Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

L'Italia destinata come la Grecia?


L'Italia destinata come la Grecia?
23/02/2012, 16:02

Ormai è diventato un leit motiv, soprattutto su Internet: "L'Italia finirà come la Grecia", dicono i pessimisti; "L'Italia non finirà come la Grecia", rispondono gli altri. Chi ha ragione?
In realtà entrambi, in questo momento. Nel senso che l'Italia può come non può fare quella fine. Anche perchè la situazione di crisi della Grecia, nella sua gravità, è stata indotta. Nel 2008 c'era un Paese con una forte crisi economica (la Grecia era stato l'unico Paese europeo o quasi ad avere una crescita negativa del Pil), un alto deficit pubblico (oltre il 10%) e un debito pubblico significativo (oltre il 95%). A causa di questa situazione, i tassi di interesse sui titoli di Stato cominciarono a salire progressivamente. Quando quelli sui titoli di Stato decennali raggiunsero il 7,5%, il governo greco chiese aiuto alla Bce e all'Fmi. E quella è stata la sua fine.
Per carità, alcune cose erano da fare. Per esempio, è assurdo il fatto che in alcune amministrazioni pubbliche si dessero grossi incentivi economici se si entrava tutti i giorni in orario. Oppure è assurdo che ci sia un ente per la salvaguardia di un lago scomparso da 80 anni, con tutto quello che significa in termini di dipendenti e di spese. Queste erano spese da tagliare, ed è stato giusto farlo. Ma cominciare a tagliare gli stipendi dei lavoratori, tagliare le pensioni, licenziare centinaia di migliaia di persone è stata una scelta suicida. Non ci vuol un premio Nobel dell'Economia per capire che così facendo si deprime l'economia. E in un Paese già in recessione, sono misure che provocano un calo brusco delle entrate fiscali (come in effetti è stato) e richiedono nuove misure. Insomma, è stato come spezzare a martellate le gambe di un corridore, un osso per volta. Adesso che la Grecia è in grado al massimo di strisciare per terra trascinandosi con le braccia, si stanno facendo ancora altre manovre di questo genere. Probabilmente per spezzarle anche le ossa delle braccia.
Ma nonostante questo si è ottenuto qualche risultato? No. Il Pil in questi anni è crollato di oltre il 20% in totale, il deficit è calato di pochissimo (per il 2011 è intorno al 9%) e il debito pubblico è vicino al 200% del Pil.
L'Italia rischia di fare la stessa fine? Beh, il rischio c'è, oggettivamente. Dal 2001 ad oggi i governi Berlusconi non hanno fatto altro che tassare il ceto medio e basso, sia aumentando le tasse indirette (che colpiscono più i ceti bassi che quelli alti), sia tagliando i servizi, sia togliendo loro benefici come il fiscal drag. E il governo Monti si è messo sulla stessa strada. Questo fatto, insieme all'aumento della disoccupazione e del precariato, ha considerevolmente ridotto la quantità di denaro inserito nel circuito economico interno; e questo a sua volta ha prodotto un brusco ed ininterrotto calo della domanda interna (e non sono stati certo i 20 travagliati mesi del governo Prodi che potevano invertire la tendenza; serviva molto più tempo) che ha causato il blocco nella crescita del Pil. Sicchè, quando è arrivata la crisi, non c'è stato alcun ostacolo ad un crollo del pil; nè ci sono state reazioni del governo per porvi argini differenti.
Se si continua così, il percorso del nostro Paese sarà lo stesso della Grecia. Magari un po' più lentamente, dato che, grazie agli sforzi compiuti tra il 1992 e il 2001 (escluso il 1994) dai vari governi che si sono succeduti, il deficit è stato progressivamente ridotto, così come il debito pubblico tra il 1996 e il 2001. Ma è chiaro che si sta andando nella stessa direzione: aumento della disoccupazione (infatti il governo Monti vuole eliminare la cassa integrazione) ed aumento della precarizzazione dei contratti di lavoro (eliminazione dell'articolo 18); aumento delle tasse indirette (in Grecia l'Iva è arrivata al 25%, in Italia siamo al 21% ma in procinto di arrivare al 23%); e così via. L'unica cosa che non viene toccata sono i privilegi dei ricchi e dei politici. Non si parla di tagliare i costi delle auto blu (anzi, il governo Monti ne ha ordinate altre 400), di ridurre i soldi che incassano i parlamentari al di là del loro stipendio, nè di ridurre gli oltre 200 miliardi all'anno (secondo altri calcoli oltre 700) che vengono dati alle aziende come incentivi vari e assortiti. Normalmente si dice: le aziende non vanno tassate eccessivamente, altrimenti non hanno più utili e cominciano a licenziare. Il che è verissimo. Ma quando una azienda non vende più, perchè la platea dei suoi clienti è ridotta al lumicino, dato che oltre 11 milioni di italiani (questa è l'ultima stima che ho letto) sono poveri o sulla soglia della povertà, non è la stessa cosa? Allora, cosa si vuole scegliere? Si continueranno a tartassare i poveri perchè - come si suol dire - non hanno niente ma sono in tanti? E allora cominciamo a prendere lezioni, perchè gli insegnamenti greci saranno utilissimi. Oppure si comincerà a far pagare i ricchi?
A questo punto immagino una obiezione: ma Monti sta mandando la Finanza a fare i blitz. Per carità, iniziativa encomiabile. Ma non basta. Oltre a questo (e non al posto di questo) deve anche mandare la Finanza a controllare a fondo le grosse società: più è alto il fatturato e più sono le occasioni di evadere. La Fiat o Mediaset hanno 1000 o un milione di volte più possibilità di evadere il fisco di quanto possa fare il ristorante o il bar di Milano o di Cortina d'Ampezzo. Per non parlare poi degli studi dei professionisti. Quanti di loro dichiarano quello che guadagnano? Sarebbe interessante saperlo.
Quindi, come si vede, le strade che sono aperte davanti a noi sono tantissime. Tutto dipenderà da cosa faranno i politici, perchè il pallino è in mano a loro. Il governo Berlusconi ha già dimostrato la propria inefficacia nell'attaccare le cause della crisi; il governo Monti sta lì da soli 4 mesi, ma finora ha solo peggiorato le cose (e se attua quello di cui parla, le peggiorerà ulteriormente); che cosa resta? Non vorrei dovermi trovare alle urne a scegliere tra chi sventola falce e martello e chi sventola il fascio littorio o la croce celtica.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©