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Lo spread a 300 punti, un miracolo di Monti?


Lo spread a 300 punti, un miracolo di Monti?
03/03/2012, 18:03

Un dato che colpisce, per quanto riguarda la finanza, è in questi giorni il calo dello spread, cioè della differenza - espresso in centesimi di percentuale - tra i titoli italiani con scadenza a 10 anni, i Btp, e i titoli omologhi tedeschi (scelti come misura di riferimento perchè sono i più stabili e quelli più sicuri, vista la solidità dell'economia e dei ocnti pubblici della Germania), i Bund. Raggiunto un massimo di 570 punti (cioè una differenza del 5,7%) lo spread ha cominciato a scendere quando Silvio Berlusconi ha dato le dimissioni da Presidente del Consiglio, ma fino all'inizio di dicembre si è mantenuto un po' sotto i 500 punti. Poi è improvvisamente calato e a gennaio si è mantenuto intorno ai 400. Poi giovedì scorso ha avuto un altro calo improvviso, raggiungendo quasi i 300 punti. E su molti giornali si sono letti articoli ed editoriali che attribuivano questo successo al Presidente del Consiglio Mario Monti.
Per carità, il successo c'è stato senz'altro e questo aiuta i conti pubblici. 270 punti in meno di spread significa un risparmio di circa 250 milioni di euro ogni volta che vengono rinnovati 10 miliardi di euro di titoli, cosa che avviene in media ogni 15 giorni. Insomma, non sono noccioline. Ma è veramente merito di Monti.
Secondo i suoi sostenitori sì: il decreto "Salva-Italia" e quello sulle liberalizzazioni hanno rafforzato i conti pubblici italiani e quindi dato all'Italia quell'aumento di reputazione che le ha permesso di far scendere lo spread. Inoltre la figura di Mario Monti, molto conosciuta e rispettata all'estero per le sue affermazioni in campo economico, ha all'estero una reputazione molto migliore di quella, ormai frusta e logora, di Silvio Berlusconi.
Ma chi sostiene questo dimentica una cosa che è successa nel frattempo: la BCE che ha deciso di concedere alle banche europee prestiti in quantità illimitata, al tasso dell'1% all'anno per tre anni. In totale le banche europee hanno chiesto (tra dicembre e febbraio, le due date in cui è stata data questa possibilità) 1000 miliardi di euro in prestito, di cui 120 solo in Italia. Ma, pagati i bond in scadenza che molte di essere avevano, è sorto un problema: cosa fare di questi soldi? Se le banche svolgessero il loro compito istituzionale, quello per cui sono state create, dovrebbero prestarli per sostenere l'economia del loro Paese. Poichè nulla è più lontano dalla mente dei proprietari o dei Cda, chiaramente c'era il bisogno di tenerli parte a riserva e il resto usarli per speculazioni.
La riserva è la parte più semplice: visto che le banche non si fidano tra di loro, li hanno versati alla BCE. Hanno un tasso di interesse minore di quello che oterrebbero prestandoselo tra di loro, ma sono sicuri che sono a loro disposizione. E così la BCE ora ssi trova qualcosa come 700 miliardi di euro depositati presso di sè.
Ma il resto, cosa farne? Ecco che il resto è stato riversato sul mercato dei titoli di Stato: niente di troppo pericoloso come la Grecia, ma qualcosa con un buon interesse e non basso come quelli tedeschi. E quindi si sono concentrati sui titoli italiani e spagnoli, soprattutto, ma anche quelli francesi e di altri Paesi europei. Naturalmente avranno anche dirottato parte delle risorse su altri investimenti ancora più speculativi, ma si tratta di quote relativamente piccole. Il grosso è finito sui titoli di Stato. Ed ecco spiegato il perchè del calo dello spread: più titoli di Stato si chiedono, più scende il loro tasso di interesse.
Ma attenzione, questo è un grosso campanello di allarme. Vuol dire che in questo momento il mercato dei titoli di Stato è drogato, che i tassi di interesse per Italia e Spagna sono tenuti artificialmente bassi rispetto a quello che chiederebbe il mercato. E questo rischia di essere un problema nel lungo periodo: quando questa sbornia sul mercato dei titoli finirà, l'Italia riuscirà a reggere l'aumento dei tassi di interesse senza eccessivi problemi? Oppure ci culleremo in questa falsa illusione, senza risolvere alcun problema di quelli che affliggono la nostra economia? Conoscendo il bassissimo livello qualitativo medio dei nostri politici e vedendo come le basi della crisi vengono completamente ignorate dagli "esperti" (ma sono l'unico ad aver capito che il problema di base da risolvere assolutamente in tempi brevi è la bassa domanda interna? Sono l'unico ad aver notato che gli unici Paesi che non hanno problemi sono quelli in cui i salari sono alti e il welfare è forte, come la Germania e i Paesi Scandinavi? Questi sono argomenti che non vengono mai trattati sui mass media), propendo per la seconda possibilità.
Quindi Monti non ha nessun merito? Beh, certo è una faccia che all'estero conta qualcosa, al contrario di Berlusconi, che era dileggiato sia dai mass media che dagli stessi politici esteri (chi è che non ricorda quando il premier lussemburghese gli fece "pat pat" sulla pelata, prima che si spennellasse il catrame in testa? Oppure Obama che gli allunga la mano e poi lo ignora? O ancora la Regina di Inghilterra che lo riprende perchè si era messo a gridare durante la fotografia fatta con i colleghi capi di governo ad un G8 in Inghilterra? E così via). Ma se andiamo al concreto, finora non ha fatto niente per aiutare l'Italia. I decreti legge fatti e che vengono approvati in Parlamento a colpi di fiducia (finora, da quando c'è Monti, mai un provvedimento è stato discusso in una delle due Camere, sono stati tutti approvati con la fiducia) non hanno migliorato la situazione di un millimetro; anzi, il decreto "Salva-Italia" peggiorerà la recessione che ci aspetta quest'anno, pare addirittura al 2,2%. E intanto dobbiamo affidarci ad una bolla speculativa per cercare di risparmiare soldi. Uno Stato che si affida ad una bolla speculativa è come uno che si sta impoverendo e decide di andare al casinò per giocarsi gli ultimi soldi e vincere per andare avanti. Il risultato sarà solo uno che perde al bancone fino all'ultima fiche.

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di Antonio Rispoli
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