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L'omologazione del concordato preventivo


L'omologazione del concordato preventivo
07/02/2010, 11:02

Il tribunale fissa un’udienza in camera di consiglio per la comparizione del debitore e del commissario giudiziale e dispone che il provvedimento venga affisso all’albo del tribunale e notificato, a cura del debitore, al commissario giudiziale e agli eventuali creditori dissenzienti.
Il debitore, il commissario giudiziale, gli eventuali creditori dissenzienti e tutti gli interessati sono tenuti a costituirsi entro i dieci giorni precedenti l’udienza fissata dal giudice delegato. In tale termine devono depositare le memorie difensive contenenti:
- le eccezioni di carattere processuali;
- le eccezioni di merito non rilevabili d’ufficio;
- l’indicazione dei mezzi istruttori;
- l’indicazione dei documenti prodotti.
Il tribunale, nel contraddittorio delle parti, assume anche d’ufficio tutte le informazioni e le prove necessarie, eventualmente rilasciando delega ad uno dei componenti il collegio per l’espletamento dell’istruttoria.
Se le maggioranze richieste sono raggiunte, il tribunale, con decreto motivato, approva il concordato.
Il decreto è comunicato al debitore ed al commissario giudiziale, che provvede a darne notizia ai creditori ed a pubblicarlo nel foglio degli annunzi legali della provincia e ad affiggerlo sulla porta del tribunale.
Se nei termini stabiliti non si raggiungono le maggioranze richieste dal primo comma dell’art. 177, il giudice delegato ne riferisce immediatamente al tribunale, che deve provvedere a norma dell'art. 162, secondo comma.
Se il concordato, invece, è stato approvato a norma del primo comma dell’art. 177, il giudice delegato riferisce al tribunale il quale fissa un'udienza in camera di consiglio per la comparizione delle parti e del commissario giudiziale, disponendo che il provvedimento venga pubblicato a norma dell’art. 17 e notificato, a cura del debitore, al commissario giudiziale e agli eventuali creditori dissenzienti.
Il debitore, il commissario giudiziale, gli eventuali creditori dissenzienti e qualsiasi interessato devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell'udienza fissata. Nel medesimo termine il commissario giudiziale deve depositare il proprio motivato parere.
Se non sono proposte opposizioni, il tribunale, verificata la regolarità della procedura e l'esito della votazione, omologa il concordato con decreto motivato non soggetto a gravame.
Se sono state proposte opposizioni, il Tribunale assume i mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti di ufficio, anche delegando uno dei componenti del collegio. Nell’ipotesi di cui al secondo periodo del primo comma dell’art. 177 se un creditore appartenente ad una classe dissenziente contesta la convenienza della proposta, il tribunale può omologare il concordato qualora ritenga che il credito possa risultare soddisfatto dal concordato in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.
Il tribunale provvede con decreto motivato comunicato al debitore e al commissario giudiziale, che provvede a darne notizia ai creditori. Il decreto è pubblicato a norma dell'art. 17 ed è provvisoriamente esecutivo.
Le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili sono depositate nei modi stabiliti dal tribunale, che fissa altresì le condizioni e le modalità per lo svincolo.
Il tribunale, se respinge il concordato, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui gli artt. 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore, con separata sentenza, emessa contestualmente al decreto

La procedura di concordato preventivo, in base al novellato art. 181 l.f., si chiude con il decreto di omologazione.
L’omologazione del concordato deve essere pronunciato nel termine di sei mesi dalla presentazione del ricorso. Il termine può essere anche prorogato, solo per una volta, al massimo per sessanta giorni.
Il tribunale nomina nel decreto di omologazione, se il concordato consiste nella cessione dei beni e non dispone diversamente, uno o più liquidatori e un comitato di tre o cinque creditori per assistere alla liquidazione e determina le altre modalità della liquidazione.
Le vendite di aziende e rami di aziende, beni immobili e altri beni iscritti in pubblici registri, nonché le cessioni di attività e passività dell’azienda e di beni o rapporti giuridici individuali in blocco devono essere autorizzate dal comitato dei creditori.
Il D.L. n. 35 del 2005 ha introdotto, con l’art. 182-bis, un nuovo strumento: gli accordi di ristrutturazione dei debiti. Il D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169 ne ha modificato alcuni aspetti. Di seguito viene comunque rappresentata la normativa tenendo conto delle diverse modifiche intervenute.
Con tale strumento, L’imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all'art. 161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti.
L’accordo deve essere accompagnato da una relazione redatta da un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, terzo comma, lettera d) sull'attuabilità dell'accordo stesso con particolare attenzione all’attendibilità al regolare pagamento dei creditori estranei.
L’accordo deve essere pubblicato nel registro delle imprese e e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione.
Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore.
Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessato possono proporre opposizione. Il tribunale, decise le opposizioni, procede all'omologazione in camera di consiglio con decreto motivato
Il medesimo decreto del tribunale è opponibile alla corte di appello entro il termine di quindici giorni dalla pubblicazione presso il registro delle imprese.
L’accordo, in base all’ultimo comma dell’art. 182-bis l.f., acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione nel registro delle imprese.
Il tribunale, attraverso la sentenza di omologa della sentenza, determina:
- l’ammontare delle somme che il debitore deve depositare secondo il concordato per i crediti contestati;
- le modalità per il versamento delle somme dovute alle singole scadenze in esecuzione del concordato; ovvero
- rimette al giudice delegato la definizione delle somme dovute, con decreto successivo.
Il legislatore fallimentare concede la possibilità, nonostante l’omologa del concordato produca effetti vincolanti per tutti i creditori anteriori, di opposizione contro la sentenza di omologazione o di rigetto del concordato.
L’opposizione può essere presentata entro quindici giorni dall’affissione della decisione del tribunale.
Il debitore, in base all’introdotto art. 182-ter, può proporre il pagamento, anche parziale, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali, limitatamente alla quota di debito avente natura chirografaria anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea.
La proposta può prevedere anche la dilazione del pagamento.
Se il credito tributario è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore ovvero a quelli che hanno una posizione giuridica ed interessi economici omogenei a quelli delle agenzie fiscali. Se, invece, il credito tributario ha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori.
Copia della domanda e della relativa documentazione, contestualmente al deposito presso il tribunale, deve essere presentata al competente concessionario del servizio nazionale della riscossione ed all’ufficio competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore, unitamente alla copia delle dichiarazioni fiscali per le quali non è pervenuto l’esito dei controlli automatici nonché delle dichiarazioni integrative relative al periodo sino alla data di presentazione della domanda, al fine di consentire il consolidamento del debito fiscale.
Il concessionario, non oltre trenta giorni dalla data della presentazione, deve trasmettere al debitore una certificazione attestante l’entità del debito iscritto a ruolo scaduto o sospeso. L’ufficio, nello stesso termine, deve procedere alla liquidazione dei tributi risultanti dalle dichiarazioni ed alla notifica dei relativi avvisi di irregolarità, unitamente ad una certificazione attestante l’entità del debito derivante da atti di accertamento ancorché non definitivi, per la parte non iscritta a ruolo, nonché da ruoli vistati, ma non ancora consegnati al concessionario.
Dopo l’emissione del decreto di cui all’art. 163, copia dell’avviso di irregolarità e delle certificazioni devono essere trasmessi al Commissario giudiziale per gli adempimenti previsti dall’art. 171, primo comma, e dall’art. 172. In particolare, per i tributi amministrati dall’agenzia delle dogane, l’ufficio competente a ricevere copia della domanda con la relativa documentazione prevista al primo periodo, nonché a rilasciare la certificazione di cui al terzo periodo, si identifica con l’ufficio che ha notificato al debitore gli atti di accertamento.
Relativamente ai tributi non iscritti a ruolo, ovvero non ancora consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, l’adesione o il diniego alla proposta di concordato è approvato con atto del direttore dell’ufficio, su conforme parere della competente direzione regionale, ed è espresso mediante voto favorevole o contrario in sede di adunanza dei creditori, ovvero nei modi previsti dall’art. 178, primo comma.
Relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, quest’ultimo provvede ad esprimere il voto in sede di adunanza dei creditori, su indicazione del direttore dell’ufficio, previo conforme parere della competente direzione regionale.
La chiusura della procedura di concordato ai sensi dell’art. 181, determina la cessazione della materia del contendere nelle liti aventi ad oggetto i tributi di cui al primo comma.
Il debitore può effettuare la proposta di cui al primo comma anche nell’ambito delle trattative che precedono la stipula dell’accordo di ristrutturazione di cui all’articolo 182-bis.
La proposta di transazione fiscale è depositata presso gli uffici indicati al secondo comma, che procedono alla trasmissione e alla liquidazione ivi previste.
Nei successivi trenta giorni l’assenso alla proposta di transazione è espresso relativamente ai tributi non iscritti a ruolo, ovvero non ancora consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, con atto del direttore dell’ufficio, su conforme parere della competente direzione regionale, e relativamente ai tributi iscritti a ruolo e già consegnati al concessionario del servizio nazionale della riscossione alla data di presentazione della domanda, con atto del concessionario su indicazione del direttore dell’ufficio, previo conforme parere della competente direzione generale. L’assenso così espresso equivale a sottoscrizione dell’accordo di ristrutturazione.
Il concordato, come si è detto, è obbligatorio per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura della procedura. I creditori, però, conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso.

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di Francesco Cossu
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