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Napolitano cerca di sostenere il governo Berlusconi

L'Italia verso una nuova manovra sui conti pubblici


L'Italia verso una nuova manovra sui conti pubblici
24/11/2010, 09:11

ROMA - Rischia di esserci a breve una "due giorni" in cui si deciderà il destino del nostro Paese. Per l'esattezza, il riferimento è al 14 e il 15 dicembre. Il primo di questi due giorni è quello in cui alla Camera si voterà una mozione di sfiducia contro il governo; il secondo è quello in cui si riunirà il Consiglio Europeo con all'ordine del giorno la revisione del patto di stabilità. Una revisione che ci riguarda in prima persona, perchè se dovesse essere approvata la bozza finora presentata, l'Italia dovrà fare - a partire dal 2012 - una manovra economica pari ad almeno 40 miliardi di euro all'anno, finchè il debito pubblico non scenderà al 60% del Pil. Per far capire l'enormità della situazione, al 31 dicembre 2009 eravamo al 118,2% e a fine anno - vista la crescita del debito pubblico e la stagnazione del Pil - è facile prevedere che si finirà oltre il 120%. Detto in altri termini, il governo italiano dovrà creare una differenza tra gli incassi e le spese tali da ridurre il debito pubblico di 900 miliardi di euro nel più breve tempo possibile. E questo creando contemporaneamente uno stimolo all'economia e all'occupazione, dato che la nostra crescita economica è una delle ultime in Europa (solo Grecia ed Irlanda nel 2010 hanno fatto peggio) mentre l'occupazione rimane buona solo grazie all'uso estensivo della cassa integrazione, che però non può durare per sempre, dato che finora sono state superate il miliardo di ore di Cig.
In questa situazione, con che forza potrà contrattare il nostro governo? Già la considerazione che se ne ha all'estero è minima; se poi dovesse andarci un governo sfiduciato, allora la nostra sarà una presenza praticamente inutile. Per questo il Presidente della Repubblica ha fatto sapere di essere contrario sia ad elezioni anticipate che ad un governo tecnico. Infatti Napolitano sta lavorando su due fronti: da una parte convincere Berlusconi a lasciare il posto a Gianni Letta, che ormai è l'unico del quale il Cavaliere più o meno si fidi; dall'altra fare un governo che imbarchi anche l'Udc. In questa maniera si aggirerebbe anche il problema legato alla presenza di Berlusconi al governo, indicato da tutti come il problema che impedisce qualsiasi trattativa politica.
Il punto è: a che servirebbe? Se la politica rimane quella attuale, basata sui tagli al welfare e alla cultura, sugli annunci e sul razzismo, non importa chi sia il premier, si dimostra fallimentare comunque. Se la politica cambiasse, Berlusconi griderebbe al tradimento, con le sue grancasse mediatiche. Inoltre l'attuale premier non può non essere Presidente del Consiglio: la carica gli serve anche per difendersi dai processi che lo riguardano. Soprattutto se il 14 dicembre la Corte Costituzionale farà il proprio dovere e cancellerà la legge Alfano che garantisce l'impunità al premier. A quel punto sarà indispensabile per il premier avere un nuovo salvacondotto, che non potrà avere, se diventa un semplice parlamentare.

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di Antonio Rispoli
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