappresentanza tecnica e alla difesa delle parti in causa, e cioè gli avvocati.
Emergevano quindi due tesi contrapposte. Da un lato quella per la quale il pignoramento presso terzi è un atto di quelli che può essere sottoscritto esclusivamente dal difensore, a meno che la parte non può stare in giudizio personalmente (art. 125 c.p.c.), e questo è un caso per il quale non è previsto che la parte possa stare in giudizio personalmente (art. 82 c.p.c.); dall’altra, la tesi di chi argomentava sostenendo che la citazione del debitore e del terzo, essendo finalizzata alla dichiarazione di quest’ultimo, non introduce alcun procedimento di cognizione, ma si risolve in un invito al terzo a palesare, a meri fini esecutivi, se e di quali somme o cose sia detentore o debitore.
Ad ogni modo, ciò che sembrava esser certo, è che l’esercizio del citato potere di delega rappresentasse una facoltà e non un obbligo per l’allora Concessionario.
Ebbene, con il recente intervento il legislatore ha previsto che: “Il comma 2 dell’articolo 41 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, è sostituito dal seguente: <<2. L’agente della riscossione può essere rappresentato dai dipendenti delegati ai sensi del comma 1, che possono stare in giudizio personalmente, salvo che non debba procedersi all’istruzione della causa, nei procedimenti relativi: a) alla dichiarazione tardiva di credito di cui all’articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267; b) al ricorso di cui all’art. 499 del codice di procedura civile; c) alla citazione di cui all’articolo 543, secondo comma, numero 4, del codice di procedura civile>>” ( art. 2 D.L. 262/2006).
Dunque l’intervento normativo assume il carattere di una vera e propria puntualizzazione di un potere, quello di delega ex art. 41 D. Lgs. 112/99, che appariva allo stesso Concessionario, oggi Agente, poco definito. Secondo le nuove disposizioni, infatti, alla possibilità di far ricorso alla delega in favore dei dipendenti nel caso di insinuazione tardiva al passivo fallimentare (art. 101 L.F.), si accompagnano due ulteriori ipotesi, quella dell’intervento nelle procedure esecutive ordinarie intraprese da altri creditori (art. 499 C.p.c.), nonché quella del pignoramento presso terzi disposto secondo il rito ordinario (art. 543 C.p.c.).
Pertanto è facile osservare che l’art. 2 D.L. 262/2006 non fa altro che consacrare una prassi che l’Agente della riscossione aveva correttamente formato su di una norma che nella precedente veste conteneva ben poche specificazioni. Del resto l’agire dell’Esattore è sempre stato improntato al rispetto della ratio di fondo dell’intero istituto della rappresentanza in giudizio del Concessionario, quella cioè che vuole l’Agente della riscossione come soggetto istituzionalmente deputato all’esercizio delle opportune azioni esecutive nei confronti dei contribuenti morosi, in virtù di un titolo, il ruolo esattoriale, intorno al quale, in caso di mancata contestazione nei modi e nei termini di legge, ben difficilmente potrebbero aprirsi parentesi di necessaria istruzione.
Pertanto, tutte le volte in cui trattasi di mera attività esecutiva, il legislatore ha ben pensato di consentire al Concessionario di dare esecuzione al ruolo senza la necessità di un difensore tecnico, in ossequio al più generale principio che vuole la speciale procedura esecutiva esattoriale improntata al principio di speditezza e quindi povera di eccessivi adempimenti.
Può dunque concludersi che l’avvento della norma in questione rappresenta un evento certamente lieto per l’Agente della riscossione, considerato che lo stesso vede aumentare, al di là dei nuovi mezzi di riscossione coattiva introdotti dal legislatore, la propria diretta capacità di realizzazione/tutela del credito esattoriale nell’esercizio della sua ordinaria attività di esazione, potendo ora certamente prescindere dall’affidamento delle procedure in questione ad un legale esterno, circostanza che per il passato rappresentava un ulteriore adempimento, con inevitabili effetti dilatori sui tempi delle procedure esecutive.
Ciò detto, va infine sottolineato un ulteriore aspetto della novella destinato ad impattare positivamente sull’attività di riscossione. Infatti, al di là della maggiore speditezza acquisita nel procedimento esecutivo, l’Agente della riscossione beneficerà anche di una sicura riduzione dei costi relativi alle spese di rappresentanza legale.
Tale circostanza non può essere posta in secondo piano. Non va, infatti, dimenticato che qualsiasi procedura esecutiva, pertanto anche quella esattoriale, oltre a rispondere ad un criterio di speditezza, risponde ad un criterio di efficacia la cui misura è data dal rapporto tra l’importo riscosso e le spese sostenute per l’esecuzione. In tal senso l’innovazione introdotta con l’art. 2 D.L. 262/2006 comporterà un significativo taglio di queste ultime con un innegabile beneficio sia per l’Esattore che per l’Ente Impositore in mandato del quale si agisce.
Spetterà quindi all’Agente della riscossione valutare, secondo una scelta di pura politica aziendale, non dimenticando infatti che trattasi sempre di società per azioni, circa l’opportunità di procedere comunque all’affidamento della procedura esecutiva ad un legale esterno.

Commenta Stampa
di Francesco Cossu
Riproduzione riservata ©