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L'Italia è sempre più vicina alla Grecia. E adesso?


L'Italia è sempre più vicina alla Grecia. E adesso?
11/05/2012, 16:05

Dunque, facciamo un breve riassunto della situazione. Abbiamo accertato che il decreto "cresci-Italia" (quello sulle liberalizzazioni, per intenderci) non fa crescere nulla, dato che il Ministero delle Finanze sostiene che porterà ad una crescita del Pil dello 0,8% in tre anni. Abbiamo accertato anche che la riforma delle pensioni, a parte creare 350 mila persone che dovranno restare anni senza pensione e senza stipendio, non ha portato alcun effetto positivo. Oggi apprendiamo dalla Commissione Europea che il decreto "salva-Italia" e le due manovre finanziarie approvate dal governo Berlusconi per un totale di quasi 150 miliardi di euro non sono servite a nulla, perchè nel 2013 non raggiungeremo il pareggio di bilancio. Mancheranno 8 miliardi, dice la Commissione Europea. Mancheranno molto più di 8 miliardi, aggiungo io, dato che nei calcoli viene sottovalutata la paura che sta generando nel comune cittadino italiano questa situazione.
E adesso che succede? Beh, le scelte in teoria sono diverse. 8 miliardi nel bilancio pubblico si recuperano facilmente. Si può fare come hanno fatto Monti e prima di lui Berlusconi: tasse sul ceto medio ed aumento dei tagli sul welfare. In questo modo il Pil calerà ancora, e quindi si dovrà fare una manova non da 8 miliardi, ma almeno di 20 miliardi. Sperando che il Pil non cali troppo, diminuendo le entrate e annullando i maggiori incassi. Con una avvertenza: più il Pil cala, più siamo a rischio di essere colpiti da una nuova ondata speculativa sui titoli di Stato; e quindi più aumenta il rischio che i tassi di interesse salgano. Cosa che aumenta la spesa per ripagarli, con conseguenze negative sul bilancio.
Questa storia mi ricorda uno dei paradossi di Zenone. Si tratta di un filosofo dell'antica Grecia, che sosteneva questo: immaginiamo Achille (famoso per la sua velocità) che deve inseguire una tartaruga che sta a 100 metri di distanza. Non riuscirà mai a raggiungerla. Perchè? Semplice: Achille parte e fa i 100 metri, ma la tartaruga si è mossa anche lei ed è avanzata di un metro, poniamo. Allora Achille fa questo metro, ma la tartaruga è avanzata ancora di un po'. Achille allora avanza di questo altro po' e la tartaruga nel frattempo avanza ancora. Questo va avanti finchè la distanza tra i due diventa infinitamente piccolo. Ma poichè l'infinto non è misurabile, Achille non riuscirà mai a colmare quella distanza e non raggiungerà mai la tartaruga.
Si tratta di ragionamento logico, ma lontano dalla realtà. Ma è l'esatta rappresentazione di quello che sta facendo il governo per raggiungere il pareggio di bilancio. Vengono posti degli obiettivi e poi, anzichè raggiungerli, si fa in modo da farli allontanare il più possibile. A dicembre 2010, il nostro deficit era pari a circa 65 miliardi. Quindi bastava una manovra di 65 miliardi in due anni per risolvere il problema. E invece, a causa dell'incapacità di chi gestisce il governo e soprattutto la leva economica (sia per il governo Berlusconi che per il governo Prodi), è stata fatta una serie di manovre pari ad oltre il doppio di quella somma, senza alcun risultato. Perchè? Semplice, perchè si vanno a prendere i soldi nelle tasche sbagliate. Ogni volta che si tagliano servizi o si aumentano le tasse il Pil diminuise, perchè diminuisce la capacità del ceto medio di acquistare beni e servizi. Ma è possibile aumentare le tasse senza far diminuire il Pil? Certo, basta che siano tasse che colpiscano persone che non cambieranno il loro stile di vita per questo aumento. E' chiaro che mi riferisco a chi guadagna tanto e a chi ha ingenti patrimoni. Se uno guadagna 15 mila euro al mese netti, e gli mettiamo 1000 euro di tasse, non si metterà certo a piangere (anche se di solito chi guadagna simili cifre è una persona avida e non ci vuole rimettere neanche un centesimo). Tradotto, questo significa per esempio aumentare l'aliquota Irpef più alta dal 41% attuale al 49%. Si tratta di un aumento di 80 mila euro l'anno per ogni milione di euro lordo guadagnato. Non è certo una tassazione per cui si finisce sotto i ponti a chiedere l'elemosina. E poi una patrimoniale, secondo lo schema proposto dalla Cgil, con una franchigia di 800 mila euro, che preserva gran parte della popolazione italiana, e un prelievo del 5 per mille, Anche qui, traduciamolo in cifre: il grosso imprenditore, che ha beni privati per 2 milioni di euro, paga 6000 euro. Vale lo stesso discorso fatto prima.
Ma se è così semplice, perchè non lo si fa? I motivi sono due: il primo è che sono molti gli evasori fiscali e quindi bisogna fare molti controlli in proposito; il secondo è che chiaramente colpisce i più ricchi che sono quelli con cui i politici fanno affari, hanno incontri e così via.
Il problema è che la strada che abbiamo preso è esattamente quella che prima di noi ha preso la Grecia. Cioè una serie di stangate sul ceto medio e basso, che fanno crollare il Pil e richiedono nuove manovre finanziarie. Fino alla crisi completa che c'è adesso, quando non si riesce neanche a formare un governo e i neonazisti sono al Parlamento.
La domanda a questo punto è: dobbiamo aspettare anche noi di finire così prima di reagire? Perchè sia chiaro: pensare che Monti cambi strada è fuor di luogo. Forte della sua arroganza e presunzione, tirerà dritto sulla strada che ha deciso, anche se chiunque abbia solo una infarinatura di economia è in grado di capire che è una strada sbagliata. I partiti lo sosterranno per due ottimi motivi: 1) pochi hanno capito che siamo non sull'orlo dell'abisso, ma stiamo precipitando; 2) guadagnano talmente tanto che se succedesse qualcosa possono in 24 ore prendere il largo e godersi i loro soldi all'estero. Il problema è per noi cittadini, che non abbiamo questa possibilità.

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di Antonio Rispoli
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